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Home Firenze

Solo 100 giorni…

di Redazione
30 Maggio 2026
In Firenze
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Solo 100 giorni…
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Solo 100 giorni…

Di Maria Luce Abruzzo

I “cento giorni” alla Maturità: un conto alla rovescia festoso, che come da tradizione anche quest’anno gli studenti del liceo Michelangiolo di Firenze hanno cominciato al mare, scrivendo
sulla sabbia il voto atteso affinché scaramanticamente le onde lo cancellassero.

Ma quest’anno al.Michelangiolo sono da poco cominciati altri cento giorni, un altro conto alla rovescia di sapore ben diverso: l’amaro count-down per la chiusura dei battenti dello storico liceo classico,l’istituzione che in un secolo e mezzo di vita ha formato personaggi come Piero Calamandrei, Anna Maria Enriquez Agnoletti, Carlo e Nello Rosselli, Giovanni Spadolini, ma anche tanti uomini comuni divenuti, grazie allo studio, validi professionisti e consapevoli cittadini

Se nella pratica le sue aule continueranno ad essere vissute nella sede storica di via della Colonna, il “Miche” dal prossimo primo settembre perderà la sua autonomia e verrà accorpato allo storico
‘rivale’, il liceo Galileo.

Se quest’evento è purtroppo comune ad altri istituti, che sia proprio il Michelangiolo ad esserne coinvolto porta a riflettere.

Il suo tramonto stilla rimpianto e delusione in chi lo ha vissuto con intensità, riponendo nella cultura e nell’istruzione di qualità la capacità propulsiva necessaria alla realizzazione delle proprie aspirazioni, accomunati dallo spirito di appartenenza a quel “Miche” magari un po’ contestatore, ma certamente creativo e valoriale

E la sua disgregazione sembra pretendere la consapevole accettazione della fine di un liceo che, in realtà, è probabilmente scomparso da tempo.

Una lenta agonia, riconosciuta da tutti e lunga almeno dieci anni, materializzata in una progressiva alienazione interna alla governance fatta di dissolvenze, perdite di significato, inadeguatezze, incomunicabilità, culto di sedicenti “buone pratiche” propagandate dal sistema come innovative e risolutive, in un mix di bastone e carota che rendesse la loro acritica accettazione più agevole del vaglio critico o della resistenza

Un declino che l’opinione pubblica magari giustifica con la diminuzione dell’interesse verso l’indirizzo classico, considerato obsoleto, e con la concorrenza di
scuole considerate “più moderne” e orientate al mondo del lavoro, a fronte del notorio rigore e assidua applicazione che le tradizionali discipline curricolari del classico richiedono.

Ma i dissidi interni e le tensioni organizzative; gli impietosi resoconti delle aggressioni avvenute tra studenti davanti al portone, dei comportamenti offensivi e umilianti rivolti a studenti e docenti,
degli atti di vandalismo perpetrati costantemente al suo interno; i continui picchetti all’ingresso; tutto questo ha certamente contribuito al progressivo calo della reputazione del liceo e delle
iscrizioni, tanto da decimare anno dopo anno il numero delle sezioni, che dalle sette delle attuali quinte classi si sono ridotte a tre.

Una contrazione sistematica che ha reso insostenibile la sopravvivenza dell’istituto

Ma c’è molto altro che può essere detto da chi ha vissuto il “Miche” di persona.

Alle motivazioni generali e alle situazioni specifiche avverse, si sono aggiunti aspetti più profondi.

La recente martellante propaganda, ad esempio, di una rigenerata attenzione e cura al “benessere” di ogni studente e studentessa, ritenuta fattore propulsivo e asse portante dell’intero curricolo
d’istituto, evidentemente non ha conquistato i futuri iscritti.

Così come non ha convinto quel Piano di Miglioramento, presentato ai genitori come la ‘perla’ del PTOF, dedicato al benessere e all’inclusione

D’altro lato, il Michelangiolo è stato spesso accusato di essere una sorta di feudo della Firenze-bene, dove vige la regola della casta autoreferenziale e dove si curano gli interessi
reciproci di fruitori e dispensatori.

Allora: è stata portata avanti nel Michelangiolo di questi anni la qualità dell’istruzione e della formazione che lo caratterizzavano in passato, o la didattica ha ceduto alle richieste sempre più
esigenti e pressanti del sistema e delle famiglie?

Paghiamo il generalizzato abbassamento delle aspettative e della fiducia nel liceo classico, o la sfiducia in questo liceo?

Solo qualche anno fa, la situazione era completamente diversa. Ma i docenti storici, con la loro autorevolezza, etica, rigore, vocazione e consapevolezza critica, sono per lo più cessati dal servizio.
Altri valevoli erano subentrati, ma accusati di autoritarismo, disumanizzazione, eccessiva severità,
mancanza di empatia, passatismo, sono stati emarginati all’interno del Collegio dei docenti, sempre.più prono al “politically correct” e alla continua ricerca di schermi e rassicurazioni per evitare i
facili reclami accusatori delle famiglie, quasi sempre recepiti dalla dirigenza come verità assoluta.

Fino al caso incomprensibile di una vera e propria guerra ingaggiata contro uno dei docenti più validi della scuola

Così ha progressivamente perso incisività quel legame educativo e istruttivo, forse rigoroso e.severo, ma tanto forte da affascinare e conquistare i giovani studenti e le loro famiglie, necessario a
una comunità consapevole di tramandare significati autentici, capaci di reinterpretarsi e rigenerarsi nelle modalità che il trascorrere del tempo impone.

Valori come l’identità culturale, la trasmissione delle conoscenze, la libertà di pensiero, lo spirito critico (quello vero, non quello di facciata della spettacolare propaganda degli open-days) hanno sofferto dei nuovi dettami imposti dal mercato dell’autonomia e dell’interesse personale venduti per benessere, inclusione, successo formativo

Proprio in questo liceo, nel quale i contenuti disciplinari umanistici sono di per sé esempio di valori civili, sociali e morali, la diffusione del formalismo pedagogico, tecnologico e metodologico delle nuove ‘buone pratiche’ ha compresso, marginalizzato, svilito la didattica.

Il corpo docente, vera fucina della ricchezza del liceo, ha visto la propria libertà di pensiero e d’azione progressivamente erosa dall’ingerenza dei professionisti del benessere, della legalità, dell’alimentazione corretta e delle cento “educazioni”, falciata dalla scure dei vincoli imposti dall’esplosione delle certificazioni sui disturbi dell’apprendimento, dalla tracotanza delle richieste delle famiglie.

Purtroppo è mancato l’atto individuale e soprattutto collegiale di difesa della propria dignità e autorevolezza, dei ruoli e dei valori comuni

Eccessivo e algido distacco, o semplicemente timore delle critiche e magari anche di qualche provvedimento disciplinare?

Meglio, in ogni caso, cedere alle lusinghe del quieto vivere…

E il Miche ha perso il suo fascino trascinatore, non ha più incuriosito, conquistato, non ha lanciato più
alcuna sfida creativa per mettersi in gioco. Ha perso l’appeal di un tempo.

Bocciato sia da coloro che a torto o a ragione lo considerano un percorso troppo impegnativo, sia da coloro che non lo trovano più stimolante e, benessere per benessere, ripiegano su alternative più dilettevoli.

A queste condizioni, forse è un bene che il gigante del “Miche” svanisca prima di implodere

Che il suo nome glorioso, tracciato sulla sabbia, lo cancellino le onde del mare.

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Tags: Accorpamenti scolasticiLICEO CLASSICO GALILEOMichelangioloPRIMO PIANOSCUOLA
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