Il 2026: verso una nuova stabilità o una fase di transizione?
Il 2026 si presenta come un anno di passaggio per l’ordine internazionale. Resta aperta la questione se il sistema globale stia entrando in una fase di maggiore stabilità oppure se si tratti solo di una pausa prima di nuove tensioni.
Negli ultimi anni non si è confermata l’ipotesi di un declino strutturale degli Stati Uniti. Al contrario, Washington mantiene una forte presenza politica, militare ed economica in Europa, in Nord America e in gran parte dell’America Latina, oltre a svolgere un ruolo centrale nell’area indo-pacifica
Anche in Medio Oriente gli Stati Uniti continuano a perseguire una strategia di contenimento dei principali attori regionali, mentre rafforzano il proprio coinvolgimento nello spazio post-sovietico.
L’Europa, invece, affronta difficoltà economiche persistenti. La crescita rimane debole e la dipendenza energetica e strategica dagli Stati Uniti limita i margini di autonomia politica.
I tentativi di costruire una maggiore indipendenza strategica europea, in particolare da parte della Germania, hanno finora prodotto risultati limitati
Russia, Cina e India cercano di bilanciare l’influenza americana, ma senza una cooperazione strutturata e stabile. In assenza di un blocco economico e finanziario alternativo, prende forma l’ipotesi di una nuova configurazione multipolare basata su un fragile equilibrio tra le grandi potenze.
Questo scenario viene talvolta descritto come un possibile “Jalta 2.0”, fondato su un’intesa minima tra Stati Uniti, Cina e Russia
In tale contesto, un vertice tra i leader di queste potenze nel corso dell’anno appare possibile, ma il suo impatto sull’ordine globale resta incerto.

