Oh generale, mio generale
La tesi della fisica aristotelica è che in natura non esiste il vuoto e che appena esso appare viene subitaneamente riempito.
In fisica l’assunto è stato smentito dopo circa 2000 anni
Nel sapere generale il principio è rimasto indelebile. Su questa scia una regola aurea della politica è che ‘il vuoto si riempie’. Per dirla come Lenin ‘In politica il vuoto non esiste’. Quando crollò il quadrilatero che governava la prima repubblica ci si affannò a riempire quel vuoto. Occhetto perse la guerra d’occupazione a favore dell’esercito messo su con fantasia non comune, con la fortuna degli esordienti e tutti i soccorsi del caso, da chi ancora oggi da morto campeggia come ‘ presidente’ nel simbolo dei suoi epigoni.
Quel vuoto è sempre stato un po’ l’incubo dei comunisti che si spostavano verso posizioni meno indisponibili
Il PCI lasciava spazio e pretendeva che non si riempisse. ‘Nessuno a sinistra’, si diceva. E invece c’era sempre chi si allocava in quel pezzo di territorio più integralista e abbandonato.
A destra non ci fu mai la pretesa di non vedere ricoperto il segmento che via via si liberava. Vero è che si era alla scissione dell’atomo, attesi i numeri e l’influenza politica.
Mentre da una parte i movimenti a sinistra del partito madre hanno avuto numeri e ruoli anche di governo, dall’altra i partiti primigeni hanno sempre avuto il monopolio sostanziale della rappresentanza
Nel 2012, probabilmente volendo Berlusconi liberarsi dei ‘ fascisti’ del Pdl e non lasciare vuoti a destra, non scoraggiò, anzi aiutò anche con una robusta dazione, la scissione di Fratelli d’Italia, che esordì con l’1,96% nel 2013 per arrivare al 26% nel 2022.
Di fatto, fdi si pose come movimento continuatore della destra postfascista italiana
La particolarità più interessante del fenomeno è che mentre una parte del nascente movimento si riallacciava a aree di potere sempre coltivate con l’efficienza e la disinvoltura settentrionale unita alla intelligenza insulare affilata, accomodante e esperta , il cuore e l’anima della leader e del suo ceppo di provenienza erano e si proponevano come i continuatori della storia e delle posizioni più genuine del Movimento Sociale Italiano. Anima veramente ‘ sociale’
,popolare, anti Ue, anti banche comandanti, più integralista del pur determinato gruppo di Gianni Alemanno.
Poi è successo quel che è successo
L’impressione che il grande bluff del governo Meloni si stesse compiendo non è rimasta nelle penne e nelle parole dei pochi che avevano intuito e svelato il progetto Draghi 2. Lo sviamento dalle idee e dai progetti, atto dopo atto, nonostante le qualità oratorie e social,ormai era evidente. Così l’area lasciata senza occupanti sobbolliva sempre più.
Le persone non si recavano ai seggi, mentre la ‘neodc’ di Giorgia Meloni raccoglieva i fedeli, i fedelissimi, i voti a naso turato, la bandwagon, i sottomessi volontari, i neodemocristiani sempre presenti, oltre agli yes men, agli opportunisti e alla consueta scia rivoltante che segue sempre l’esercito del vincitore. Nel partito di governo comunque nessuno o quasi pensava che ci fossero soluzioni con un minimo di prospettiva per collocarsi nel vuoto a destra, sempre più vistoso. È che spesso il successo confonde. Come Totò volle essere il principe di Bisanzio Antonio de Curtis, Fdi si illuse di essere il MSI e finse di essere figlio di An.
Finché le circostanze non partoriscono il personaggio e tutto il resto che necessita. L’esercito del generale è in marcia
Niente scissione, ma proselitismo che batte là dove percuoteva in passato un’imbattibile Meloni, la gemella del premier che si è oggi dissolta nel ponentino.
I sondaggi ( per il valore che possono avere) danno un impulso iniziale notevole, molto superiore a quello che il Meloni Party ebbe agli esordi. È che il generale non è un underdog, è una personalità con stellette plurilaureato, con un passato militare che in Italia non ha precedenti dall’Unità a oggi, conosciuto e professionalmente stimato in tutto il mondo, con relazioni sopra e sotto il tavolo planetario che neppure si immaginano, felice nell’eloquio e nell’immagine e per ora sembra che vada col vento in poppa anche con il popolo del mondo al contrario.
Lo frena un po’ quel cripto fascismo folclorico dei gagliardetti di decima e di me ne frego, per la soddisfazione del consueto manipolo di cretini
Ma procede in una risposta malfatta che monta sempre di più per chiara responsabilita di un governo che le cose non le ha fatte o le ha mal fatte.
Triste vedere il generale pescare a strascico i soliti pesci fradici che montati in barca soffocheranno i buoni stimoli se ce ne sono.
Ma devo dirlo perchè in questa commedia a soggetto che sa un po’ di un sudamerica anni 50 popolare, barricadero, similpatriottico, nessuno si prende cura di ovviare politicamente e cambiare strada e far chetare l’esercito futurista.
Tutti invece si domandano chi paga il generale, chi lo manovra, a cosa punta, con chi si allea ,in un interna corporis e un balletto per addetti che denota che forse il generale è poco per la lezione che meriterebbero
Strano che le stesse domande non se le pongano l’un l’altro gli schieramenti in lizza. Perchè se se lo domandassero, e rispondessero con un minimo di sincerità, per mandarli tutti a quel paese non sarebbe necessario nessun castigamatti con o senza stellette.
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