Il whisky va saputo degustare: alcuni trucchi per berlo al meglio.

Come abbiamo visto, il whisky è un distillato estremamente basico. Fondamentalmente composto da tre ingredienti, ma a volte due. Se vogliamo non è altro che birra distillata. E la birra è assolutamente la bevanda più popolare al mondo. La bevono praticamente tutti: dall’umile bracciante al capitano d’industria. Così è il whisky: riesce ad abbracciare tutte le classi sociali. Abbiamo whisky da pochi euro fino a bottiglie da decine di migliaia di euro.

Ultimamente la tendenza mondiale è quella di assimilare sempre di più il mondo del whisky quello del vino. Molti degustatori si perdono dietro a descrizioni sempre più complesse e raffinate, andando a scomodare aromi remoti e infinite tonalità. Ammetto le mie colpe e anche io spesso mi lascio trascinare in questo vortice.

Ovviamente le tre fasi fondamentali di ogni assaggio sono: valutazione visiva, olfattiva e gustativa. Il colore ovviamente è una discriminante importante, ma non è sempre veritiera. In teoria, più il whisky è invecchiato e più il suo colore dovrebbe essere scuro. Questo è facilmente comprensibile dalla natura stessa dell’invecchiamento: più il distillato sta a contatto col legno della botte e più ne assorbe i principi coloranti. Un whisky estremamente chiaro è di sicuro poco invecchiato. Ma non è così matematico il contrario: alle volte possono essere aggiunti dei coloranti per renderlo più gradevole alla vista. Può anche capitare che ci sia un invecchiamento accelerato dovuto a condizioni climatiche particolari (vi rimando all’assaggio dell’Amrut Fusion per maggiore chiarezza). Altro fattore che porta a scurire il distillato è l’angel share (quella parte di distillato che ogni anno evapora naturalmente) che va a concentrare i colori e gli aromi.

Dopo l’esame visivo, passiamo all’olfattivo. Questo va fatto con cautela perché non stiamo annusando vino (12-16% di alcol) bensì un distillato che parte da 42 e può arrivare oltre i 60 gradi. Dare un’annusata a pieni polmoni porta a due risultati certi: vi gira la testa e l’alcol, dopo aver aggredito le mucose nasali, taglia fuori tutti gli aromi. Il modo migliore per analizzare olfattivamente un whisky (così come ogni altro distillato) è quello di dare piccoli colpettini, magari alternando le narici e allontanando il bicchiere ogni volta.

È intrigante osservare come possa variare la percezione olfattiva aggiungendo qualche goccia d’acqua. Ripeto: qualche goccia. Il numero di gocce varia in relazione alla potenza alcolica del whisky: 3/5 gocce per una gradazione sotto i 50, alcune di più per i full proof o cask strenght. L’acqua fa abbassare la gradazione rendendo l’alcol meno tagliente per il nostro naso e facendo, a questo modo esaltare gli aromi. Per fare un esempio pratico è come stare davanti a due altoparlanti di ottima qualità e ascoltare un concerto di musica classica mettendo un materasso sugli altoparlanti. Riusciamo lo stesso a sentire la melodia, però non apprezziamo molto. Mettere quelle poche gocce d’acqua equivale a togliere il materasso: riusciamo a sentire il pieno di orchestra.

Per quanto riguarda l’aspetto gustativo, ci tocca aspettare mercoledì prossimo.

Oggi assaggiamo: Glen Scotia 15

 

Fiorentino a Denominazione d'Origine Controllata (e Garantita). 44 anni, sposato, padre di una bambina e di tre cani. Laureato in Economia e Commercio, è imprenditore nel ramo calzaturiero. Adora il buon cibo, l'ottimo vino e il whisky eccezionale. Ha pubblicato un romanzo: Upgrade. Per le recensioni sempre aggiornate di whisky e vino il profilo Instagram è: nicco.wine.whisky