VENEZUELA
La sventura ha colpito il Venezuela da oltre due decenni: vent’anni fa si chiamò Ugo Chavez, oggi si chiama Nicolas Maduro (ed entourage).
Da allora ha vissuto il dramma che ovunque nel mondo e sempre nel tempo ogni Paese a “regime socialista” ha vissuto e vive. Non ci sono eccezioni: sfido chiunque, dico chiunque, a dimostrare il contrario.
Nel dopo guerra era un Paese ricco di prospettive tanto che vi immigrarono quasi 300 mila italiani; tuttora è ricco di materie prime con riserve di petrolio di oltre 300 miliardi di barili e 5.500 miliardi di metri cubi di gas, ricco di oro, diamanti e di coltan, il minerale essenziale per i componenti elettronici di cui la Cina fa incetta
Le attività economiche sono state statalizzate e si sono di conseguenza inaridite, oggi il petrolio fornisce l’85% delle entrate in valuta, con meno di 1 milione di barili al giorno. Le società private ne estraevano 3 milioni al giorno.
A proposito di violazioni del diritto internazionale nel 2007 Chavez aveva nazionalizzato 76 imprese private senza indennizzo: un esproprio (un pò come quello dei Riva a Taranto: Paese che vai sinistra che trovi) col mantra alla Landini:
“Non ci servono imprese. Per cosa? Il popolo e i lavoratori, possono essere più efficaci. Questo si chiama socialismo!”
Chiacchiere consuete: l’efficacia socialista ha prodotto i soliti risultati reali: tra il 2013 ed il 2024 l’economia ha registrato una contrazione di oltre l’85%. L’inflazione nel 2025 ha superato il 270%, Il paniere alimentare di base ammonta a $ 500/mese, il salario minimo è caduto a meno di 1$/giorno (l’ONU fissa a $ 2.15 la soglia di povertà estrema), l’80% dei venezuelani è alla fame, quella vera.
Per fare un paragone: l’ISTAT indica che in Italia si è poveri con reddito mensile sotto € 694 in Basilicata e 1,224 in Lombardia (a proposito dei proclami sindacali contro le “gabbie salariali” e politici contro l’Autonomia: la sinistra dovrebbe imparare a leggere i numeri non a inseguire i sogni per farli poi diventare incubi).
Ma il naufragio economico non è la parte peggiore di un quarto di secolo di dominio della sinistra (in salsa militare: come sempre nelle vicende Sud americane i generali sostengono i regimi, in cambio di conti correnti milionari nei paradisi fiscali)
A proposito di violazioni del diritto internazionale (e dei diritti umani, e della vergogna storica) Il regime deve rendere conto di oltre 10mila omicidi politici, dell’emigrazione di quasi otto milioni di Venezuelani, della incarcerazione e della tortura di non si sa quanti oppositori politici o anche semplici nemici personali della nomenclatura o dei “colectivos, le squadracce in motocicletta che controllano, picchiano, spadroneggiano per le strade, della abolizione di ogni voce critica, delle elezioni truccate, della scomparsa di ogni servizio sanitario, scolastico, giudiziario, delle connivenze con il regime cubano che da decenni fornisce a Maduro miliziani (come in Cile ai tempi dell’eroico Allende) in cambio di petrolio gratis.
Il regime socialista di Maduro, come quello bestiale dei Kim nordcoreani o degli ayatollah iraniani o del sorridente cinese Xi Jin Ping, ha violato decine di volte il diritto internazionale, senza che a qualcuno muovesse un pelo, meno che mai all’ONU
Trump ha violato il diritto internazionale: vero.
Iran, Cina, Russia, Cuba, tutti noti paladini di democrazia, protestano.
In Italia il PD insieme ai collettivi, ai centri sociali, ai pro Pal con l’immancabile sostegno di Anpi e Cgil scende in piazza contro lo Yankee: ne ha diritto.
Ma una domanda bisogna pur fargliela a costoro: mai visto un corteo di sinistra (e se per questo neanche di destra) in difesa dei 10 mila assassinati, delle migliaia di carcerati, dei milioni di esuli e di affamati: tutti controrivoluzionari pagati da Trump oppure lavoratori disperati per la difficoltà di vivere?
Nel frattempo in Venezuela continuano a regnare fame e terrore, continua la violazione del diritto internazionale e dei diritti umani perché il blitz USA (tecnicamente da manuale, il che impensierisce non poco i dittatori del mondo) ha rimosso Maduro e la moglie “primera combattente” ma non ha rimosso il terrorismo dei collectivos e dei – pochi – sostenitori del regime: gli unici che possono andare in piazza a manifestare: contro Trump.
Chi manifesta contro il regime va in galera
Nè in Venezuela né in Italia si manifesta per i cittadini venezuelani, violati in ogni loro diritto, perfino in quello di vivere, come a Cuba, come in Corea del Nord, come in Cina, e, duole dirlo, ormai anche come nella Russia dei Navalnj e dei Prigozin: si muore in silenzio o in silenzio si soffre nelle galere di regime.
l’improntitudine dei manifestanti travalica ogni limite: lo slogan è “scendiamo in piazza per la pace e i diritti”, davvero senza vergogna!

