Supply Side Economics, Trump e Recovery Plan

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Economic problem

Cosa diavolo c’incastra la Supply Side Economics, Trump ed il Recovery Plan?

C’entra, c’entra. Qualcuno se la ricorda la Curva di Laffer? No. Tutti però pensano, indipendentemente dalla parte politica, perfino i Cinesi, che se abbatto il carico fiscale sulla produzione, genero occupazione e rilancio l’economia.

Bravi i miei lettori, state abbracciando la Supply Side Economics, teoria degli anni ’70, sposata dai repubblicani con in testa Reagan. In particolare, si riferisce ad azioni di politica economica (non monetarie, quindi non c’entra la BCE – “è una teoria sovranista”!) volte alla riduzione della pressione fiscale nei confronti delle imprese e dei cittadini, e ai tagli alla spesa di governo, capaci, fra l’altro, di contenere i prezzi di offerta dei prodotti.

Un alleggerimento del peso dei governi in ambito economico quindi, è l’obiettivo da perseguire per promuovere una prosperità che si basa sostanzialmente sull’efficienza dei meccanismi di mercato. Un argomento che a differenza di Keynes fa ridurre il peso degli interventi statali come spese per sostenere l’economia e fa prendere il sopravvento alla libera iniziativa.

Lo ha fatto anche la Lady di Ferro Margareth Tatcher, anche se gli economisti europei mal volentieri lo riconoscono. Arretrare l’intervento pubblico nell’economia non è dunque solo una teoria, ma anche una realtà che ha dato i suoi frutti ai paesi che l’hanno praticata e cercata ed inserita nei loro programmi di politica interna e fiscali.

È possibile attuare la SSE con la globalizzazione?

Può un solo governo praticare la Supply Side Economics nel contesto della globalizzazione?

Sì, può. E qui veniamo a Trump. Nel mondo globalizzato i paesi con meno regole nel mercato del lavoro, con meno welfare e più deregolamentazione all’imprese alla fine ti fanno dumping. E ti mettono fuori gioco, ti creano dipendenza economica dalla quale è quasi impossibile disintossicarsi se non al prezzo di un atteggiamento rivoluzionario.

Sun Tzu, “l’arte della guerra”, per intenderci, è il miglior libro di marketing al mondo tutt’ora. Ti attirano per farti produrre sul loro suolo, ti prendono la tecnologia e si portano valuta pregiata nel loro suolo, e nei fatti fanno pendere la bilancia dei pagamenti/commerciale a loro favore.

È quanto succede nel mondo orientale a discapito del mondo occidentale ormai da anni. E per ciò che riguarda gli USA la bilancia dei pagamenti /commerciale è negativa ormai da 15 anni. A favore soprattutto della Cina.

Cosa si può fare? Ad esempio creare le condizioni per sostenere l’offerta sul mercato interno, ossia abbracciare la Supply Side Economics: meno tasse su privati ed imprese, meno spesa pubblica, migliori condizioni per riportare le attività imprenditoriali dall’estero al suolo natio e sostenere il mondo del lavoro. Ed infine dichiarare dazi sulle importazioni di prodotti non nazionali.

Questo è un modo intelligente di risolvere i problemi economici. E la presidenza Trump lo ha fatto, e fatto con successo, tanto da ottenere ottimi saggi di crescita interna della ricchezza nazionale in tre anni. Poi è arrivato il Covid.

Alcuni paesi non attuano la SSE

Perché altri Paesi al mondo non imitano questo modo di dirigere l’economia nazionale e dare soluzioni alle proprie popolazioni?

Una risposta si trova nei diversi pesi dei debiti pubblici su prodotti nazionali lordi. Prendiamo ad esempio l’Italia. Ha un così alto debito pubblico che non riesce a tagliare l’imposizione fiscale, né per favorire la domanda, figuriamoci per far favorire l’offerta.

Anzi, siccome fanno parte di trattati con le economie condizionate dai parametri come quello sopra citato, il far parte di queste strutture, come la UE, la obbligano a continuare politiche conformi ai dettami dei trattati, ma nei fatti poco efficaci per creare una vera modifica dei parametri in gioco.

Ed eccoci al Recovery Plan. Dobbiamo indebitarci enormemente per immettere sul territorio linfa vitale, che poi lo Stato ci riprenderà con l’imposizione fiscale per pagare gli interessi e restituire i debiti. Tutto il contrario della Supply Side Economics.

Da economista mi piacerebbe che ci fosse un piano ambizioso a livello nazionale, anche concordato con la UE, alla quale dovremmo dire semplicemente “d’accordo con il Recovery Plan, ma dateci una mano a realizzare anche una Supply Side Economics italiana, sgravando parte del nostro debito pubblico a favore della crescita interna riducendo le tasse sul lavoro, sull’impresa e sui cittadini”. Non solo rimborsare debiti, altrimenti saremo punto e da capo.

Rischiamo di avere un padrone dagli occhi a mandorla che parla tedesco e vive a Bruxelles. Un Cerbero cattivissimo. A noi italiani questo nuovo padrone non serve. Ed al Cerbero gliela stiamo servendo su un piatto d’argento… La nostra Testa.

 

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