QUANDO UN SINDACO PERDE L’EQUILIBRIO

QUANDO UN SINDACO PERDE L’EQUILIBRIO

L’Associazione Italia-Israele di Firenze accusa Sara Funaro di aver dimenticato il 7 ottobre nel suo intervento sul Medio Oriente

C’è una lettera aperta dell’Associazione Italia-Israele di Firenze che merita più di un’alzata di spalle. Non è polemica politica spicciola. Tocca una domanda scomoda: cosa può dire, e cosa deve tacere, un sindaco quando parla di una tragedia internazionale che divide?

Nessuno nega a Sara Funaro il diritto di avere idee proprie. Ma la fascia tricolore non è un accessorio: è un vincolo. Chi la indossa non parla più a titolo personale, parla per un’intera città, fatta di cittadini che su quella tragedia la pensano in modi opposti. Usare un linguaggio sbilanciato su una delle crisi più laceranti del nostro tempo non è “prendere posizione”: è tradire il ruolo.

E qui arriva il punto che pesa più di tutti: il 7 ottobre 2023 non c’è. Il massacro di Hamas, il più grave eccidio di ebrei dopo la Shoah, semplicemente scompare dal racconto. Non è un dettaglio dimenticato per distrazione: è un’assenza che parla. Quando un fatto fondante viene rimosso da chi ha il dovere istituzionale di ricordare tutti, il sospetto di una memoria selettiva non è un’illazione, è una domanda legittima.

Questo non significa chiudere gli occhi sulla sofferenza dei civili palestinesi. Il dolore non ha bandiera, e le vittime innocenti , da una parte e dall’altra, meritano lo stesso rispetto. Ma proprio per questo un sindaco dovrebbe fare l’esatto contrario di quello che sembra aver fatto: non scegliere un lato, ma stare sopra le parti. Piangere le vittime, tutte, senza trasformare il Palazzo in una tribuna che spetta alla diplomazia, non ai Comuni.

E qui si arriva al paradosso più clamoroso.

Per decenni certa sinistra italiana ha distribuito patenti di democraticità come fossero moduli da compilare: chi è dentro il perimetro, chi è fuori, chi merita ancora di parlare in pubblico. È la stessa logica che, in tempi recenti, ha spinto qualcuno a chiedere a case editrici una dichiarazione preventiva di fedeltà ai valori “giusti” come condizione per partecipare a un festival. Non è antifascismo: è un esame di ammissione ideologico, ed è incompatibile con qualunque idea seria di pluralismo.

La contraddizione è servita su un piatto d’argento: chi si autoproclama guardiano dell’inclusione è spesso il primo a praticare l’esclusione, semplicemente cambiando bersaglio.

Il Medio Oriente non è un fumetto con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. È una delle regioni più stratificate e dolorose del pianeta, e chi lo riduce a uno schema binario non sta facendo informazione, sta facendo propaganda, nella migliore delle ipotesi, per pigrizia intellettuale.

Un sindaco non deve emettere sentenze su un conflitto internazionale. Deve rappresentare tutti, ricordare tutte le vittime, senza gerarchie di dolore e senza selezionare quali tragedie sono raccontabili e quali no. Solo così le parole di pace restano credibili. Il resto, per quanto ben intenzionato, resta quello che è: una scelta di parte spacciata per messaggio istituzionale. Forse Funaro fino al 10 luglio era la Sindaca più amata per il sole 24h, ma non da chi condanna il 7 ottobre.

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