Un Lockheed F 104 G Starfighter campeggia alle Cascine alla ex Scuola di Guerra Aerea di Firenze, la Sga-Saam, ora Istituto di Scienze Militari Aeronautiche e sede della Scuola Aeronautica Militare “G. DOUHET”.

E’ fissato in una perenne cabrata, una rappresentazione silenziosa di volo puro
Osserva sornione e rampante le attività dal piazzale Bandiera, sancisce con la sua austera snellezza e purezza di forme gli eventi e le cerimonie che in questi anni si svolgono a Firenze.

Non è altro che un monumento ormai, svuotato del suo vorace ed assordante motore e postbruciatore, ma ha pattugliato i cieli di Italia per quasi quarant’anni, dal 1968 ai primi anni 2000.
Il 2003 l’anno del ritiro definitivo, in Italia ne volarono 205 per l’Aeronautica Militare, tutti prodotti e sviluppati in Italia, costruiti su licenza statunitense.


Ma pochi sanno o ricordano che proprio a poche centinaia di metri dalle Cascine un altro F 104, anzi un TF 104, molto simile a quello oggi in esposizione ma in versione biposto, si schianto’ al suolo, e il disatro aereo non si trasformò in una strage, solo perché gli eroici piloti si immolarono per evitare di cadere sugli edifici e sulle vie trafficate di un pomeriggio fiorentino di metà anni ’70.

Sono passati 45 anni da quel giorno, ma la Scuola e Via Pistoiese sono sempre alla stessa distanza ovviamente, 2 chilometri e mezzo per strada, meno di due in linea d’aria.

Era la tarda mattinata del 20 settembre 1974, all’aeroporto militare di Grosseto, sede del 4^ Stormo, distinto dal cavallino rampante che contraddistingueva il velivolo di Francesco Baracca, donato dalla madre dell’Asso della 1^ Guerra Mondiale anche ad un giovanissimo Enzo Ferrari per la sua neonata scuderia.
Decollavano per un ordinario volo di addestramento il Tenente Colonnello Giordano Miani, 36 anni Comandante del Gruppo Caccia ed il Tenente Colonnello Salvatore Caruso, 31 anni. Piloti esperti con migliaia di ore di volo all’attivo.
Dopo le 17 erano sopra Firenze, si tornava alla base ma qualcosa non andava bene, il caccia volava troppo basso e oscillava paurosamente, avaria dell’azionatore flaps bordo uscita ala destra, si dirà poi.
Ma intanto non c’era tempo da perdere, il velivolo in sorvolo della città da sud risaliva sopra la stazione di Santa Maria Novella, sopra il centro storico e si dirigeva verso l’aeroporto di Peretola, che in origine, all’epoca della costruzione della Scuola di Applicazione della Regia Aeronautica nei tardi anni ’30, doveva essere collegato a tale complesso e formare la città del volo. Ma all’epoca dei fatti Peretola era un campo di volo periferico, non l’aeroporto cittadino di oggi.
Nel 1974 la pista poteva accogliere solo aeromobili ad elica. Un aviogetto non avrebbe avuto lo spazio di toccare terra.
Al pilota quindi, pare, venne negata l’autorizzazione per l’atterraggio di emergenza, la verità non fu mai appurata, non si sa se ebbe il tempo di chiederla, non si sa se era solo una manovra disperata.
La situazione ormai stava letteralmente precipitando però, l’aereo non più praticamente governabile, sotto di esso gli edifici popolosi del quartiere di Novoli, di Brozzi e Via Pistoiese, strada peraltro molto trafficata a quell’ora: sarebbe stata una immane tragedia.
I piloti decidono di non distrarsi, ma di dirigere in luogo non costruito ed individuano, probabilmente a vista, una via periferica, ricavata pochi anni prima dalla copertura del Fosso Macinante, ad una ventina di metri da Via Pistoiese e Via di Peretola, non lontano dalla Chiesa di San Biagio a Petriolo.


L’impatto fu tremendo ma causò pochi danni alle poche case vicine, solo cinque furono i feriti peraltro lievi ed il sacrificio dei due piloti. La Chiesa rimase intonsa.
A metà di Via Pistoiese, dove oggi sorge un supermercato, allora vi era un grande magazzino, molto conosciuto a Firenze, il Pippucci, il cui omonimo proprietario nei paraggi fu ferito ad una mano da una scheggia del parabrezza esploso della sua Citroen Pallas, che venne praticamente tranciata in due da un moncone dell’ala del caccia.
La pubblicità dell’epoca recitava, fino agli anni ’90, la ricordo ancora, “sei fortunato, perché c’è Pippucci”, ma la vera fortuna fu la sua che due piloti, due Militari, partiti per un volo di addestramento, sacrificarono la loro vita per salvare un intero quartiere.