L’eolico per il centro sinistra. Ecologisti solo in teoria.
La denuncia del presidente di Legambiente Ciafani scoperchia l’ipocrisia dei governatori delle Regioni guidate dalla sinistra.
Da Todde in Sardegna, a Proietti in Umbria, fino In Emilia-Romagna è tutto un pullulare di veti incrociati. La transizione energetica si ferma davanti alle tornate elettorali e ai risultati delle urne
A parole sono tutti paladini dell’ambiente, pronti a sventolare la bandiera della transizione ecologica e della decarbonizzazione . Nei fatti, però, quando si tratta di piantare le pale eoliche nei territori che governano, i leader e gli amministratori del centrosinistra cambiano repentinamente registro.
L’ideologia green svanisce per lasciare il posto al più classico e cinico calcolo elettorale
La paura di perdere consensi è più forte i qualsiasi progresso green, assieme al timore delle proteste locali e alla sindrome del “Nimby (Not In My Back Yard – non nel mio territorio).
A scoperchiare questo enorme vaso di Pandora non è un esponente dell’opposizione, bensì Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, in una durissima e lucida intervista rilasciata al quotidiano Il Foglio.
Ciafani punta il dito senza mezzi termini contro il cortocircuito della sinistra italiana: “In Parlamento contestano il governo, ma quando governano nelle regioni fanno peggio. Se il centrosinistra vuole essere credibile, deve fare la differenza sui territori”
I casi citati sono emblematici di una vera e propria mappa dell’incongruenza politica del “campo largo”. C’è la Sardegna guidata da Alessandra Todde, che ha varato un disegno di legge regionale sulle aree idonee talmente restrittivo da bloccare di fatto lo sviluppo degli impianti spingendo il governo nazionale all’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale.
C’è l’Umbria della neoeletta Stefania Proietti, la cui amministrazione viene esplicitamente accusata da Legambiente di fare cose del tutto analoghe a quelle sarde per ostruzionismo burocratico (come il blocco del progetto “Phobos”)
E infine c’è l’Emilia-Romagna ex modello Bonaccini, dove, per citare testualmente il leader degli ambientalisti, “non si capisce perché l’eolico debba farsi solo in mare, come se non si possa turbare il paesaggio di pianura e degli Appennini”.
L’alibi dietro cui si trincerano i governatori e i sindaci del centrosinistra è sempre lo stesso: la tutela del paesaggio. Per non scontentare i comitati elettorali locali ogni iniziativa si blocca dietro al timore che i crinali appenninici o le pianure si deturpino dalla visione delle pale eoliche.
Ma si tratta in realtà della necessità di non incrinare il bacino dei voti in vista delle tornate elettorali
Come evidenziato nell’intervista, l’ossessione purista per lo skyline finisce per condannare il Paese alla dipendenza dalle fonti fossili, impedendo di raggiungere la quota di produzione necessaria a sostenere l’elettrificazione del futuro.
Il paradosso è totale
Una minoranza rumorosa di intellettuali vip, comitati e associazioni iper-conservatrici tiene in ostaggio la transizione energetica, mentre i sondaggi confermano che il 60% degli italiani è favorevole agli impianti rinnovabili entro 50 km da casa. Il centrosinistra, anziché guidare la modernizzazione, preferisce inseguire le paure e i veti ideologici per difendere le proprie rendite di posizione locali.
L’unica parziale eccezione in questo panorama desolante sembra essere la Campania di Vincenzo De Luca, dove gli uffici autorizzativi sono stati potenziati per sbloccare i progetti in campo
Nel resto d’Italia, l’alleanza progressista dimostra di avere un’anima profondamente scissa. Ecologista e d’avanguardia a parole, conservatrice e immobilista nei fatti. Un’ipocrisia che, in nome della “tutela del territorio”, finisce clamorosamente per ostacolare l’unica vera alternativa al fossile.
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