Ufficiali delle Forze di Completamento, i precari delle Forze Armate

Una categoria molto trascurata, cui neanche il recente riordino delle carriere è riuscito a dare speranza. Ora un disegno di legge in discussione al Senato punta alla loro stabilizzazione

Ufficiali delle Forze di Completamento, Militari a tempo determinato.

Quale futuro per questa categoria dimenticata?

Parliamo di una categoria probabilmente sconosciuta ai più: gli Ufficiali delle Forze di Completamento.


Sono Ufficiali di Esercito, Marina, Aeronautica che hanno svolto il loro servizio e poi sono tornati alla vita civile.

Tre anime, una sola categoria

Le Forze di Completamento sono per il ruolo Ufficiali, formate essenzialmente da tre categorie.

Sono Ufficiali di Complemento, che ai tempi della Leva svolgevano il loro servizio militare con i galloni da Sottotenente.

Vi sono poi gli Ufficiali in Ferma Prefissata, che dopo che il servizio di leva fu sospeso rimangono in Forza Armata tre anni.

Infine la Riserva Selezionata, figure professionali civili che interessano alla Forza Armata per la loro preparazione, e a cui viene attribuito un grado gerarchico e rimangono in servizio per un limitato lasso di tempo.

Tutti sono accomunati dal loro servizio a tempo

Tre anime quindi, tre categorie ma un unico destino: non sono in Servizio Permanente Effettivo, in Spe come si suol dire: sono risorse destinate a rimanere in uniforme solo per qualche mese.

Sono persone con una normale vita lavorativa al di fuori delle Forze Armate che hanno avuto l’opportunità di indossare nuovamente le stellette.

Dopo qualche notte insonne a riflettere su cosa fare, se accettare la chiamata o rimanere in congedo, scelte difficili che hanno messo in discussione il loro futuro lavorativo ed equilibrio familiare, hanno detto sì.

Ognuno di loro alla fine ha pensato “Se questa voce dentro di me è così forte e mi tormenta, vestirò nuovamente la divisa”.

Per farlo, spesso hanno dovuto lasciare la loro casa ed affetti e spingersi lontano a diverse centinaia di chilometri, per adoperarsi nuovamente con spirito di sacrificio e abnegazione nel servizio militare.

In questo non differiscono affatto dalle migliaia di militari di professione che servono la Patria ogni giorno.

Ma loro militari di professione non sono, sono a tempo determinato, a scadenza.

La Forza Armata di appartenenza li chiama, li istruisce, li riqualifica, spesso attribuisce loro incarichi di responsabilità, a volte superiori al grado effettivamente rivestito.

Poi, una calda stretta di mano, e, dopo pochi mesi, li congeda.

Perché lo fanno

Le domande ricorrenti che vengono rivolte a tutti loro appena rientrati in servizio, sono : ”Perché lo fai ? Ma chi te lo fa fare? Ti conviene?”.

Tutti rispondono con parole diverse, ma esprimono il medesimo concetto.

No, non conviene economicamente, né per comodità.

È una scelta di ideali.

Sì, conviene allora, perché è un richiamo prima di tutto della passione per un’uniforme.

Ciascuno di loro fin dal primo richiamo in servizio ha ricevuto stima e fiducia da parte dei superiori che hanno chiesto la disponibilità a tornare.

Sono quindi seguiti un secondo richiamo con altra stima e fiducia, un terzo richiamo e ancora e ancora, sempre nell’ambito delle Forze di Completamento.

Ogni volta hanno lasciato il loro posto di lavoro civile, non senza difficoltà per chi svolge la libera professione. Si sono sottoposti ad accurate visite mediche e controlli amministrativi, e poi presentati al reparto.

Chi più e chi meno, tutti hanno accumulato anni di servizio servendo svariati reparti in tutta Italia ed ogni qualvolta hanno chiesto loro di cambiare destinazione hanno accettato.

Iniziando con un nuovo incarico in un nuovo reparto, hanno sempre ricevuto consenso e approvazione dai rispettivi Comandanti.

Anni di servizio che spesso non sono valsi nemmeno una promozione, un avanzamento di grado. Questa  la considerazione da parte dell’amministrazione: alcuni di loro rimangono eterni Sottotenenti, come quando avevano vent’anni.


Parlano i protagonisti

Sentiamo dalle loro parole cosa pensano, cosa desiderano.

In epoca di Covid-19 non hanno esitato a rispondere al richiamo anche in questo tribolato 2020.

Incontriamo Gabriele Cardona, Giuseppe De Marco, Francesco Pelamatti, che delle Forze di Completamento dell’Aeronautica Militare fanno parte, con numerosi richiami al loro attivo e sono promotori di una nuova proposta.

Difatti si sono messi in testa che i richiami non bastano più.

Né agli Ufficiali richiamati, né alla Forza Armata, che si avvale di queste forze di Completamento, senza continuità.

Si sono fatti quindi promotori di vari emendamenti ad un Disegno di Legge che mira alla stabilizzazione di queste risorse preziose. Risorse che in questi anni hanno contribuito a colmare le lacune ed i tagli di personale in un comparto, quello Difesa, ormai minato da mancanze croniche di sovvenzioni.

Tagli indiscriminati che si traducono in sempre maggiori difficoltà ad attendere alle attività istituzionali.

La provenienza

Proveniamo da diverse regioni italiane, siamo uniti e coesi, e dopo tantissimi richiami in servizio chiediamo di dare continuità al nostro impiego, lo desideriamo noi e lo dobbiamo soprattutto alle nostre famiglie che ci hanno sempre sostenuto condividendo con noi il sacrificio.”

Chiediamo con loro di non vivere più questa situazione di “precarietà” dando continuità a quell’attività che la Forza Armata ci ha richiesto in questi anni.”

La Forza Armata si gioverà molto della nostra stabilizzazione in quanto siamo tutti formati, esperti e specializzati ciascuno nel proprio ruolo.”

“Possiamo apportare capacità professionali dal primo giorno di impiego senza il lungo e costoso periodo necessario per formare un nuovo ufficiale.”

Anni di formazione. Noi siamo già pronti.

“La nostra età media (40 anni circa) delinea un orizzonte temporale lavorativo ridotto (20 anni circa) che in caso di stabilizzazione comporterebbe un limitato impegno economico di lungo periodo per l’Amministrazione. Limitato rispetto alla pianificazione di nuove risorse che dall’assunzione impegnano l’Amministrazione per 37 anni circa.”

Un investimento che rischia di andare altrimenti perduto

L’Aeronautica Militare ha investito su ognuno di noi in formazione con numerosi e costosi corsi per farci acquisire una professionalità specifica, impiegandoci poi in missioni operative e d’addestramento.”

Ciascuno di noi inoltre ha conseguito ulteriori titoli di studio ed abilitazioni nella vita civile, tra di noi ci sono laureati, plurilaureati e diplomati con un bagaglio tecnico professionale variegato.”

Dipendenti pubblici e privati ma anche professionisti che mettono a disposizione le proprie conoscenze e specificità per un ideale di servizio al Paese.”

 “Tutto ciò è una preziosissima esperienza che mettiamo al servizio della Difesa.”

Le diverse abilitazioni e qualifiche conseguite vengono costantemente messe alla prova e rinnovate dopo esami specifici testimoniando la nostra preparazione operativa.” 

Ogni anno prima dell’arruolamento sosteniamo visite mediche e psicoattitudinali in cui ci rilasciano le massime idoneità per le nostre categorie, per operare anche fuori dei confini nazionali.”

La Forza Armata conosce bene il nostro impegno, attitudine e capacità: durante i mesi di servizio prestati negli Enti d’assegnazione abbiamo ricevuto elogi ed encomi per la nostra abnegazione a svolgere gli incarichi assegnati.”

Al fine di consolidare la posizione della nostra categoria, abbiamo svolto uno studio da cui sono state generate due proposte di legge e una amministrativa , attualmente integrati come emendamenti nel d.d.l. 1458, ora in fase di approvazione parlamentare.”

La proposta di stabilizzazione

Chiedo loro: “in IV commissione permanente difesa del Senato, ha appena ricevuto parere favorevole il disegno di legge 1458 di cui si è fatto parte attiva il Senatore Gasparri e vi riguarda da vicino, ce ne volete parlare?”

Ci sono diversi aspetti che hanno incontrato il nostro pieno apprezzamento: entrambi gli schieramenti politici hanno proposto degli emendamenti comuni come l’ampliamento alla nostra categoria del presente d.d.l., integrando inoltre la proposta di inserire finalmente delle riserve di posti nei concorsi del Ruolo Speciale (R.S.) e nella P.A.”

Non possiamo negare che in questo momento contiamo molto sulla sensibilità mostrata dalla componente politica nei nostri confronti e ci aspettiamo fortemente che vengano approvati gli emendamenti sull’articoli 892, 937 e 2210 del Codice d’Ordinamento Militare che scioglierebbero molti nodi.”

Con questi emendamenti infatti vengono eliminate ambiguità interpretative a riguardo della differenza fra ferma volontaria e richiamo in servizio (892); viene frenata la precarietà delle categorie di ufficiali ausiliari fortemente penalizzate (comma 4 del 937) in quanto si punta a continuare l’impiego degli ufficiali già formati evitando nuovi costi in termini di tempo garantendo il carattere di continuità degli interlocutori negli incarichi assegnati.”

“Tale continuità viene ripresa anche dall’articolo 987 dando discrezionalità alle FF.AA. nell’impiego pluriennale degli ufficiali che in virtù della modifica dell’articolo 2210 potranno valutare l’entrata nel servizio permanente tramite l’immissione nel Ruolo Esaurimento.”

Con la rettifica dell’articolo 2228 verranno risolte le questioni relative all’avanzamento in congedo e in servizio degli ufficiali che vengono richiamati in servizio, vien data loro la possibilità di maturare periodi di anzianità validi per il grado successivo; permettendo al personale d’essere impiegato correttamente in relazione alle proprie conoscenze professionali maturate.”

Tale scopo viene completato dall’eliminazione di sperequazioni retributive e d’anzianità.”

Il fattore età

Qualcuno potrebbe obiettare circa l’età media della nostra categoria o il tempo trascorso senza stellette.”

Per quanto riguarda l’età siamo oggettivamente un numero esiguo per avere un impatto sull’età media complessiva degli Ufficiali.”

“Riguardo i nostri pochi periodi vissuti senza la divisa possiamo affermare che il mondo lavorativo civile pubblico e soprattutto privato sono fortemente formativi sotto ogni punto di vista poiché regolati da principi di responsabilità e disciplina lavorativa.”

Siamo molto soddisfatti dei passi in avanti che porta con sè il d.d.l. 1458 tuttavia ci chiediamo che prospettive future ci saranno nel concorso RS quando scadrà la proroga sul limite d’età dei 52 anni. Analogamente ci chiediamo cosa accadrà alla categoria degli ufficiali in ferma prefissata: sono loro i futuri ufficiali delle forze di completamento.”

Allo stato attuale gli u.f.p. possono arruolarsi fino all’età dei 37 anni, questo limite d’età è motivato dal fatto che tiene conto di tantissimi fattori. Gli u.f.p. possono partecipare al predetto concorso RS dopo il completamento di un anno di ferma e sembra che solo dopo un certo periodo dal congedo possano essere richiamati come ufficiali delle forze di completamento.”

In questo quadro la futura partecipazione al concorso RS delle forze di completamento sarà fortemente limitata dal limite dei 40 anni ma siamo fiduciosi in un ulteriore passo della politica nei prossimi riordini delle carriere delle FF.AA.”

Il ruolo del sindacato Militare

La sentenza della Corte Costituzionale 120/2018 ha aperto di fatto le porte ai sindacati dei militari che, come per la Polizia di Stato, si facciano portavoce delle esigenze dei militari nel loro delicato servizio e rapporto con lo Stato.

Ancora tali figure stentano ad avere un inquadramento giuridico, ma già operano sigle per propugnare riforme utili come quella di stabilizzazione degli Ufficiali delle Forze di Completamento.

In tal senso i Tenenti Cardona, De Marco e Pelamatti non indugiano a ringraziare il SI.A.M., sigla del sindacato dell’Aeronautica Militare.

In tutto questo iter di stesura di proposte dobbiamo ringraziare il Sindacato Aeronautica Militare (SI.A.M.) che ha svolto un importante ruolo di ascolto ed interfaccia con la parte politica per sensibilizzarla sui problemi della nostra categoria. Senza la rappresentanza di Marco Viscovich che si è mostrato un formidabile intermediatore del SI.A.M., tutto ciò sarebbe rimasto fermo a delle mere idee su carta, un sentito ringraziamento.”

La nuova figura dei Sindacati Militari

La facoltà di costituirsi in sindacati, diritto di cui i militari non godevano fino alla sentenza della Consulta 120/2018 nasce, in sostanza,  dalla incostituzionalita’ dell’articolo 1475 comma 2 del Codice dell’ordinamento militare nella parte in cui vietava a soldati, avieri, marinai, carabinieri e finanzieri di costituire associazioni professionali a carattere sindacale.

La discussione si era già aperta nel corso della precedente legislatura, con la commissione che, a ottobre 2019, aveva partorito un testo duramente contestato, soprattutto nel punto in cui si prevedeva che i sindacati potessero essere costituiti solo dopo l’autorizzazione del ministro: un aspetto che rischiava di presentare profili di incostituzionalità, soprattutto rispetto all’art.39 della Carta,secondo cui “l’organizzazione sindacale è libera”.

Infatti, dopo essere approdato in aula, il testo è tornato in commissione per i correttivi.

Vedremo quali sviluppi avrà questa nuova figura di tutela, già operante, ma che incontra  resistenze a livello locale e centrale in difetto di una normativa chiara e definitiva.

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