8 marzo: non solo auguri, una vera celebrazione
Tanti auguri a tutte le donne, non solo oggi ma ogni giorno. L’8 marzo non è semplicemente una “festa”: è una data simbolica, una celebrazione delle conquiste, delle lotte e dei diritti conquistati con fatica.
Auguri a tutte le donne che per decenni hanno subito paghe inferiori a parità di lavoro rispetto agli uomini. Auguri a quelle che non hanno avuto il diritto di voto mentre gli uomini già lo esercitavano da tempo
Non è retorica, né femminismo di facciata: spesso ci si ferma a polemiche superficiali (la pubblicità con la donna che porta la colazione in tavola), ma si dimentica quanto sia stata profonda e duratura la discriminazione istituzionale verso le donne, anche nella Repubblica italiana.
Le donne sono entrate nella Polizia di Stato solo a partire dagli anni ’60 con il Corpo di polizia femminile (istituito nel 1959 e operativo dal 1961), ma con funzioni limitate e separate
Solo con la riforma del 1981 (smilitarizzazione della Polizia) le donne hanno potuto accedere a tutti i ruoli e gradi su base paritaria.
Nella Polizia Penitenziaria (allora Corpo degli agenti di custodia) le donne hanno svolto per anni gli stessi compiti dei colleghi maschi, ma in alcuni periodi con retribuzioni inferiori (fino a un terzo in meno in certi contesti storici, come denunciato da fonti dell’epoca).
La piena parità è arrivata solo più tardi
Nelle Forze armate italiane le donne sono state ammesse solo nel 1999-2000 (legge n. 380/1999), dopo quasi sessant’anni dalla nascita della Repubblica. Eppure già durante la Resistenza e nella RSI c’erano donne nei ranghi partigiani e militari.
La Repubblica ha aspettato fino alla fine del secolo scorso per aprire ufficialmente l’accesso
La prima donna magistrato in Italia è entrata in servizio negli anni ’60 (dopo la legge del 1963 che ha aperto il concorso alle donne, con le prime vincitrici nel 1965).
Questo Paese ha oggi al governo una donna Presidente del Consiglio, un traguardo storico
Tuttavia, l’Italia è arrivata dopo molti Paesi europei (la prima premier donna in Europa risale agli anni ’60 in Islanda e altri) e anche dopo diversi Paesi extra-europei. Non siamo stati i primi, ma certo non gli ultimi.
La Costituzione italiana, fin dal 1948, proclama la parità: le donne sono cittadine a tutti gli effetti, uguali agli uomini
Eppure la realtà ha impiegato decenni per avvicinarsi a quel principio.
E soprattutto, auguri – carichi di dolore e di rabbia – a tutte le donne che ancora oggi sono vittime di violenza. Auguri a Giulia Cecchettin, uccisa dall’ex fidanzato. Auguri a tutte le donne incinte assassinate dal partner o dal padre del nascituro.
Auguri a Desirée Mariottini e Pamela Mastropietro, vittime anche della clandestinità, dell’indifferenza e delle falle dello Stato
L’8 marzo non è solo mimose e cioccolatini: è ricordare, riflettere e pretendere che le parole della Costituzione diventino realtà quotidiana, per tutte.
Buon 8 marzo. E che sia davvero di tutte.
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