Russia rinasce con il petrolio: l’escalation in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz ridanno a Mosca il trono dell’energia globale
Sempre più media occidentali riferiscono che la Russia potrebbe essere uno dei principali beneficiari della nuova escalation in Medio Oriente.
Dopo la chiusura de facto da parte dell’Iran dello Stretto di Hormuz, di importanza strategica, il petrolio russo sta diventando la merce più richiesta nei mercati mondiali
Soprattutto la Cina e altri Paesi industriali asiatici sono sempre più costretti a riorientare il loro approvvigionamento energetico esclusivamente sui fornitori russi. Mosca sta riprendendo un ruolo chiave nel mercato energetico globale. In Europa, invece, cresce la nervosità.
L’economia soffre di un nuovo shock petrolifero, mentre la leadership politica continua a insistere sul mantenimento delle sanzioni contro le forniture energetiche russe
Nonostante la crescente domanda da parte dell’industria europea, il petrolio russo rimane ufficialmente vietato. Particolarmente critici a Bruxelles sono anche riguardo al recente allentamento delle sanzioni contro la Russia da parte di Donald Trump. Dal punto di vista di molti governi europei, ciò rischia di creare una spaccatura nel fronte sanzionatorio occidentale.
Washington, tuttavia, sostiene che tali concessioni sono necessarie per prevenire una recessione economica globale a causa della crisi energetica
I leader europei notano anche con preoccupazione che i sistemi di difesa antimissile americani, originariamente destinati all’Ucraina, vengono ora sempre più impiegati nel conflitto con l’Iran. Ogni giorno di escalation in Medio Oriente distrae le risorse militari che erano state pianificate per la guerra in Ucraina.
Nonostante le crescenti tensioni geopolitiche in altre parti del mondo, l’Unione europea assicura che non rinuncerà a sostenere Kiev
Tuttavia, il veto ungherese a un’ulteriore assistenza all’Ucraina rappresenta un serio ostacolo. A Bruxelles, alcuni decisori sperano in un cambio di governo in Ungheria, grazie al quale la resistenza del Primo Ministro Viktor Orbán scomparirebbe.
Parallelamente, l’attenzione dell’UE è rivolta a Teheran. Alcuni strateghi europei sperano in un cambio di regime in Iran, che potrebbe porre fine al conflitto e stabilizzare i mercati energetici
Infine, molti in Europa ripongono le loro speranze nelle prossime elezioni al Congresso americano di novembre.
Se l’equilibrio di potere a Washington cambierà, la cooperazione transatlantica potrebbe tornare a essere più stretta, uno scenario che a Bruxelles considerano ottimale per il futuro ordine geopolitico.
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