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Home RIFLESSIONE

SIETE SICURI CHE BELFAST SIA COSÌ LONTANA?

di Simone Margheri
12 Giugno 2026
In RIFLESSIONE
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SIETE SICURI CHE BELFAST SIA COSÌ LONTANA?
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SIETE SICURI CHE BELFAST SIA COSÌ LONTANA?

Belfast brucia. E non per le ragioni che i grandi media vorrebbero farci credere.

Scrive su facebock Michele Sgargiglia: “Brucia perché un cittadino sudanese ha tentato di decapitare un uomo in mezzo alla strada, con un coltello, davanti a una telecamera — e il *Corriere* scrive che l’attacco «è attribuito a un migrante», come se il video non esistesse

Brucia perché *HuffPost* parla di Londra invasa dai fascisti, e il nome di Henry Nowak — il ragazzo accoltellato, abbandonato dai soccorritori perché il suo aggressore lo aveva accusato di razzismo — sparisce da ogni equazione. Non è un refuso. È un metodo.”

La rivolta per le strade del Regno Unito non è la reazione irrazionale, improvvisa ed estwmporanea di una plebaglia inferocita. È il risultato prevedibile, e da tempo previsto, di una politica che ha scelto sistematicamente di ignorare i segnali di rigetto, di edulcorare le cronache, di trasformare la prudenza istituzionale in minimizzazione deliberata.

Chi vive nei quartieri che nessun ministro abita, chi sale sui mezzi pubblici che nessun funzionario prende, chi vede il proprio senso di sicurezza eroso anno dopo anno, percepisce quella prudenza per quello che è: una bugia raccontata con garbo

L’impoverimento dato dal dumping salariale i privilegi riservati solo a chi è considerato “discriminato”.

La sinistra progressista europea ha stretto un patto col diavolo ormai da tempo fatte alcune lodevoli eccezioni. Ha creduto di poter comprare consenso elettorale con l’immigrazione di massa, brandendo concetti svuotati di contenuto — accoglienza, inclusività, integrazione — come se fossero mantra capaci di dissolvere la realtà.

Quale nazione negli ultimi anni ha investito in questi mantra imponendoli addirittura per legge se non l’UK ?

Ma l’integrazione, come un fidanzamento, si conclude all’altare solo quando entrambe le parti lo vogliono. Non si impone per decreto, non si ottiene per inerzia, e non si difende criminalizzando chi la mette in discussione.

Ed ecco una lodevole eccezione, la Danimarca ad esempio lo ha capito. Un partito socialdemocratico — non un movimento di estrema destra — ha smontato pezzo per pezzo il mito secondo cui l’immigrazione incontrollata sarebbe la soluzione al problema pensionistico

Lo ha fatto con il pragmatismo che contraddistingue quella cultura politica, senza ideologia e senza retorica. La Svezia, dopo anni di omertà istituzionale sulle gang e sui femminicidi, sta seguendo la stessa rotta. L’Italia, forse, ci arriverà? Chissà lo sapremo tra un anno.

Ma c’è qualcosa di più profondo in quello che sta accadendo, qualcosa che Gianrico Carofiglio — impegnato a spiegarci che «la vera rivoluzione è nella gentilezza» mentre promuove il suo ultimo libro — non sembra disposto ad affrontare

Il mondo reale non collassa davanti alla narrazione. Un uomo armato di coltello non si ferma davanti alla gentilezza. E milioni di cittadini europei che si sentono abbandonati dallo Stato, insicuri, spaventati, e addirittura tal volta processati per le proprie paure, derisi per le proprie richieste di sicurezza, non accetteranno in eterno di essere rieducati da chi non condivide le loro strade da chi li liquida come “fascisti”, anche chi fascista non solo non lo è mai stato ma non lo potrà mai essere.

Il primo razzismo, in questa storia, lo commette chi sottrae informazioni

Chi omette la nazionalità di un aggressore quando è scomoda, ma non quando è utile. Chi trasforma la cronaca in strumento ideologico, e poi si stupisce se la gente smette di fidarsi dei giornali, della magistratura, delle istituzioni. Una magistratura che rimette in libertà un immigrato condannato per stupro — sapendo quel che sa — non è una magistratura neutrale. È una magistratura che ha scelto da che parte stare. E quella scelta ha conseguenze reali, su donne reali, in città reali.

A chi pensa che tutto questo riguardi solo il Regno Unito, vale la pena ricordare che alle ultime elezioni politiche italiane almeno un partito ha riempito le proprie liste di candidati di fede islamica, senza che nessuno dei suoi dirigenti ritenesse necessario discutere pubblicamente di compatibilità tra quei valori e quelli costituzionali che dicono di difendere

Belfast non è lontana. Belfast è lo specchio di ciò che accade quando una classe dirigente smette di ascoltare i propri cittadini e inizia a temerli. Quando la distanza tra chi governa e chi è governato diventa incolmabile. Quando la frustrazione, a lungo compressa e derisa, trova finalmente uno sfogo — nelle urne e potrebbe trovarlo a breve anche da noi o peggio per le strade.

La domanda non è se potrebbe accadere altrove

La domanda è quando.

E in Toscana con gli atteggiamenti sprezzanti di chi ci amministra e continua a sostenere di rifiutare i cpr perchè li considera lager inconsapevolmemte sembra avvicinarsi molto velocemente alle porte di Belfast. Chi agnello si fa il lupo se lo mangia.

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Tags: BELFASTCLANDESTINIIMMIGRATIPRIMO PIANOVIOLENZA
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