Forza Italia alla ricerca di una nuova anima
Il vento del rinnovamento spira forte da Milano, scuotendo le fondamenta di quella che, per decenni, è stata la creatura politica di Silvio Berlusconi.
Non è più solo una questione di sfumature o di sussurri nei corridoi. Marina Berlusconi ha deciso di “scuotere l’albero” di Forza Italia
L’obiettivo è chiaro ed e’ quello di trasformare il partito in una forza liberale moderna, capace di distinguersi nettamente dagli alleati di coalizione e di attrarre l’elettorato moderato deluso, guardando con decisione verso il centro occupato da Renzi e Calenda.
La strategia della primogenita del Cavaliere ha già prodotto i primi effetti concreti con l’uscita di scena di Maurizio Gasparri al Senato. Tuttavia, il vero nodo politico si è stretto attorno alla figura di Paolo Barelli, capogruppo alla Camera e consuocero del segretario Antonio Tajani
Qui il “rinnovamento” ha incontrato una resistenza inaspettata. Per difendere il consuocero e la propria autorità, il segretario e Ministro della Repubblica sarebbe arrivato a minacciare le dimissioni. Il rischio è che potrebbe non essere l’unico, ma il primo di una lunga serie di chi si pone in dissenso con la leadership.
A differenza del Senato, a Montecitorio i “rinnovatori” contano solo 15 membri certi su 54, lasciando il destino di Barelli nelle mani di 20 parlamentari “neutrali”
La famiglia Berlusconi frena su uno scontro frontale che possa al momento destabilizzare il governo, data la benevolenza con cui Giorgia Meloni guarda alla leadership di Tajani. Non ne trarrebbe beneficio ne’ convenienza.
Certo è che Forza Italia sta vivendo una dualità divisa tra identità e sopravvivenza.
Il futuro del partito si gioca su un sottile equilibrio tra la gestione politica di Tajani e la spinta identitaria dei Berlusconi
Marina chiede che il partito alzi la voce su temi storici, cari al cavaliere, come tasse, libertà d’impresa e liberalizzazioni. Non si tratta di una discesa in campo diretta di Marina, ancora ben ancorata alla gestione delle aziende di famiglia, ma di una “leadership esterna” che non intende più essere accondiscente con Palazzo Chigi.
Quale futuro quindi per Forza Italia e la compagine governativa?
Se Tajani incarna la continuità e la stabilità istituzionale, forte della sua esperienza come ex Presidente del Parlamento Europeo, la “linea Marina” punta a una competizione vera nel centro dello scacchiere politico.
Il rischio per Forza Italia è pero’ quello di una paralisi
Se il rinnovamento dei volti in prima linea dovesse fermarsi davanti alle minacce di addio del segretario, il partito potrebbe restare schiacciato tra l’egemonia di Fratelli d’Italia e l’irrilevanza elettorale.
Al contrario, uno strappo troppo brusco potrebbe alienare la classe dirigente che ha garantito la transizione (e la sopravvivenza) nel post-Silvio. E non è un riconoscimento di poco conto.
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