Il muro di Berlino ha diviso la città per 28 anni, ma la maggior parte è stata demolita rapidamente dopo che la Germania orientale ha riaperto il confine nel 1989 sotto la spinta della sollevazione popolare.

Oggi, solo alcuni tratti della barriera lunga 156,4 chilometri attorno alla enclave occidentale sono ancora dove erano stati eretti quando, il 13 agosto del 1961, il governo della Germania orientale comunista sigillò il confine.

Da quel momento il Muro fu via via allargato e trasformato nel corso del tempo in una fortificazione sempre più elaborata che serpeggiava attraverso la città tagliandola in due.

I blocchi di cemento erano solo la faccia esterna di una più ampia striscia pesantemente fortificata che includeva filo spinato, recinzioni metalliche, torri di sentinella, allarmi nascosti e passerelle per cani da guardia.

I visitatori occidentali a Berlino potevano sbirciare nella terra di nessuno da piattaforme di osservazione in siti come Potsdamer Platz, una piazza ora completamente ricostruita al centro di un quartiere commerciale. C’erano allora una manciata di valichi di frontiera nel centro della città – tra questi il ​​famoso Checkpoint Charlie, dove i carri armati sovietici e statunitensi si scontrarono nell’ottobre del 1961.

Il muro oggi è in gran parte scomparso e i suoi frammenti più iconici possono essere osservati come monumenti che ricordano la Guerra Fredda in molte città intorno al mondo. Scomparsa quasi completamente anche quella che per tanti anni è stata definita la “striscia della morte”, la zona tra il muro esterno che dava sul lato ovest di Berlino e il muro interno che dava sul lato est di Berlino, dove molti cittadini del settore orientale hanno perso la vita tentando di fuggire a ovest, inglobata nel tessuto urbano della capitale della Germania riunita. Tra le poche eccezioni c’è una striscia dell’ex confine in Bernauer Strasse, ora sede di un museo commemorativo.

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