La Corte Suprema si è espressa: “non esiste un ‘diritto soggettivo’ a mangiare il panino portato da casa ‘nell’orario della mensa e nei locali scolastici’ e la gestione del servizio di refezione è rimesso ‘all’autonomia organizzativa’ delle scuole“. È questa la battuta finale di una battaglia legale che andava avanti da anni, scaturita quando 58 famiglie torinesi avevano fatto richiesta al Comune di far mangiare ai loro figli i pasti portati da casa, che in prima battuta aveva visto una vittoria dei genitori. L’istituzione scolastica – sottolineano le Sezioni Unite della Cassazione, dando infine ragione a Comune e Ministero sulla libertà delle scuole di organizzare il servizio mensa e ribaltando così la pronuncia della Corte d’appello – non è un luogo dove si esercitano liberamente i diritti individuali degli alunni né il rapporto con l’utenza è connotato in termini meramente negoziali, ma piuttosto è un luogo dove lo sviluppo della personalità dei singoli alunni e la valorizzazione delle diversità individuali devono realizzarsi nei limiti di compatibilità con gli interessi degli altri alunni e della comunità’, con ‘regole di comportamento’ e ‘doveri cui gli alunni sono tenuti’, con ‘reciproco rispetto, condivisione e tolleranza’“.

Una decisione che scontenta molte famiglie che rivendicano il diritto di mandare i bambini a scuola portandosi il pasto da casa. Esigenza dettata non solamente da motivi di risparmio ma spesso anche dal dubbio sulla qualità dei prodotti offerti. Una recente indagine Coldiretti/Ixe’ ha rilevato infatti che più di un italiano su quattro (il 26%) valuta negativamente i pasti serviti nelle mense scolastiche, dove si stima ne vengano consumati 380 milioni all’anno, per un totale di due milioni e mezzo di studenti soltanto per quanto riguarda la scuola dell’obbligo.

Secondo l’indagine una netta maggioranza del 71% di italiani ritiene che le mense dovrebbero offrire i cibi più sani per educare le nuove generazioni dal punto di vista alimentare mentre solo il 12% pensa che dovrebbero essere serviti i piatti che piacciono di più. Per assicurare il miglior rapporto prezzo/qualità ma anche per educare le nuove generazioni Coldiretti sollecita a privilegiare negli appalti delle mense scolastiche i cibi locali ed a km0 che valorizzano le realtà produttive locali e riducono i troppi passaggi intermedi, dietro i quali è più elevato il rischio di frodi e sofisticazioni alimentari. 

Proprio su questa linea la maggiore organizzazione degli agricoltori italiana ha lanciato da qualche tempo il progetto “Educazione alla Campagna Amica” che prevede lezioni nelle fattorie didattiche e nei laboratori del gusto organizzati all’interno delle aziende agricole ed in classe coinvolgendo alunni delle scuole elementari e medie di tutta Italia. Una prospettiva di educazione alimentare confermata dal protocollo d’intesa recentemente siglato da Coldiretti con il ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti per diffondere la cultura di una corretta alimentazione. “L’obiettivo – ha affermato Coldiretti – è quello di formare consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura ai cibi consumati ogni giorno e fermare così il consumo del cibo spazzatura“.