L’illusione della svolta liberal o meglio perché l’agenda dei diritti individuali sarà la tomba del centrodestra

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L’illusione della svolta liberal o meglio perché l’agenda dei diritti individuali sarà la tomba del centrodestra

C’è un’idea che da qualche tempo accarezza la mente di Marina Berlusconi e che sembra trovare sponde e riscontri in diversi esponenti di Forza Italia: l’ipotesi di una “svolta liberal” sui diritti civili

Se questo non è ancora un manifesto politico strutturato, somiglia molto a un progetto già avviato. Tuttavia, quella che viene presentata come una modernizzazione necessaria rischia di rivelarsi, nei fatti, la tomba politica e valoriale del centrodestra italiano.
Identificarsi con le battaglie storiche del Partito Radicale e cedere al relativismo morale significa imboccare una strada che in questo Paese ha già fatto più danni della grandine.

Il monito di Pasolini e il vuoto del relativismo

Se Pier Paolo Pasolini, con straordinaria lungimiranza, avvertiva la sinistra che concentrarsi esclusivamente sui diritti civili dimenticando quelli sociali sarebbe stato fatale, lo stesso identico pericolo corre oggi il centrodestra se decide di assecondare la dissoluzione della società tradizionale.

Il vuoto e la profonda solitudine dell’uomo moderno nascono proprio dalla sistematica messa in discussione dei valori portanti della civiltà cristiana

Il relativismo etico sta uccidendo le nostre radici, trasformando l’Occidente in un immenso mercato di consumatori e individui isolati, non più di persone unite e raccolte intorno a comunità e valori comuni.

La peste dell’egoismo e l’inverno demografico

La vera peste che sta sterminando l’Occidente è un egoismo profondo che si traduce in una crisi demografica senza precedenti. Abbiamo smesso di riprodurci. Mentre il resto del mondo cresce, noi moriamo: diventiamo vecchi, tristi e soli perché non facciamo più figli, scivolando verso un lento ma inesorabile declino.

E di fronte a questa tragedia epocale, la risposta della modernità sembra essere la rivendicazione di un presunto e utilitaristico “diritto all’omicidio”

Per tornare a Pasolini, il poeta ribadiva che non può esistere un diritto di sopprimere la vita, riferendosi all’aborto. Eppure, in Francia, un Paese afflitto da ben altre urgenze economiche e sociali, si è ritenuto che la riforma più importante fosse inserire in Costituzione questa moderna barbarie. Una scelta totalmente anacronistica, specie se si considera l’efficacia e la diffusione dei moderni anticoncezionali.

L’aborto si fa portatore di una visione iper-individualista, in cui la donna è considerata “padrona assoluta di se stessa”, dimenticando totalmente la vita che porta in grembo ed escludendo la persona con cui quella vita è stata concepita

Lo Stato, il cui compito primario dovrebbe essere la difesa dei più deboli, rinuncia a tutelare chi non ha voce per nascere, preferendo proteggere chi aveva tutte le possibilità di compiere scelte diverse.

Dalle unioni civili alle adozioni: il rovesciamento dei diritti

Lo stesso schema si applica al dibattito sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. In un momento di dilagante crisi economica e sociale, le priorità della politica dovrebbero essere ben altre. Invece, l’agenda mediatica sembra monopolizzata dai presunti diritti civili.
In Italia esiste già una legge sulle unioni civili.

Eppure, il vero obiettivo di chi spinge per il matrimonio egualitario è ottenere uno strumento giuridico che consenta interpretazioni estensive, aprendo la strada all’adozione dei bambini.

È qui che il sistema diventa perverso: la legge non dovrebbe nascere per consentire a due adulti di soddisfare un desiderio di genitorialità, ma per tutelare il diritto sacrosanto di un bambino ad avere una famiglia (composta da una madre e da un padre).

Ancora una volta, il soggetto più debole – il bambino – viene privato di tutele in nome dei desideri dei più forti.

Il “fine vita” e il crinale della dignità umana

Come se non bastasse, oggi parte del centrodestra strizza l’occhio a una folle interpretazione estensiva sul tema del “fine vita”. Si tratta di un altro tassello pericolosissimo. Non si tratta di essere catastrofisti, ma di fotografare lucidamente l’evoluzione inevitabile dei quadri giuridici: aprire la porta al suicidio assistito significa arrivare, in breve tempo, a permettere anche a chi è in condizioni di salute non terminali di decidere di smettere di vivere, magari solo perché fragile o depresso.

Lo Stato non dovrebbe avere nulla di meglio da fare che aiutare una persona a morire?

La priorità assoluta dovrebbero essere le cure palliative, il lenire la sofferenza, lo stare vicini a chi soffre per evitare che un domani un giovane possa decidere di arrendersi e trovare persino lo Stato pronto ad assecondarlo.

Conclusione: l’alternativa dei valori superiori

Alla base di tutte queste derive vi è il medesimo errore concettuale: l’idea illuminista e individualista che la vita appartenga esclusivamente a noi stessi e che non esista nulla di superiore.

In un momento di profonda crisi sociale, culturale e identitaria, il centrodestra dovrebbe comprendere che la vera via per differenziarsi e offrire una reale alternativa non è l’inseguimento del progressismo di facciata

La strada maestra è il richiamo a valori superiori, alla tradizione, alla centralità della famiglia e alla difesa della vita in ogni sua fase.

La “svolta liberal” non sarebbe un’evoluzione, ma la tomba politica di qualunque alternativa conservatrice in Italia.

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