Toscana e riconoscimento della Palestina un atto inutilmente simbolico utile solo come distrazione di massa.
Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una proposta di legge da trasmettere al Parlamento italiano affinché lo Stato riconosca formalmente la Palestina.
L’iniziativa è stata presentata come un atto di alto valore politico e morale, ma sul piano giuridico solleva interrogativi rilevanti sulla sua effettiva utilità
Nel sistema costituzionale italiano la politica estera è competenza esclusiva dello Stato. L’articolo 117 della Costituzione riserva allo Stato la materia dei “rapporti internazionali e con l’Unione europea”, mentre l’articolo 87 attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di ratifica dei trattati internazionali. Il riconoscimento di uno Stato sovrano è un atto di diritto internazionale che può essere compiuto soltanto dal Governo nazionale, eventualmente con coinvolgimento parlamentare.
Le Regioni non hanno alcun potere di riconoscimento né possono instaurare relazioni diplomatiche
La deliberazione toscana, quindi, non produce effetti giuridici diretti se non una perdita di tempo da parte di eletti pagati lautamente per occuparsi di problemi della regione Toscana .
Non modifica la posizione internazionale dell’Italia, non apre ambasciate, non comporta accordi bilaterali, non determina nuovi obblighi né nuovi diritti sul piano internazionale.
Si tratta di un’iniziativa di indirizzo politico, priva di efficacia vincolante per il Governo
In termini strettamente giuridici, la proposta regionale equivale a una mozione di sollecitazione. Può contribuire al dibattito pubblico, ma non incide sul quadro diplomatico. La decisione, se mai verrà presa, spetterà esclusivamente a Roma.
Il tema del riconoscimento della Palestina è complesso.
Oltre 140 Stati membri dell’ONU hanno già riconosciuto lo Stato palestinese, mentre altri Paesi europei mantengono una posizione più cauta, spesso legandola all’evoluzione del processo di pace e alla definizione dei confini
L’Italia, finora, non ha proceduto a un riconoscimento formale, pur sostenendo la soluzione dei “due Stati”.
In questo contesto, l’intervento della Toscana appare come un atto simbolico che si colloca più nel campo dell’espressione politica che in quello dell’azione concreta. Non modifica gli equilibri diplomatici né accelera automaticamente un percorso negoziale che dipende da dinamiche internazionali ben più ampie.
Il punto centrale resta la proporzione tra competenze e priorità. Una Regione può certamente esprimere una posizione su questioni globali, ma la sua responsabilità primaria riguarda sanità, trasporti, sviluppo economico, lavoro e servizi ai cittadini. È su questi ambiti che dispone di poteri effettivi e di risorse pubbliche
Alla luce di ciò, l’iniziativa sul riconoscimento della Palestina non produce effetti concreti per i palestinesi, perché non incide sul piano internazionale.
Allo stesso tempo, non interviene sui nodi strutturali interni alla Toscana, come il disavanzo sanitario, la pressione fiscale regionale o le politiche occupazionali, che restano materie di competenza diretta dell’amministrazione regionale e sulle quali i cittadini chiedono risposte operative.
Il valore simbolico di una presa di posizione è legittimo nel dibattito democratico
La sua utilità concreta, però, va misurata rispetto agli strumenti giuridici disponibili e agli effetti reali che è in grado di produrre. In questo caso, l’effetto resta confinato al piano politico, senza conseguenze normative o diplomatiche immediate.
