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Home Attualità

Urgenza democratica

di Alessandro Scipioni
7 Febbraio 2026
In Attualità
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Il Referendum, nato morto. Unici vincitori i magistrati
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Urgenza democratica

Qui non si tratta di cavilli tecnici o di comprensioni oscure: tutti gli italiani hanno ben chiaro per cosa stanno andando a votare.

La separazione delle carriere dei magistrati e l’istituzione della Corte disciplinare sono temi limpidi, discussi pubblicamente da mesi, che non richiedono ridondanti specificazioni costituzionali per essere compresi

È curioso che proprio i giudici, custodi della forma, si preoccupino tanto della chiarezza in questo caso specifico.

Ipocrisia del sistema

Le elezioni italiane e il sistema politico nazionale sono l’antitesi della chiarezza: programmi fumosi, alleanze mutevoli, coalizioni improvvisate.

Lo stesso referendum abrogativo ne è un esempio lampante – un meccanismo complesso dove non si capisce sempre a che cosa serva esattamente, con quesiti multilinea che confondono più che illuminare.

Guardiamo in faccia la realtà: il finanziamento pubblico ai partiti, abrogato dal popolo sovrano nel 1993, come è andata a finire?

Il legislatore ha aggirato il voto con raggiri normativi, reinserendo fondi indiretti al di là della volontà popolare.

Precedenti deludenti

Prendiamo il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati del 1987: lì proprio non è fregato nulla a nessuno, nonostante l’abrogazione di parti della legge, perché le norme successive hanno diluito l’impatto reale. E questo è solo uno dei tanti casi in cui il legislatore ha potuto aggirare il voto del popolo, dimostrando che la sovranità popolare è spesso ostaggio di tecnicismi.

Il dovere del governo

La volontà del popolo sovrano non si può fermare per un cavillo formale.

Al di là dell’ammissibilità o meno di questo quesito – che la Cassazione ha comunque accolto – il governo ha il dovere morale e politico di fare tutto il possibile per preservare la data del 22 marzo. In caso contrario, convochi immediatamente la prima data utile, senza ulteriori rinvii. L’Italia non può permettersi di bloccare la democrazia per eccesso di zelo burocratico.

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Tags: CASSAZIONEGIUSTIZIAGOVERNOIN EVIDENZAREFERENDUM
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