Ritrovare l’equilibrio: turismo, residenza e futuro delle città d’arte
Le città d’arte italiane sono oggi chiamate a una sfida decisiva: riequilibrare il rapporto tra turismo e residenza, tra apertura e controllo, tra attrattività e vivibilità.
Firenze, Venezia, Roma, per citarne alcune, sono diventate simboli di un modello che ha funzionato per un periodo, ma che ora mostra tutti i suoi limiti
Negli ultimi decenni si è puntato quasi esclusivamente sul turismo come motore economico, spesso senza una visione di lungo periodo. Il risultato è stato un progressivo svuotamento dei centri storici, non solo di residenti, ma anche di quei servizi primari che rendono possibile la vita quotidiana: asili, scuole, uffici pubblici, tribunali, sedi universitarie.
A Firenze, come in molte altre città d’arte, il centro storico è diventato sempre meno un luogo in cui vivere e sempre più un luogo da attraversare o consumare
Questo processo non è avvenuto per caso. È stato il frutto di scelte amministrative che hanno accompagnato, e in alcuni casi favorito, una trasformazione profonda del tessuto urbano. Abitazioni pensate per famiglie, con una densità abitativa contenuta, sono state progressivamente frazionate in mini-appartamenti o strutture ricettive.
Appartamenti che ospitavano famiglie composte da quattro o cinque persone sono diventate unità con anche più di sette camere, un numero crescente di bagni e un carico infrastrutturale completamente diverso
A questo aumento esponenziale della presenza umana non è mai corrisposto un adeguamento dei servizi. Le reti fognarie, la gestione delle acque, i sistemi di smaltimento, la mobilità urbana, la sicurezza: tutto è rimasto tarato su una città che non esiste più.
Oggi molte città d’arte si trovano sovraccariche di presenze esottodimensionate nei servizi, con conseguenze evidenti sulla qualità della vita e sulla sicurezza
Quando il turismo rallenta, emerge tutta la fragilità di questo modello. Centri storici semi desertici, attività semi vuote, strade che danno senso d’ insicurezza. Non quartieri, ma scenografie. È in quei momenti che si comprende quanto sia pericoloso trasformare una città in una monocultura economica.
Riequilibrare non significa chiudere
Significa governare. Significa avere il coraggio di fare scelte intelligenti, anche impopolari, per riportare funzioni residenziali nei centri storici. Incentivare il ritorno dei servizi pubblici, favorire la presenza di scuole e università, sostenere il commercio di prossimità, regolamentare in modo serio le trasformazioni immobiliari e l’uso turistico degli spazi.
Il punto centrale è la responsabilità delle amministrazioni
Scarsa visione, inesistente programmazione. Oggi non è più possibile governare con così tanta superficialità. Le città d’arte non possono essere solo “meringhe turistiche”, belle all’esterno e vuote all’interno. Devono tornare a essere luoghi di vita reale, non solo destinazioni. I due aspetti devo integrarsi non sostituirsi.
Il riequilibrio tra turismo e residenza è una sfida complessa, ma inevitabile.
Richiede coraggio e una politica che torni a pensare in termini di comunità, non solo di flussi
Perché una città che perde i suoi abitanti perde anche il suo futuro. E nessun numero di visitatori potrà mai compensare quella perdita.

