Pio XI, al secolo Achille Ratti, il papa passato alla storia per i Patti Lateranensi del 1929, era un personaggio quantomeno discutibile. Il clero romano lo trovava freddo e brusco. A ragione. 

Uomo pio di nome, ma non di fatto, si caratterizzava per la proverbiale rigidità, accompagnata da un’ostentata indifferenza verso gli altri. Durante una delle passeggiate quotidiane del pontefice, un anziano giardiniere vaticano si accasciò al suolo lì vicino, colpito da un attacco cardiaco. Mentre altri giardinieri, insieme a una guardia che aveva accompagnato il papa, accorsero ad aiutarlo, qualcuno indicò al papa quello che stava accadendo. Questi continuò per la sua strada.

Gli scatti d’ira erano un altro tratto disitintivo di Ratti. Un monsignore confidò a un informatore che quando doveva vedere il papa tremava, “tante sono le mortificazioni che deve subire” costretto a restare inginocchiato.

Una lettera scoperta di recente offre un’insolita, per non dire stupefacente, testimonianza di quanto duro fosse Pio XI. Nel 1919, mentre si trovava a Varsavia come inviato di Benedetto XV, Achille Ratti aveva scritto al suo assistente chiedendo che qualcuno gli recapitasse alcuni documenti che aveva lasciato nella scrivania, assieme a “un revolver con le rispettive munizioni“. Il futuro papa teneva la pistola nel cassetto della sua scrivania alla Biblioteca Ambrosiana. Quando fu eletto al siglio pontificio da Milano si trasferì a Roma, portando con sè il revolver.