Stiamo vivendo un inverno demografico che rischia di avere serie ricadute nei prossimi anni, in termini di danni sociali, economici e strutturali

Demografia

Stiamo vivendo un inverno demografico che rischia di avere serie ricadute nei prossimi anni, in termini di danni sociali, economici e strutturali.

Non si scherza con l’evidenza dei dati che, nel 2025, hanno registrato un calo delle nascite del 3,8% rispetto al 2024.
Gli schieramenti politici fanno a gara per passarsi la palla della “presunta colpa”.

Ma questa non può essere “colpa di oggi”.
È semmai ” il conto di ieri “

Ovunque il mantra è sempre lo stesso.
I giovani sono senza futuro, le nascite sono sotto zero, la situazione si sta facendo pesante.

VERISSIMO!

Ma una volta preso atto della realtà, definire di chi sia la colpa di questa situazione è impossibile.

Perché questo tema ha radici vecchie e molto profonde.

Scavate dai tanti insediamenti, sia di destra che di sinistra, e che hanno minato la fiducia di generazioni

Come si può adesso chiedere ai giovani di fare figli se per 50 anni si è continuato a ripetere che:

1) UN FIGLIO È UN OSTACOLO.

Con la 194 è stata legalizzata l’idea che è possibile sopprimere la vita nascente se sta arrivando “inaspettata”.
Adesso allora non ci si può scandalizzare se i figli vengono visti più come problema da pianificare che come dono da accogliere.

2) LA FAMIGLIA È UNA COSTRUZIONE

Si dice che le figure di madre e padre siano intercambiabili.
Che la famiglia deve essere fluida, decostruibile, riscrivibile.
Come stupirci allora se quasi nessuno desideri costruire qualcosa di solido “per sempre”?

3) CHE LA MORTE È UNA SOLUZIONE.

Sta passando con sempre più determinazione l’idea che, quando la vita pesa e fa male, la risposta è la punturina.
Che la morte si può somministrare.
Perché dunque stupirci se mancano il coraggio e la forza di affrontare la fatica di mettere al mondo figli?

Se per decenni le radici dell’ albero sono state avvelenate, adesso non dobbiamo meravigliarci se non si vedono più i frutti.

PERCHÉ QUANDO SI PARLA di denatalità non ci si può solo limitare al fattore economico, seppur influente

Non si può risolvere tutto con un assegno, anche se pure quello serve.
Qui in ballo c’è molto di più.
E ciò che manca è la fiducia.
Non ci fidiamo più di quello che madre natura ha già scritto tra le sue righe.
Non crediamo più nella sacralità della vita dal primo battito all’ultimo respiro.

Non ci ritroviamo più nell’idea che la famiglia, formata da un uomo e una donna, sia il solo ed unico posto in cui si possa generare la vita, naturalmente, rispettandone gli equilibri

Non crediamo nell’eternità, in quel sempre, per sempre che ci dà le radici per restare ma anche le ali per volare verso l’infinito, l’invisibile, che non passa mai.

ECCO DA DOVE ABBIAMO INIZIATO A SCAVARCI LA FOSSA

Dicendo tra le righe che un figlio è un ostacolo.

Asserendo che la famiglia è solo un costrutto sociale privo di fondamenta.
Arrivando poi a vedere la morte come una soluzione.

Non so se ho reso l’idea.

Prima viene detto che la vita nascente non vale.

Poi viene detto che la famiglia che genera non vale.

Infine si conclude che la vita che soffre non vale.

Non ci si può a questo punto stupire se non nascono più bambini!

Mettere al mondo figli rappresenta l’atto di fede più grande del mondo.
Perché è necessario credere che domani sarà meglio di oggi, e che vale la pena lasciare questo mondo a qualcun altro.

NON PENSO DI DIRE NIENTE DI NUOVO

Ho solo ripetuto quello che, nella natura, è rimasto immutato e che corrisponde all’unica chiave di lettura per tornare ad essere fecondi.

Finché non torneremo a credere nella vita, a difenderla con coraggio e determinazione; finché non torneremo ai saldi valori della famiglia naturale, alla sacralità della vita stessa, possiamo inventarci tutte le manovre possibili:
i bambini non torneranno mai.

Perché per far rifiorire le nascite, i bambini hanno bisogno di una cosa sola, hanno bisogno che tutti torniamo a crederci

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it

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