Sull’islamismo tacciono tutti a sinistra. La vergogna di femministe e cattolici ex Dc.
L’ipocrisia dei campolarghisti già infranta a Venezia.
L’avanzata dell’islamismo politico mi fa paura, ed è arrivato il momento di dirlo senza ipocrisie.
Ho ascoltato Abdul El-Sayed, eletto senatore democratico in Michigan, ringraziare la moglie per essersi occupata delle figlie durante la campagna elettorale, permettendogli di dedicarsi alla corsa politica. Molti ci hanno visto un gesto romantico. Io ci vedo uno spunto di riflessione. Per anni ci hanno spiegato che il linguaggio è potere, che “sindaca” è una battaglia di civiltà, che la schwa è progresso e che il patriarcato si annida in ogni sillaba. Eppure, davanti a un modello in cui la donna si fa carico della famiglia perché l’uomo realizzi le proprie ambizioni, il tribunale del politicamente corretto si scopre improvvisamente clemente
Una precisazione doverosa: ogni donna adulta è libera di vestirsi e di vivere come crede, e non è mia intenzione processare la moglie del senatore, che è una professionista stimata. Ma la libertà presuppone la possibilità di conoscere alternative, di scegliere senza pressioni familiari e sociali, senza il timore di essere giudicate o punite. Una donna che da adulta, dopo aver conosciuto il mondo, decide di farsi suora compie una scelta. Una bambina cresciuta in un ambiente chiuso, convinta che esista un solo modo di essere donna, quella possibilità potrebbe non averla mai.
È questo che mi preoccupa dell’islamismo politico e radicale: la pretesa di trasformare precetti religiosi in regole sociali, di controllare il corpo femminile, la sessualità, le relazioni, le scelte
Non parliamo di fantasie. Abbiamo conosciuto la storia di Saman Abbas, uccisa dalla sua stessa famiglia perché aveva osato scegliere una vita diversa da quella che la sua cultura pretendeva per lei. Quante altre donne devono subire violenze, minacce e segregazione prima che si trovi il coraggio di affrontare il problema?
E qui arriva la parte più amara: il silenzio. Il silenzio di una certa sinistra, che per non essere accusata di razzismo rinuncia a difendere proprio le donne che dice di voler liberare. Il silenzio delle femministe, così rumorose quando il bersaglio è l’italiano medio e così afone quando la limitazione della libertà femminile viene da una tradizione tutelata dalla categoria giusta. E il silenzio di ciò che resta del mondo cattolico di derivazione democristiana, che con l’idea di persona, di dignità e di libertà ha costruito la Costituzione e che oggi preferisce il quieto vivere del dialogo a tutti i costi.
Libertà religiosa non significa diritto di imporre una religione agli altri. In Italia ciascuno è libero di credere, pregare e professare la propria fede, ma nessuna religione può dettare legge sui diritti delle donne
L’integrazione deve significare adesione ai principi costituzionali, rispetto della dignità umana, uguaglianza e libertà, non progressiva accettazione di modelli incompatibili con questi principi.
Le libertà delle donne non sono negoziabili. Non le abbiamo conquistate per consegnarle, un domani, a un’altra forma di patriarcato, giustificata questa volta dalla religione. Su questo non si arretra, e chi oggi tace dovrà spiegare perché.
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