Nord Stream, miliardi all’Ucraina e il conto agli europei
Fino ora l’ Unione Europea ha stanziato quasi 200 miliardi di euro totali dall’inizio del conflitto, incluso l’ultimo maxi-prestito da 90 miliardi di euro (60 per le armi e 30 per il bilancio statale).
L’Italia, nello specifico, ha stanziato circa 3 miliardi di euro in aiuti puramente militari (armi e difesa), a cui si aggiunge la quota di partecipazione ai fondi europei
La NATO Coordina politicamente e logisticamente le forniture dei singoli Stati membri senza erogare direttamente denaro dal proprio bilancio centrale.
PRATICAMENTE SOSTENIAMO CHI HA CAUSATO IL PIÙ GRANDE ATTENTATO ALL’EUROPA DAL DOPO GUERRA AD OGGI
A cosa mi riferisco? Al caso Nord Stream.
Perché è acclarato che siano stati apparati dei servizi segreti ucraini, perché secondo la Procura federale tedesca il sabotaggio è stato pianificato ed eseguito da cittadini ucraini su mandato di apparati dello Stato di Kiev.
Questo attentato ha cambiato la nostra economia e quindi le nostre tasche.
Il sabotaggio del Nord Stream non ha colpito solo i gasdotti nel Mar Baltico: ha innescato un terremoto macroeconomico che ha riscritto le regole della crescita, dell’inflazione e della spesa pubblica in tutto il continente
Ecco come l’onda d’urto ha travolto l’economia generale: a livello europeo, il blocco del gas low-cost ha spento i motori della crescita della Germania, trascinando l’Eurozona in una fase di stagnazione economica. Per evitare il collasso e proteggere cittadini e imprese dallo shock energetico, i governi europei hanno dovuto stanziare centinaia di miliardi di euro in sussidi e aiuti di Stato.
Questo massiccio intervento pubblico ha appesantito i debiti sovrani
Secondo gli studi sull’impatto degli embarghi energetici pubblicati su ScienceDirect, la rinuncia strutturale al gas russo ha imposto una riduzione forzata dei consumi e un raddoppio dei costi di welfare per l’intera Unione Europea, costretta a importare costoso Gas Naturale Liquefatto (GNL) via nave dagli Stati Uniti.
In Italia, le conseguenze macroeconomiche analizzate nei bollettini della Banca Centrale Europea (BCE) sono state immediate e tangibili per tutti, non solo per le fabbriche: i costi dell’energia si sono ribaltati a cascata su qualunque bene di consumo, dai trasporti alimentari ai prodotti al dettaglio, portando l’inflazione italiana a picchi record, facendo sì che il potere d’acquisto venga azzerato: le famiglie hanno visto i propri salari reali erosi dal carovita e dalle bollette record, provocando una brusca frenata dei consumi interni, oltre alla spesa pubblica sotto pressione: lo Stato italiano ha dovuto bruciare decine di miliardi di euro in decreti “Aiuti” e bonus sociali, sottraendo risorse preziose a investimenti strutturali e alla riduzione del cuneo fiscale
Il caso Nord Stream, approfondito nelle analisi geo-economiche dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), ha dimostrato che la stabilità geopolitica è la variabile economica più importante di tutte. L’Europa e l’Italia hanno evitato il blackout e diversificato i fornitori, ma a un prezzo altissimo: un’economia strutturalmente più costosa e un debito pubblico più pesante.
E noi non dovremmo arrabbiarci quando vediamo i nostri governanti dare i nostri soldi ad un cocainomane terrorista e nemico dell’Europa?
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