In Vaticano si è tenuto un summit su pedofilia e abusi sessuali nella Chiesa, cinque vittime  hanno raccontato la propria testimonianza in un video trasmesso nell’Aula Nuova del Sinodo.

Una giovane donna di origini africane, la cui identità è stata protetta: «Dall’età di 15 anni, per tredici anni — ha confessato — ho avuto relazioni sessuali con un prete. Sono rimasta incinta tre volte e lui mi ha fatto abortire tre volte, perché non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali, mi picchiava. Ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. Non avevo il diritto di avere dei “fidanzati”; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché potesse aiutarmi economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava».

«Ho 53 anni, sono sacerdote religioso. Quest’anno è il 25esimo della mia ordinazione. Sono grato a Dio». Così è iniziata un’altra testimonianza, un uomo dell’Europa dell’Est. «Che cosa mi ha ferito? L’incontro con un prete. Da adolescente, dopo la conversione, andavo da lui perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la Messa. Mi toccava le parti intime. Ho passato una notte nel suo letto. Questo mi ha ferito profondamente. L’altra cosa che mi ha ferito è stato il vescovo al quale, dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto, insieme al mio provinciale. Prima ho scritto una lettera al vescovo, sei mesi dopo un colloquio con il prete. Il vescovo non mi ha risposto e dopo sei mesi ho scritto al nunzio. Il nunzio ha reagito manifestando comprensione. Poi ho incontrato il vescovo e lui mi ha attaccato senza tentare di comprendermi, e ciò mi ha ferito».

Le altre sono tristemente simili, vi evito il disagio della lettura. Sembra uno squallido copione che si ripete da sempre e da cui la Chiesa cattolica non riesce proprio ad affrancarsi. Un male endemico di un’Istituzione che si è macchiata di una quantità di abomini senza eguali. 

E che dire di questo soffice entusiasmo che ruota attorno allo spiraglio apertosi di recente nelle mura vaticane verso i poveretti vittime di perversi abusi perpetrati da orchi in abiti talari? Ci sono voluti secoli per iniziare a condannare una condotta che nella società civile, ma persino dentro le mura carcerarie, è percepita universalmente come riprovevole. In Vaticano no, si tace, si nega, si giustifica. Sono i bambini che provocano…

Già il fatto che debba essere indetto un “summit su pedofilia e abusi sessuali” è incredibile. In nessun altra confessione, società, comunità, gruppo di riferimento, cultura (nemmeno in quelle tribali), è stato necessario arrivare a tanto. La Chiesa cattolica è marcia nelle fondamenta, e lo è sempre stata, la Storia ne è testimone.

Un uomo che si auto-castra in nome di un credo religioso, non può che sviluppare perversioni. Se il Vaticano si ostinerà ad andare contro natura predicando l’astinenza sessuale, non cambierà niente né oggi né nei secoli a venire.