RINCARI ENERGETICI, L’ITALIA SUL FILO DELLA CRISI SOCIALE: BENZINA E DIESEL NON TORNERANNO INDIETRO
Confindustria getta ombre cupe sul futuro economico del Paese: lo scenario peggiora, con lo shock energetico che incide già come una mazzata.
Ma il vero dramma non è solo macroeconomico
È sociale. In Italia, gli aumenti dei carburanti hanno una regola ferrea: non si torna indietro. Si stabilisce un nuovo prezzo di mercato, e lì si resta. Difficile, se non impossibile, vedere il diesel sotto i 2 euro al litro o la benzina sotto gli 1,90. Questo non è un semplice fastidio per il portafoglio: è la miccia di una crisi sociale con cui il governo dovrà fare i conti nei prossimi mesi.
I redditi medi degli italiani non reggono l’urto.
Salari fermi da anni, mentre i costi dell’energia schizzano alle stelle. Due le strade per evitare il collasso: adeguare i salari a questi livelli insostenibili, o smantellare le accise che gonfiano il prezzo dei carburanti. Lo Stato, però, non se lo può permettere: le entrate fiscali su benzina e diesel sono una voce imprescindibile del bilancio pubblico.
Resta allora l’opzione peggiore: prendere atto che, in pochi mesi, bollette, trasporti e prezzi al consumo scateneranno un malessere diffuso, foriero di una vera e propria crisi
Il rincaro dei carburanti non colpisce solo l’automobilista medio. È un domino letale per l’intera economia reale. Le merci viaggiano su gomma, e ogni litro in più significa costi lievitati per i trasporti. Risultato? I produttori e i rivenditori risparmieranno su tutto: dai generi alimentari ai saponi, dai vestiti ai beni di prima necessità.
Prezzi su di un terzo, stipendi inchiodati. Famiglie e imprese, dal piccolo artigiano al grande distributore, si troveranno schiacciate da un’inflazione selettiva ma feroce, che erode il potere d’acquisto senza pietà
La sfida per il governo è chiara e improrogabile.
Non bastano proclami o sussidi tampone: serve una strategia strutturale per arginare lo shock energetico, dal riequilibrio delle accise a incentivi mirati sui trasporti e sul sostegno ai redditi.
Altrimenti, il Peggioramento dello scenario segnalato da Confindustria non sarà solo una previsione, ma l’inizio di una protesta sociale che nessuno potrà ignorare.
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