A vendemmia iniziata, iniziano già a fioccare i primi dati sulla produzione di vino e la Toscana sembra l’unica regione su tutto il territorio nazionale a mostrare una crescita positiva.

Le stime della produzione di vino in Toscana fanno ben sperare – spiega Fabrizio Filippi, Presidente di Coldiretti Toscanasi parla di un +10%. A livello nazionale la produzione si attesta su 46 milioni di ettolitri di vino, il 16% in meno dell’anno scorso, con l’Italia che è il primo produttore mondiale davanti alla Francia e Spagna. In Toscana auspichiamo un’annata di buona/ottima qualità anche se l’andamento della raccolta dipenderà molto dal mese di settembre e ottobre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo, anche perché al momento appena il 15% delle uve è già in cantina, contro il 40% dello scorso anno. A condizionare sono le anomalie climatiche del 2019: al caldo e siccità nei primi mesi primaverili sono seguite copiose precipitazioni unite ad un significativo calo termico per buona parte del mese di maggio mentre nell’estate bollente si sono verificate a macchia di leopardo violente ondate di maltempo”.

A sostenere la vendemmia in pieno svolgimento è il record storico delle esportazioni di vino Made in Italy che fanno registrare un aumento del 5,4% rispetto allo scorso anno, quando avevano raggiunto su base annuale 6,2 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. I dati emergono da una analisi condotta da Coldiretti su una base Istat relativa ai primi cinque mesi del 2019, in occasione della presentazione delle previsioni vendemmiali 2019 di Ismea, Assoenologi e Unione italiana vini che hanno rivisto le stime di inizio agosto all’avvio della raccolta delle uve.

Un andamento spinto dall’ottimismo delle vendite all’estero che – sottolinea Coldiretti – hanno raggiunto un record storico grazie all’incremento in valore del 3,7% negli Usa, di gran lunga il principale cliente del vino italiano, ma l’aumento è stato del +5,9% in Germania e del +5% nel Regno Unito. Un vero balzo del +12,2% si registra invece in Francia, storico concorrente del Made in Italy mentre la crescita nel mercato cinese è del +6,6%.

A preoccupare per il futuro – precisa Coldiretti – sono gli effetti della Brexit ma anche la guerra commerciale che Trump ha minacciato di scatenare nei confronti dell’Europa, con un aumento dei dazi fino al 100% del valore che andrebbero a colpire anche il vino italiano, le cui spedizioni in Usa valgono 1,5 miliardi nel 2018“.

Il vino toscano – afferma ancora Filippi – è cresciuto scommettendo sulla sua identità, con una decisa svolta verso la qualità che rappresenta un modello di riferimento per la crescita dell’intero agroalimentare regionale dove la distintività ed il legame con il territorio sono i fattori competitivi vincenti per l’intero Made in Tuscany. É importante ricordare le opportunità di lavoro che offre il settore con persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio“.

Quest anno la produzione di vino italiano sarà destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt, con 332 vini a Denominazione di Origine Controllata (Doc), 73 vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg), e 118 vini a Indicazione Geografica Tipica (Igt) riconosciuti in Italia ed il restante 30% a vini da tavola. Un ricco quanto variegato patrimonio di biodiversità di altissima qualità sul quale l’Italia può contare grazie alle sue 567 varietà iscritte al registro viti, contro le 278 dei cugini francesi.