Mi piacerebbe tanto dare ragione agli illuminati di sinistra, ai progressisti benpensanti. Mi piacerebbe vivere in una nazione in cui non ci debba essere il bisogno della legittima difesa. Dove si può, non dico lasciare aperta la porta di casa come avveniva troppi anni fa, ma almeno non rischiare di essere stuprati, aggrediti o rapinati con frequenza disarmante. E esasperare il cittadino al punto tale da doversi proteggere da solo.

E proprio di rapina voglio parlare: a Pavone Canavese, in un paese in provincia di Torino, un tabaccaio dorme a casa, dopo una giornata di lavoro. Nel cuore della notte, alle 4 del mattino, suona l’allarme della tabaccheria. Quell’allarme che era stato installato perché la tabaccheria era già stata visitata dai ladri. Era stato installato per un tentativo di autotutela.

E quell’allarme suona. E il cuore scalpita e vuole uscire dal petto dalla paura. E il titolare, con l’adrenalina a mille, prende la sua pistola e si precipita in negozio. Vede subito un palanchino, ed i proprietari del palanchino all’interno della SUA tabaccheria: tre ceffi che la stanno svaligiando. 

Appena lo vedono lo aggrediscono. Tre contro uno. Lui spara. Sette volte. Uno, moldavo, muore sul colpo (amen), gli altri due scappano. Forse le telecamere di sicurezza hanno ripreso tutto.

Unica notizia positiva in questa storia brutta da tutte le parti è che, per ora, il tabaccaio è stato rilasciato a piede libero per legittima difesa. Ma il problema rimane che ogni giorno, ogni dannatissimo giorno, ci sono centinaia di reati commessi da parte di impuniti seriali. Oggi c’è scappato il morto. E fortunatamente solo uno.