Ultimatum a Teheran: Trump apre ai negoziati ma prepara l’escalation
Il Presidente Donald Trump ha chiarito che nelle prossime settimane la guerra in Iran potrebbe prendere due direzioni diverse:
1) Soluzione negoziata
2) Intensificare il conflitto.
Il Presidente ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero esteso la finestra negoziale per prevenire una grave escalation, finestra che aveva già prorogato
Inizialmente aveva concesso all’Iran 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz, poi lunedì aveva posticipato la scadenza di 5 giorni.
Adesso, la nuova scadenza imposta da Trump è il 6 aprile, ma lui ha la tendenza a posticipare le scadenze che si è imposto e ha sottolineato questo punto durante una riunione di gabinetto.
Sapete, nei tempi di Trump un giorno e’ come un eternità
Intanto, gli Stati Uniti hanno schierato migliaia di soldati aggiuntivi nella regione, apportando nuove capacità e competenze che le altre forze già impegnate nella guerra non possiedono.
Il Presidente potrebbe autorizzare diverse opzioni militari a seconda dei suoi obiettivi.
1) Potrebbe approvare una piccola operazione per tentare di recuperare gli oltre 900 chili di uranio arricchito che si ritiene siano sepolti sotto le macerie degli impianti nucleari distrutti dai bombardamenti.
Una missione del genere comporterebbe dei rischi perché richiederebbe di scavare tra le macerie in profondità, garantendo al contempo un adeguata protezione per le persone coinvolte, e non è chiaro in che stato si trovi l’uranio, data la distruzione degli impianti
2) In alternativa, il Presidente potrebbe approvare un operazione volta a tentare di riaprire lo Stretto di Hormuz.
Le opzioni per farlo sono diverse, ma tutte comportano rischi per le truppe coinvolte.
Una di queste possibilità sarebbe che le forze americane tentassero di occupare una delle piccole isole al largo della costa iraniana nel Golfo Persico, a nord dello stretto. Ma ciò significherebbe anche garantire a quelle truppe il supporto aereo necessario per la loro sicurezza.
L’ex Capo del CENTCOM, generale Joseph Votel, ha affermato: “Le forze di terra che stiamo schierando hanno la capacità di conquistare una di queste piccole isole, forse Kharg. Ma dovremmo essere pronti a rinforzarle e a sostenerle se dovessero mantenerne il controllo per un periodo prolungato. Schierare truppe sul terreno implica che possiamo farle arrivare lì e poi supportarle, sostenerle e proteggerle. Tutto ciò comporta dei rischi e, naturalmente, questi rischi dovranno essere mitigati”
Il Presidente ha schierato reparti dell’82ª Divisione Aviotrasportata per esercitare maggiore pressione sul regime affinché capitoli alle richieste americane.
Ma ciò potrebbe non essere sufficiente a convincere gli Ayatollah ad accettare le condizioni dell’amministrazione Trump per porre fine al conflitto.
Il traffico marittimo nella regione è praticamente fermo, e questo ha causato un impennata dei prezzi dell’energia e del petrolio in tutto il mondo
Funzionari americani hanno anche discusso la possibilità che la US Navy scorti le navi attraverso lo stretto, ma ciò esporrebbe le truppe a pericoli e richiederebbe comunque che le compagnie che gestiscono le navi siano disposte ad assumersi tale rischio.
Insomma, quella che doveva essere un operazione militare di un mese, si sta rivelando molto più problematica di quanto la Casa Bianca sperava.
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