Un’altra volta pensiamoci prima
Una delle battute felici di Matteo Renzi di fronte all’apparecchiatura di piazza della Repubblica confezionatagli dal suo vice fu: “La cosa più bellina della piazza è la giostra!”.
E in effetti, stando alla foto pubblicata oggi dal Corriere Fiorentino non si può dar torto, almeno su questo, all’ex sindaco
Quelle costruzioni superfetate sui due lati, indipendentemente se siano o meno coerenti tra loro, peggiorano ulteriormente l’immagine di uno spazio che già soffre dell’assetto tardo ottocentesco “a vita nuova restituito”.
Certo, i più anziani ricordano ancora come la piazza sia stata utilizzata in passato come ampio parcheggio, come arteria di scorrimento verso l’Oltrarno, come luogo per adunate tribunizie elettorali.
Quelli ancora più anziani ricorderanno inoltre come uno dei caffè della piazza ancora oggi esistente usasse in estate allargarsi piazzando molti tavolini diversi metri dentro la piazza, proteggendo gli ospiti con siepi invasate nel coccio, dietro le quali curiosi spiantati (quorum ego) ascoltavano le esibizioni di pregevoli orchestrine di musica leggera, con i cantanti in giacca bianca e papillon, e il pianoforte che suonava swing
Quell’allestimento era del tutto rimovibile, appena finiva l’estate.
I nostri attuali, invece, sono del tutto inamovibili, anzi sono pure immodificabili perché i costi per farlo superano, dicono, l’utile che se ne ricava. E quindi una parte dei protagonisti fa comunella col comune per riscrivere le regole, altri si proclamano danneggiati, altri ancora fanno i pesci in barile essendo per definizione “sopraintendenti” e quindi alieni dalle baruffe mercantili.
La morale di questa storiella è semplice.
L’amministrazione cittadina si sta rivelando incapace di gestire il territorio di sua competenza, oltre che relativamente alla (scarsa) sicurezza, anche sulla questione dei cosiddetti dehors
A voler essere inutilmente sarcastici si potrebbe dire con un francesismo che “sono di fuori”. Il nuovo regolamento non fa altro che confermare la situazione esistente, con l’invasione molesta di spazi, appiattendosi sulle richieste dei gestori che, pur facendo il loro mestiere legittimamente, non sono certo i portatori degli interessi collettivi, né dei residenti né, a ben guardare, dei turisti.
Chi pensava di realizzare una via sanitaria al socialismo, durante il Covid, lanciando improbabili programmi di rinascita, ci ha lasciato con un’eredità talmente scomoda da non essere reversibile
L’attuale amministrazione, erede in linea diretta della precedente, ne perpetua gli errori, confermandosi ancora una volta più vicina a interessi “forti” che a una gestione equilibrata e di prospettiva della città.
Dallo stadio ai cubi neri, dai tagli delle alberature all’aumento della criminalità, dai tavolini nelle piazze alla carenza di infrastrutture. Magari un’altra volta pensiamoci prima.
