Tra ampolle e fischi, è la fine dell’era Salvini?

Tra ampolle e fischi, è la fine dell’era Salvini?

​Il pratone non dimentica. Ieri, l’abbazia di San Giacomo non ha ospitato solo il funerale di Umberto Bossi, ma il de profundis della “Lega Nazionale”.

Mentre il feretro del Fondatore sfilava tra le bandiere col Sole delle Alpi e le note del Va’ Pensiero, il contrasto con l’attuale leadership è esploso in modo lampante.

​Matteo Salvini, presentatosi con una camicia verde che ai più è parsa un travestimento tardivo, è stato travolto dai fischi

“Mollala, vergogna!”, “Traditore”, “Torna a casa”: le grida della base storica, quella che ancora crede nella Padania e nel federalismo spinto, hanno coperto i tentativi di cerimoniale. Al contrario, gli applausi scroscianti per Luca Zaia e la presenza composta di Giancarlo Giorgetti (visto in lacrime) hanno disegnato la mappa di una fronda interna ormai incontenibile.

​Il popolo di Bossi ha mandato un messaggio chiaro

Il progetto della Lega “nazionale” è morto con il suo fondatore. Se Salvini sperava che il funerale fosse un momento di riconciliazione, Pontida gli ha restituito il ritratto di un leader isolato, assediato dai “barbari sognanti” che non hanno mai digerito il tricolore e lo sbarco al Sud.

Per conoscere meglio il “sentire” comune del popolo di Pontida abbiamo intervistato l’onorevole Mario Borghezio, esponente storico della Lega e adesso approdato a Vannacci

Onorevole Borghezio, ieri a Pontida abbiamo visto Salvini in camicia verde contestato duramente. Lei che quel verde lo ha difeso per trent’anni, ha percepito quella di Salvini come un’appropriazione indebita o un tentativo sincero di tornare alle origini?”

Venire ai funerali di Umberto Bossi con la camicia verde è stato un grande errore di comunicazione. E si sa che in politica gli errori sono veri e propri “crimini”.
I fischi a Salvini e gli applausi a Zaia e Giorgetti descrivono una Lega spaccata.

Crede che la leadership di Salvini sia ormai al capolinea tecnico e che il ‘Comitato del Nord’ debba riprendersi il partito?

La performance di ieri attuata da Salvini è risultata triste. Dopo la lezione di Randazzo (ponte ceduto in Sicilia nell’agosto 2025, che hanno portato a critiche feroci verso il Ministro, per la sua preferenza a sostenere le ragioni del Ponte di Messina, anziché investire sulla manutenzione delle strade, ndr), è stato di fatto delegittimato da tutti, quindi per lui risulta difficile essere credibile come personaggio politico. È una persona politicamente finita.

Bossi è deceduto criticando la linea nazionale del partito. Cosa resta oggi del suo insegnamento in una Lega che sembra diventata la fotocopia di altri partiti della destra romana?

Bossi ha avuto tanto da insegnare a molti. Dal punto di vista metapolitico ha introdotto elementi importanti. La visione federalista è una idea di Bossi.

Il nord e il sud Italia sono diversi dal punto di vista storico, di tradizioni, cultura ed è giusto quindi una divisione anche di scelte politiche a livello federativo.

Si è sentito gridare di nuovo ‘Padania Libera’ e ‘Bruciamo il tricolore’. È solo nostalgia da funerale o sta nascendo un nuovo movimento autonomista che non riconosce più via Bellerio?

Molti, in particolare, quelli vicini a Umberto Bossi si sono sentiti traditi . Nei casi minori si sono entono irriconoscenti verso l’ex leader della Lega. Certo non è stato solo Salvini a non avere un comportamento rispettoso verso Bossi, ci sono stati anche molti, troppi dirigenti della Lega che hanno insultato Bossi.

Onorevole, lei non ha fatto mistero di guardare con estremo favore a Futuro Nazionale. Ma molti militanti storici a Pontida ieri dicevano: ‘Meglio morire leghisti che diventare vannacciani’. Non crede che il progetto di Vannacci, così marcatamente patriottico, sia l’esatto opposto del federalismo di Bossi?

Io mi sono limitato a fornire consigli incoraggianti a Vannacci, soprattutto riguardo alle questioni irrisolte del Nord. Basti pensare alle minacce del globalismo e delle sfide che comporta. Se da un lato non dobbiamo discostarci dalle tematiche locali e nella creazione di nuova e preparata classe dirigente, dall’altro dobbiamo anche saper affrontare le sfide nazionali. Basti pensare al problema dell’immigrazione. Vannacci è un riferimento irrinunciabile per affrontare il pericolo dell’immigrazione e per i rischi che porta ai nostri territori.

Quale futuro quindi per le due “anime”, quella di Salvini e quella di Vannacci?

È necessario che Futuro Nazionale abbia le capacità di affrontare la questione settentrionale. Primo fra tutti riteniamo opportuno non sforzarsi solo sulla realizzazione del Ponte dello Stretto, ma avere politiche più ad ampio respiro.

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