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UN BALLO IN MASCHERA: al via il secondo titolo del Festival del Maggio

Una nuova edizione, firmata da Valentina Carrasco, che ambienta l'opera nell'America di John Kennedy: per la regista avrebbe molte affinità con il protagonista Riccardo

di Domenico Del Nero
10 Maggio 2026
In Cultura
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UN BALLO IN MASCHERA: al via il secondo titolo del Festival del Maggio

Foto di Michele MONASTA (fonte: ufficio stampa MMF)

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Gustavo III – o meglio il suo alter ego Riccardo – come John Kennedy?  Per Valentina Carrasco, regista dell’edizione del Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi che sta per andare in scena al teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il parallelismo è decisamente intrigante è così questa sarà la sua chiave di lettura dell’opera. Il capolavoro verdiano è infatti il secondo titolo operistico del 88° festival in programma con cinque recite in cartellone: martedì 12, venerdì 15 e venerdì 22 maggio alle ore 20 e domenica 17 e domenica 24 maggio alle ore 15:30.    Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, il maestro Emmanuel Tjeknavorian; in questa nuova produzione le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Marco Filibeck e i video sono curati da Massimo Volpini.

La compagnia di canto è formata da Antonio Poli e Max Jota (recita del 22 maggio) che interpretano Riccardo; Bogdan Baciu e Hae Kang (recite del 15 e 22 maggio) vestono i panni di Renato; Chiara Isotton e Alessia Panza (recita del 22 maggio) interpretano Amelia e Lavinia Bini è Oscar.

L’idea di fondo è quella di valorizzare il grande repertorio operistico attraverso letture rinnovate, capaci di restituire al pubblico la forza drammatica e l’attualità dell’opera e questo è stato bene illustrato nella conferenza stampa di presentazione dello spettacolo, tenutasi venerdì scorso.

“Tutte e tre le opere di questo festival hanno qualche connessione con il potere – dichiara in apertura il capo ufficio stampa Paolo Klun – in un arco temporale a ritroso, che va dal Novecento fino all’epoca Romana: the death of Klinghoffer, un ballo in maschera e infine il Giulio Cesare.”

“Siamo molto lieti di fare questo ballo in maschera; si tratta di un evento, in quanto in questo teatro è stata rappresentata molto raramente, solo due volte negli ultimi cinquant’anni.  Essendo uno dei grandi capolavori di Verdi, sono necessari un grande direttore, un grande regista e serve anche una compagnia di canto straordinaria. E così è, sono molto felice di avere il debutto del maestro Emmanuel Tjeknavorian: un doppio debutto, nel nostro teatro e in questo titolo. Sarà una grande e lieta sorpresa, perché il direttore sta dando prova di maestria e maturità tecnica assolute, davvero superiori alle attese. Così il sovrintendente Carlo Fuortes.

La regista ha illustrato le linee della sua interpretazione; parlando di questa nuova produzione e soffermandosi proprio sull’attualità dei temi trattati nel capolavoro verdiano, Valentina Carrasco – che al Maggio ha debuttato come regista collaboratrice nella storica produzione wagneriana del Das Rheingold del giugno 2007 – ne ha sottolineato gli aspetti principali e la sua scelta di ambientarla in un momento molto particolare della storia americana, ossia nei movimentati e turbolenti primi anni ’60 del secondo dopoguerra, periodo segnato dell’amministrazione di J.F. Kennedy e da grandi e profondi contrasti sociali e politici: “La struttura originale di questo grande capolavoro ha come cuore narrativo la storia di un grande leader, molto carismatico e popolare che però, all’interno della sua ‘cerchia’, aveva dei nemici: questo mi ha fatto pensare a un episodio molto noto della storia recente, ossia l’assassinio di John Kennedy. Dal momento che la versione scelta è quella più consueta, in cui l’azione del libretto viene spostata nelle colonie del Nord America e il re di Svezia viene trasformato, originariamente per ragioni di opportunità e censura, nel governatore britannico Riccardo, ho trovato interessante tracciare un parallelo con John Fitzgerald Kennedy, personalità tra le più popolari del secondo ‘900. In particolare mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti della sua vita privata e politica, oltre che naturalmente la morte per mano di un assassino: esito di un complotto dai tratti ancora – in parte – oscuri.  È stato veramente il primo momento nella società occidentale in cui la rappresentazione del potere ha avuto una risonanza mediatica straordinaria; la rappresentazione pubblica del potere ha avuto questa diffusione straordinaria perché con John Kennedy tutta la sua vita, non solo quella pubblica ma quella privata – la sua famiglia la moglie Jacqueline, le amanti vere e presunte, Marilyn Monroe, Frank Sinatra – tutto è diventato politica e ha costruito il mito di John Kennedy.

Ma l’idea di questa “rappresentazione” del potere è già per certi aspetti presente in questa opera di Verdi, ulteriore prova della sua modernità.  Del resto il re Gustavo III di Svezia fu personaggio controverso, con molte pubbliche virtù ma anche … vizi privati. E anche Riccardo, il conte di Warwick che ne è il corrispondente nell’opera.  ci si presenta da subito con i suoi conclamati pregi, ma anche con evidenti difetti e una serie di atteggiamenti discutibili: lui stesso è conscio di star tradendo la fiducia di un amico e sodale politico per ragioni sentimentali.

Opera tra le più affascinanti del catalogo verdiano, Un ballo in maschera fu originariamente concepita per il Teatro San Carlo di Napoli: la prima idea fu il Re Lear di Shakespeare ma la mancanza di tempo lo costrinse a ripiegare su un libretto di Scribe, Gustave III ou Le bal masqué, già musicato da Auber e da Mercadante. La storia si ispirava a un fatto storico accaduto nel 1792: l’omicidio di re Gustavo III di Svezia ad opera di un suo cortigiano durante un ballo. L’argomento era indubbiamente scomodo, l’uccisione in scena di un monarca non poteva lasciare indifferenti i censori napoletani, che infatti intervennero imponendo a Verdi numerosi tagli e modifiche. Ma Verdi teneva troppo ai tratti settecenteschi e allo stile brillante di ascendenza francese della sua nuova opera per poter accettare, tra le tante richieste, di spostare l’azione nel dodicesimo secolo dove sarebbe stato impossibile «trovare un principotto, un duca, un diavolo, sia pure del Nord, che avesse visto un po’ di mondo e sentito l’odore della corte di Luigi XIV». Naufragato così il debutto napoletano, Un ballo in maschera sarà allestito al Teatro Apollo di Roma, dove andrà in scena il 17 febbraio 1859.

Tags: Emmanuel TjeknavorianGIUSEPPE VERDIIN EVIDENZAMAGGIO MUSICALE FIORENTINOUN BALLO IN MASCHERAVALENTINA CARRASCO
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