Montedomini, la Torre eburnea non risponde: la sindaca si trincea, i cittadini restano senza risposte
Firenze prove tecniche per il Campo largo.
La Commissione Controllo del 3 agosto non ha chiuso il caso Montedomini. Lo ha spostato su un terreno ancora più delicato: quello della responsabilità politica
E lo ha fatto in una seduta a tratti surreale, dominata da provocazioni sterili e da toni velatamente minatori di una maggioranza che è apparsa rinchiusa, asserragliata nella propria Torre eburnea.
Il merito di aver portato la vicenda all’attenzione pubblica è delle opposizioni, che hanno svolto con serietà il proprio ruolo istituzionale. Accesso agli atti, ricostruzione documentale, pressione politica: è questo il significato autentico della funzione di controllo, non emettere sentenze, ma pretendere trasparenza. Ed è significativo che, oltre ai gruppi di centrodestra, anche consiglieri di aree politiche molto diverse abbiano chiesto ulteriori approfondimenti: segno che la questione non può più essere liquidata come una semplice polemica di parte.
Durante la Commissione, il presidente di Montedomini Maurizio Frittelli ha ribadito che la valorizzazione del patrimonio immobiliare non nasce con l’attuale Consiglio di amministrazione, ma affonda le radici in scelte precedenti; che gli introiti degli immobili sono essenziali per sostenere i servizi sociali; che il regolamento necessita di essere aggiornato
Elementi che meritano di essere considerati, ma che aprono interrogativi invece di chiuderli: se quella strategia esiste da anni, chi esercitava l’indirizzo politico e la vigilanza ne era a conoscenza? Quale fu il livello di condivisione delle scelte tra Palazzo Vecchio e Montedomini?
Sono domande politiche, non accuse giudiziarie. E la legittimità di un ente assistenziale di autofinanziarsi in che modo dovrebve essere maggiormente tutelata rispetto a quella di un privato cittadino di disporre LIBERAMENTE della prolria proprietà immobiliare?
È qui che entra inevitabilmente in gioco la posizione della sindaca Sara Funaro. Vicepresidente di Montedomini, assessora al Welfare per circa dieci anni nelle giunte Nardella, oggi sindaca del Comune che nomina la maggioranza del Consiglio di amministrazione dell’ASP: questi sono fatti, non illazioni. Proprio per questo appare difficile sostenere che la vicenda riguardi un soggetto estraneo all’amministrazione comunale.
Ripetiamolo con chiarezza: non si tratta di attribuire responsabilità penali, che competono esclusivamente all’autorità giudiziaria qualora vi fossero i presupposti. Si tratta di affermare che esiste una responsabilità politica dalla quale il primo cittadino non può chiamarsi fuori
E se davvero, come sostiene, non ne era a conoscenza, la domanda diventa altrettanto scomoda: come è possibile che chi ha guidato per un decennio le politiche sociali della città, sedendo ai vertici dell’ente, sia caduta dal pero proprio sul tema che meglio di ogni altro avrebbe dovuto conoscere?
A dare corpo a questa domanda sono stati, nel corso della Commissione, la capogruppo di Fratelli d’Italia Angela Sirello e il consigliere Matteo Chelli, che hanno sostenuto come i lavori abbiano confermato che il ricorso agli affitti turistici da parte di Montedomini fosse una scelta consapevole e ponderata, non un’anomalia scoperta per caso
I due consiglieri hanno criticato la sindaca per non essersi assunta, a loro giudizio, le proprie responsabilità politiche, e hanno sollevato interrogativi anche sulla nomina dell’avvocato incaricato dall’ente e sul mancato stanziamento di risorse comunali per recuperare immobili da destinare alle famiglie in difficoltà. Non è un dettaglio che, anche in questa occasione, Funaro non si sia presentata in prima persona a rispondere.
Ecco il vero cortocircuito,
Negli ultimi anni Palazzo Vecchio ha costruito gran parte della propria narrazione pubblica sulla necessità di limitare gli affitti turistici privati: regolamenti, campagne, polemiche sulle key box, richieste di verifiche sugli immobili sfitti. Il messaggio è stato chiaro, il proprietario privato descritto spesso come parte del problema dell’emergenza abitativa
Nel frattempo emerge che un ente pubblico a finalità sociali valorizzava parte del proprio patrimonio anche attraverso il mercato turistico, motivando la scelta con la necessità di reperire risorse per i servizi assistenziali. Una motivazione discutibile e valutabile, ma che rende evidente la tensione politica: se un’attività economica è legittima e utile quando genera entrate per un ente pubblico, va spiegato perché la stessa attività, esercitata nei limiti di legge da un privato, venga descritta come socialmente dannosa.
Il punto non è negare la funzione sociale di Montedomini, né il lavoro quotidiano degli operatori delle RSA, né la storia secolare dell’istituzione
Il punto è che la Costituzione tutela il diritto di proprietà riconoscendone la funzione sociale, consentendo limiti previsti dalla legge per l’interesse generale: il dibattito dovrebbe concentrarsi su come bilanciare interesse pubblico e diritti individuali, evitando la percezione di regole diverse a seconda che il proprietario sia un ente pubblico o un cittadino privato.
È questa la questione che la sindaca dovrebbe affrontare apertamente in Consiglio comunale: non con dichiarazioni affidate ai giornali, non con comunicati stampa, ma davanti all’assemblea elettiva della città, nel luogo naturale del confronto democratico
Nel dibattito in aula, l’assessore al Welfare Nicola Paulesu ha difeso la linea dell’amministrazione sugli affitti brevi, ricordando che esiste un regolamento che impedisce nuove attività in questo senso: una difesa che riguarda però le regole imposte ai privati, non la coerenza di un ente controllato dal Comune che ha seguito, di fatto, la logica opposta.
Anche dentro la maggioranza sono emersi segnali di disagio, con esponenti di AVS-Ecolò che hanno chiesto un rinnovamento della governance degli enti coinvolti: segno che il tema non riguarda soltanto le opposizioni.
Le opposizioni hanno fatto il loro dovere: domande, atti acquisiti, commissioni richieste, richiesta che la sindaca riferisca in aula. Ora tocca alla maggioranza dimostrare che il controllo democratico non è un fastidio, ma un elemento essenziale della buona amministrazione
Perché il nodo di Montedomini non è soltanto la gestione di undici appartamenti. È la credibilità di una politica che chiede sacrifici ai cittadini, impone vincoli ai proprietari privati e deve dimostrare di applicare a se stessa gli stessi criteri di trasparenza, coerenza e responsabilità che pretende dagli altri. Chi guida una città come Firenze non può limitarsi a dire che tutto era legittimo: deve spiegare se tutto fosse anche politicamente coerente. E chi, davanti a queste domande, sceglie sistematicamente di fuggire dal confronto, offre della propria maggioranza l’immagine più impietosa: quella di chi predica trasparenza e pratica il silenzio.
Infine, va rilevato come il Comune di Firenze sia indicato tra i modelli virtuosi di una futura sinistra al governo del Paese e questa vicenda pone più di una domanda su come in caso di vittoria alle politiche del 2027 la sinistra intenda finanziare il welfare del sistema Italia
Si perchè a questo punto è lecito supporre che le patrimoniali potrebbero essere dirette e indirette, come nel caso dei piccoli proprietari privati fiorentini.
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