REFERENDUM

REFERENDUM

La politica politicante e gli interessi di bottega si sono impadroniti del referendum sulla giustizia ed è un guaio.

Gran parte di chi vota NO pare interessato a garantirsi le posizioni acquisite o a colpire il governo più che a difendere il sistema attuale: alla domanda se ne è soddisfatto oltre la metà risponde no

Gran parte di chi vota SI lo fa – anche – per sostenere il governo. Fermo restando che dieci su dieci sono insoddisfatti del sistema attuale.

A me non pare un referendum contro i giudici bensì contro l’insoddisfacente funzionamento della giustizia di cui spesso anche i giudici sono vittime.

Io voto SI non perché sono un elettore di centro destra ma per i motivi che mi sembrano degni di riforma:
il palese uso politico, personale e spettacolare, che alcuni magistrati, soprattutto inquirenti, fanno delle indagini, coinvolgendo il GIP che quasi sempre accoglie le tesi della accusa dando poco o nessun ascolto a quelle della difesa: ne nascono centinaia (migliaia) di processi iniqui

Il palese apporto mediatico e divulgativo che i mezzi di informazione danno alle indagini che hanno contenuto anche solo vagamente politico, la solita compagnia di giro degli indignati che mette alla gogna l’indagato, i parenti, gli amici, i colleghi di partito, il partito stesso: il metodo riguarda media di destra e di sinistra, questi ultimi prevalgono per un linguaggio più aggressivo e per il prevalente orientamento a sinistra dei milionari editori/proprietari di testate e TV.

Il mercato delle vacche fra correnti, descritto così bene da Palamara, per assegnare incarichi non in base ai meriti ma in base alle tessere (e all’orientamento politico): è una prassi ormai nota anche ai paracarri, chi non la vede è solo perché non la vuole vedere.
la infinita lunghezza dei processi che tiene appesi per anni e qualche volta per decenni, l’imputato (o l’indagato!)

La irresponsabilità civile dei giudici per i danni provocati da errori talora perfino clamorosi. Il principio del “chi sbaglia paga” vale per tutti, non si capisce perché non valga per loro, che possono fare come tutti coloro che sono a rischio rimborsi: si assicurano.

L’impunità e gli automatismi di avanzamento di carriera che il CSM garantisce, tenendo dentro al sistema anche i più incapaci che, facendo carriera, aumentano l’entità dei danni arrecati

Le sentenze qualche volta bizzarre e incomprensibili che inducono il cittadino a criticare e sfiduciare l’intero sistema giudiziario, col rischio sempre più evidente della disistima totale.
la carcerazione preventiva e l’incertezza della pena: bene che vada una pena carceraria di 10 anni è scontata per la metà. Spesso la durata della carcerazione preventiva (che se non è giustificata da motivi solidi diventa un abuso incivile) è maggiore del periodo scontato per la pena inflitta.

Le sentenze schiettamente razziste. Di questi ultimi giorni: i rom, senza domicilio per definizione, condannati agli arresti domiciliari, la borseggiatrice seriale rimessa in libertà con immediato ritorno a borseggiare, lo Stato condannato a rimborsare € 700 per danno morale patito dal clandestino algerino con 23 reati non puniti e due espulsioni mai eseguite

Di contro le accuse di eccesso di legittima difesa o di omicidio volontario alle forze dell’ordine nello svolgimento del loro (prezioso) lavoro o ai privati cittadini che difendono se stessi e i loro averi da rapine, scassi, furti, violenze.
Sembrano sentenze addirittura provocatorie, per ribadire il potere di chi le emette: io sono io e tu non sei un c…o.

L’ISTAT ci offre i seguenti dati circa l’apprezzamento degli italiani sulla Magistratura:
“su una scala da uno a dieci, nel 2024 solo il 44% dei cittadini ultraquattordicenni assegna un punteggio di fiducia pari o superiore a 6, solamente il 15,3% esprime un livello di fiducia elevato, con punteggi tra 8 e 10, mentre il 41,4% si colloca nella fascia intermedia, con punteggi tra 1 e 5.
Malgrado il sistema giudiziario si collochi a metà della graduatoria delle istituzioni per livello di fiducia, il dato indica una persistente fragilità nella percezione pubblica della giustizia. Interessante notare come, a differenza di altre istituzioni, la fiducia nella giustizia risulti maggiormente elevata nel Mezzogiorno (46,7%) rispetto al Nord (41,5%) e al Centro (45,4%)”.

Comunque il consenso è sempre sotto il 50% dei cittadini

Tutto questo mi convince che il sistema giudiziario attuale possa essere migliorato a vantaggio di tutti, quindi il 27 marzo non andrò “al mare” ma andrò a votare SI.

Non contro i giudici: fra i miei amici più cari e più stimati annovero tre magistrati (ahimè tutti in pensione), uno compagno di università, gli altri due incontrati nel corso della mia lunga vita: uno in particolare ha alle spalle una carriera che lo ha collocato per anni ai vertici dell’ordine (non potere) giudiziario.

Competenti, prudenti, consapevoli, sempre lontani dalle ribalte mediatiche che loro stessi definiscono ”tossiche”. insomma uomini di primordine la cui amicizia mi onora

Uno di loro è elettore di centro destra e voterà si al referendum, gli altri due sono elettori di centro sinistra ma uno voterà si. Il terzo mi ha spiegato che voterà no perché non condivide il metodo del sorteggio nella composizione del nuovo CSM, voterebbe si sul resto del contenuto referendario.

Perchè aldilà della politica politicante e degli interessi di bottega, tutti quelli con cui ne parlo dicono che il sistema attuale va riformato

Cominciamo dal 27 marzo a riformarlo, nessuno vieta altri referendum migliorativi se necessario.

Chi va al mare io 27 marzo perde una occasione per migliorarsi la vita.

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