VANNACCI LASCIA LA LEGA: QUALI CONSEGUENZE?

VANNACCI LASCIA LA LEGA: QUALI CONSEGUENZE?

E dunque quel che si sospettava in modo ormai sempre meno dubitativo, oggi è divenuta una solida realtà.

Il Generale Vannacci ha rotto gli indugi ed è uscito dalla Lega di Salvini; dunque, dopo che qualche giorno fa aveva depositato il simbolo di Futuro Nazionale, è pronto a salpare nel mare aperto dell’autonomia politica

In un contesto peraltro per nulla semplice.

Già da queste colonne abbiamo descritto quali siano le incognite maggiori insite nell’operazione, in particolar modo sottolineando quelle relative al potenziale spazio elettorale di questa nuova formazione e su che tipo di relazione avrà con il centrodestra (chi vorrà potrà andare a leggersi un paio di articoli della scorsa settimana).

Incognite che oggi naturalmente trovano piena conferma nella mancata ricucitura con Matteo Salvini

“TI voglio bene, ma la mia strada è un’altra” pare abbia detto il Generale al Capitano, ma è proprio su quale sia la strada di Vannacci che sorgono i dubbi maggiori.

Apprezzabile la risposta via social del Segretario della Lega, che conferma che nel movimento quello che conta non sono le persone (tutti utili nessuno indispensabile) ma i valori e le idee che rimangono.

L’elettorato potenziale di Vannacci è quello fortemente tradizionalista, conservatore e identitario che non fa mistero di un certo irriducismo peraltro ostentato con orgoglio, anche di fronte a domande sovente capziose dei giornalisti.

Un elettorato che guarda al passato del nostro paese non dico con nostalgia ma certamente non con disprezzo, e che guarda all’oggi appoggiando il putinismo russo a livello internazionale, e smarcandosi da diverse scelte operate dall’Esecutivo

Una frangia ancora difficilmente inquadrabile che tuttavia sente il bisogno di richiamarsi a una regola di “ordine e disciplina” che il Generale, anche per il suo vissuto biografico, incarna senza dubbio.

Di fronte a un mondo che Vannacci stesso definisce “al contrario”, c’è una parte di persone che è alla ricerca di una “normalità”, se vogliamo, di una sostanziale tranquillità rispetto a un panorama impazzito.

Insomma, come il generale ha intitolato il primo capitolo del proprio libro, ci sono persone alla disperata ricerca di buonsenso

Una pretesa obiettivamente legittima perchè effettivamente il dibattito politico e culturale di questo paese, ancora intriso di un progressismo non più sociale, ma identitario (nel senso che oggi definisce l’identità dei progressisti), si è andato incardinando su temi che talvolta sfiorano il surreale. Un dirittismo intransigente, un minoritarismo rumoroso elevato a regola di vita, in barba alla maggioranza spesso anche troppo silenziosa. Insomma, un mondo dove l’ovvio sembra scalzato dal creativo, dal fantasioso e persino dall’irreale. Di fronte a questa ubriacatura la cui responsabilità maggiore è da ascrivere alla sinistra con la sua agenda tematica e interpretativa del reale (vedasi le posizioni tenute sulle recentissime vicende di Torino) un bisogno di normalità esiste senza alcun dubbio. Delle care e vecchie cose della tradizione italiana per così dire.

Forse un perbenismo borghese ma al contempo anche l’ultima ancora a quelle poche certezze che oggi paiono vacillare più che mai

Che poi il centrodestra non sia in grado di assicurarlo e lo possa fare Vannacci questo lo dirà solo il futuro.
Su questo tipo di elettorato fortemente conservatore, poi se ne innesta una parte obiettivamete estremista, iperpopulista, innamorato dell’uomo forte al comando.
Se i primi – quelli del buonsenso – sono i delusi di centrodestra i secondi – quelli duri e puri -non hanno mai avuto alcuna fiducia né in Giorgia Meloni nè in Matteo Salvini nè tanotmeno in Tajani o Lupi.; questi ultimi oggi guardano al Generale come l’ultima spiaggia per veder rifiorire un certo revanscismo oltranzista.

La politica politicante però è una cosa diversa dalla cultura politica e ciò che funziona nella seconda in termini di “call to action” potrebbe non funzionare nella prima, o potrebbe trovare degli intoppi inattesi

In fondo anche quando Lega e Fratelli d’Italia erano all’opposizione c’era chi li definiva estremisti, populisti e via dicendo. La sfida del governo della nazione tuttavia non lascia spazio a velleitarismi di nessun genere perciò se si vuole incidere effettivamente e non limitarsi a fare testimonianza bisogna fare i conti con la realtà.

Ciò naturalmente vale per tutti quelli che hanno l’ambizione di governare, Vannacci compreso

Questo il Generale che certamente è uomo di mondo lo sa benissimo come probabilmente sa benissimo che la sua scommessa a poco più di un anno dalle elezioni politiche e con un centrodestra che pare destinato a vincere (se non altro per totale assenza del competitor) è assai rischiosa. Spaccare il fronte rischiando di consegnare il Paese all’instabilità o peggio alle sinistre un pericolo che non può essere ignorato. E tutto questo avendo relativamente poco tempo per offrire un’alternativa credibile o comunque un soggetto dotato di una sua totale agibilità politica.

Da qui il sospetto che la scelta di uscire dalla Lega non sia proprio frutto di una autonoma scelta del Generale quanto una forzatura cui sotto certi aspetti potrebbe essersi sentito costretto

Non da Renzi – chiariamo subito il punto. Chi scrive non crede che il Generale abbia mai accettato “proposte oscene” dal Ghino di Tacco del Parlamento.

Insomma, lo stratega di Rignano può anche averci provato ma che Vannacci abbia abboccato è tutto da dimostrare (lui stesso, per non saper nè leggere nè scrivere ha denunciato il Corriere della Sera che aveva lanciato l’indiscrezione).
Insomma, le incognite sono moltissime per tutti, Vannacci compreso.

Il rischio di fare flop (percentuali da prefisso telefonico) e al contempo di essersi inimicato tutto il centrodestra non è peregrino e questo segnerebbe la fine politica del Generale

Dall’altro lato, l’atteggiamento del centrodestra rispetto a Futuro Nazionale potrebbe determinare smottamenti imprevedibili.

Quello che c’è da sperare è che si trovi una quadra strategica, politica e programmatica perchè se si pensa alla possibilità che quello stesso progressismo di cui è nemico tanto Vannacci quanto il centrodestra tradizionale possa trarre beneficio da queste divizioni vien da mettersi le mani nei capelli…… che il sottoscritto nemmeno possiede

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