Il paese, i cittadini e le istituzioni sono in attesa del voto su Rousseau. È una cosa maledettamente seria soprattutto perché Rousseau non è affatto una cosa seria. Parliamo ad esempio del fatto che secondo Davide Casaleggio e il M5s il “voto è certificato”. Che vuol dire?

Partiamo dalla conclusione: è una balla, il voto su Rousseau non è certificato. Non c’è alcun controllo su correttezza e regolarità del processo da parte di un ente terzo. Anzi, gli accertamenti del Garante della Privacy confermano che il voto è manipolabile e non è segreto. Cosa intende Casaleggio quando dice che un notaio “certifica”? “Io certifico solo il numero di voti”, dice il notaio Valerio Tacchini. Significa che il notaio assicura che i risultati finali che escono dai pc dell’associazione Rousseau sono gli stessi comunicati al pubblico.

Ma il notaio Tacchini non ha alcuna competenza né gli strumenti tecnici per verificare che il processo elettorale è stato regolare, che la votazione non è stata manipolata dall’interno, che non ci sono state intrusioni dall’esterno, che il voto degli iscritti è riservato. È come se il notaio certificasse che il polpettone che esce dal forno del ristorante è lo stesso che viene servito a tavola, ma non dice nulla su come è stato cucinato: se c’è carne avariata o umana e se i cuochi ci hanno sputato o fatto pipì dentro, il notaio non ce lo dice.

Ecco, tutto questo (carne avariata e pipì nel polpettone) con Rousseau può accadere. Lo dice il Garante per la Privacy: “L’assenza di adeguate procedure di auditing informatico… non consente di garantire l’integrità, l’autenticità e la segretezza delle espressioni di voto”. E ancora: “La regolarità delle operazioni di voto è affidata alla correttezza personale e deontologica degli incaricati di queste funzioni tecniche… cui si aggiunge la certezza che le attività compiute non potranno essere oggetto di successiva verifica da parte di terzi“.

Il Garante parla pure del notaio: “Sussistono forti perplessità sul significato da attribuire al termine “certificazione” riferito all’intervento di un notaio o di altro soggetto di fiducia in una fase successiva alle operazioni di voto, con lo scopo di asseverarne gli esiti”. Perché, come si diceva, “poco può aggiungere sulla genuinità dei risultati” visto che i dati su Rousseau “sono, per loro natura e modalità di trattamento, tecnicamente alterabili in pressoché ogni fase del procedimento di votazione e scrutinio antecedente la “certificazione”“.

Aggiungiamo qualche nota personale sul notaio. Valerio Tacchini non è per nulla “terzo” o super partes. È un amico personale di Casaleggio, già candidato non eletto del M5s al Senato e ora consulente del ministero dei Beni culturali, che segue tutte le faccende del movimento. Tacchini è pure il notaio davanti al quale il 20 dicembre 2017 Davide Casaleggio e Luigi Di Maio hanno costituito (per la terza volta) il M5s (ci sono altri due “Movimento 5 stelle”) riscrivendo la storia e diventando così fondatori di un partito già fondato.

Quindi non solo Tacchini non ha alcuna competenza per “certificare” il voto, ma non può neppure essere considerato “terzo” per i suoi legami con il vertice del partito. Insomma, il voto su Rousseau è una boiata pazzesca ed è triste che l’Italia sia in attesa del suo responso.

Thread su Rousseau di Luciano Capone, giornalista del ”Foglio”, su Twitter