Salvini a Firenze fra campagna elettorale e vecchie ricette

L’hanno chiamata la internazionale nera sovranista, ma alla fine è stata poco più che un fuoco di paglia.

L’evento di Salvini a Firenze: un flop

La convention organizzata a Firenze da Matteo Salvini in apertura della campagna elettorale per le elezioni europee se non è stato un flop ci è andata molto vicino.

Quella che doveva essere l’apertura ufficiale della campagna del gruppo Identità e Democrazia ha visto disertare i protagonisti più attesi.

Nonostante gli inviti, infatti, Marine Le Pen e Geert Wilders si sono limitati a inviare brevi e tiepidi messaggi. Insomma, anche in Europa, al netto delle dichiarazioni di rito e della propaganda, si sente aria di cambiamento, e persino i leaders considerati estremisti preferiscono attendere di capire che cosa succederà dopo la tornata elettorale.

Una narrazione vecchia e stantia che non funziona più

Pertanto, l’incontro di Firenze per Salvini si è trasformato in una specie di boomerang. I temi appaiono essere sempre i medesimi – tasse, immigrazione, antiburocrazia ecc – declinati rigorosamente in salsa sovranista e l’impressione è stata quella di un qualcosa di stantio e passato, di un treno ormai avviato su un binario morto.

Senza arrivare a definire – come hanno fatto alcuni esponenti di Forza Italia – Salvini come un giocatore di poker che più perde e più rilancia incasellando nuove sconfitte, è evidente che l’approccio del “Capitano” non funziona più.

L’antieuropeismo semplicistico non paga più come qualche anno fa. La pandemia, il PNRR, la difficile situazione internazionale hanno cambiato lo scenario. Serve una politica diversa. Serve una politica alta e altra anche nell’Unione. Gli slogan non sono più sufficienti.

Bisogna cambiare l’Europa, non demolirla

Certamente però esiste un tema importante che va affrontato seriamente: come cambiare l’UE, perché è evidente che così non va.

L’hanno capito molto bene i Popolari Europei e i Conservatori che ben lungi dal porsi sulla scia dell’estremismo salviniano, debbono farsi promotori di una svolta decisa in direzione di una Europa meno burocratica e molto più vicina ai popoli.

I processi di integrazione europea al netto dei proclami sono ben lungi dall’essere realizzati e la disaffezione dei popoli alle istituzioni comunitarie lo testimonia in modo lampante.

Un tema che dovrà essere oggetto di attenzione da parte del Parlamento europeo e delle maggioranze che risulteranno dopo l’esito delle elezioni della prossima primavera.
Ma certamente non è più possibile mantenere posizioni ambigue e ondivaghe, ovvero meramente e inutilmente identitarie, come troppo spesso hanno fatto i sovranisti di Identità e Democrazia.

Serve un’UE più forte … e conservatrice

Serve un’Unione forte, che sia in grado di esprimersi con una sola voce, in politica estera, che sappia uniformare la legislazione in materia fiscale e sociale e che si doti di una politica militare comune (in tempi ahimè bui).

Ma per farlo, è necessario agire dal recinto dei conservatori in alleanza con popolari e liberali, inseguendo una politica di pragmatismo e di realismo e lasciando ad altri vuoti slogan. Questo oggi più che mai è fondamentale, perché l’Unione a maggioranza socialista ci sta consegnando a una deriva ideologica priva di senso su molti temi che invece andrebbero affrontati in modo serio e concreto: dalla transizione green che non può essere una bandierina ideologica in mano a Greta Thumberg o a Ultima Generazione, alla promozione dei diritti individuali che non può voler dire sovvertire la tradizione, e potremmo continuare.

Occorre dunque svecchiare l’Europa, riportarla su un piano di realtà perché le sfide che attendono il continente sono tante e di tale portata che non ci si può più permettere di sprecare tempo inseguendo estremismi opposti ed egualmente deleteri.

La posizione di Fratelli D’Italia

In patria, lo hanno ben compreso Fratelli D’Italia e Forza Italia che infatti hanno accolto la manifestazione salviniana di Firenze in modo tiepido, se non proprio ostile.

Il succo del ragionamento dei due partiti di governo è che non ha senso inseguire Salvini sulla via dell’estremismo. E’ una via che non porta a niente, soprattutto adesso che Giorgia Meloni sta lavorando bene in Europa, in armonia con le Istituzioni comunitarie, ma senza alcuna sudditanza.

Un percorso di proficua collaborazione che va implementato e che, se dalle elezioni, uscirà una maggioranza diversa dall’attuale, sicuramente potrà portare frutti interessanti anche per l’Italia. Ma ciò non può essere fatto in collaborazione con forze estremiste.

Non si può stare insieme a chi non sostiene l’Ucraina e Israele, chiosa giustamente Lollobrigida ponendo paletti insormontabili per i sovranisti.

E bisogna proseguire quanto si sta facendo, al netto di ogni delirio ideologico, per mettere a terra i progetti per l’ottenimento del PNRR, rincara Fitto.

E quella di Forza Italia

Ancora più netta forza Italia che mette in evidenza come l’alleanza con i sovranisti europei sarebbe controproducente e innaturale, poiché in quella compagine ciascuno pensa al proprio orticello e non certo al rafforzamento dell’UE né tantomeno all’interesse dell’Italia all’interno della compagine europea.

Quindi, la situazione è chiara. La destra non può essere (solo) quella di Salvini. Serve un altro approccio che infatti, sta maturando all’interno della grande famiglia dei Conservatori.

E’ solo campagna elettorale………..

AL netto di ciò, tuttavia, non si respira aria di crisi all’interno del centrodestra italiano in quanto, seppur fallimentare, l’iniziativa di Salvini si pone nel naturale solco di una campagna elettorale per elezioni che svolgendosi con metodo proporzionale incentiva alla valorizzazione degli specifici tratti caratteristici dei singoli partiti. Insomma, molto rumore per nulla.

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