Meloni, Scendi in Campo o Premi il Pulsante dell’Autodistruzione: Lezioni dalla Storia per Salvare la Riforma Nordio

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Meloni, Scendi in Campo o Premi il Pulsante dell’Autodistruzione: Lezioni dalla Storia per Salvare la Riforma Nordio

In un febbraio 2026 che profuma già di resa dei conti, il referendum sulla riforma della giustizia – quella “Nordio” che separa le carriere dei magistrati, istituisce due CSM e una Corte disciplinare – si sta trasformando in un’arena gladiatoria dove l’affluenza è l’arma decisiva.

I sondaggi urlano chiaro: il Sì, sostenuto dal centrodestra, è ancora avanti (53% secondo Noto, 52-53% per YouTrend con alta affluenza), ma il No sta rimontando furiosamente, guadagnando 6 punti in poche settimane.

Con un’affluenza bassa (intorno al 40-46%), il No vince di misura (51% per Ipsos e YouTrend), grazie a un’opposizione motivata e ideologica.

ll centrodestra ha i numeri, ma il suo elettorato è “pigro”, distratto da una campagna troppo istituzionale e tecnica

Giorgia Meloni, leader eletta direttamente dagli italiani con un mandato forte, non può più stare defilata: deve buttare tutto sulla sua persona, trasformare questo voto in un plebiscito pro-governo, o rischia di perdere di poco e innescare l’autodistruzione della sua autorevolezza. Non per colpa degli avversari, ma per aver sottovalutato la battaglia, lasciando il suo elettorato demotivato e a casa.

La Storia Insegna: Craxi Vinse Giocandosi Tutto, Renzi Perse Negandolo
Guardiamo al passato, perché la politica italiana (e non solo) è piena di leader che hanno legato il loro destino a un referendum, vincendo o affondando. Prendiamo Bettino Craxi nel 1985: il referendum sulla scala mobile, promosso dal PCI per abrogare il decreto che tagliava i punti di contingenza salariale, fu un test cruciale per il suo governo socialista. Craxi non esitò: personalizzò la campagna, la buttò in politica, la trasformò in un voto pro o contro il suo riformismo anti-inflazione

Risultato? Il No all’abrogazione vinse con il 54,3%, Craxi fu incoronato come leader forte, e quel successo consolidò il suo potere per anni.

Fu un plebiscito personale: Craxi scese in campo, mobilitò il suo elettorato moderato, e trasformò una misura tecnica in un simbolo di modernizzazione. Meloni, oggi, ha una riforma altrettanto “tecnica” – la giustizia non scalda i cuori come l’immigrazione – ma potrebbe fare lo stesso: legarla alla sua narrazione di “giustizia per i cittadini contro le procure politicizzate”, con comizi infuocati al Sud (dove l’affluenza è più bassa) e appelli diretti alla base di FdI.

Al contrario, Matteo Renzi nel 2016 commise l’errore opposto

Inizialmente personalizzò il referendum costituzionale (“Se perdo, lascio la politica”), ma poi, sentendo l’aria che tirava, provò a fare marcia indietro: “Non è un voto sul governo, giudicate il merito”. Troppo tardi: il dado era tratto, gli italiani lo videro come un plebiscito su di lui.

Il No schiacciante (59%) lo delegittimò, costringendolo alle dimissioni immediate.cdda3ec74179 Renzi pagò caro la tiepidezza finale: il suo elettorato non si mobilitò abbastanza, l’opposizione sì. Meloni rischia lo stesso: se resta “istituzionale” (come ha fatto finora, evitando di politicizzare troppo per non farne un test sul governo), il voto basso la punirà.

I sondaggi lo dicono: il 45% degli italiani si aspetta la vittoria del Sì, ma solo se l’affluenza supera il 46-52%.5996387f5dc1 Senza la sua discesa in campo – comizi a Milano, Napoli, video virali, appelli alla base – il No vincerà per inerzia, e l’amaro in bocca sarà doppio: aver perso una riforma attesa da decenni, e aver eroso l’autorevolezza del governo senza un vero scontro.

De Gaulle: Perdite che Uccidono, Vittorie che Riformano

Oltreconfine, Charles de Gaulle offre una lezione ancora più drastica.

Nel 1969, il Generale legò il suo destino al referendum sulla riforma del Senato e la regionalizzazione: perse (No al 52,4%) e si dimise il giorno dopo, ponendo fine alla sua era.cac215 Ma prima?

Aveva vinto referendum cruciali, come quello del 1958 per la V Repubblica, che gli permisero di riformare la Francia dalle fondamenta, centralizzando il potere e modernizzando lo Stato. De Gaulle capì che un leader “voluto direttamente dagli elettori” – come Meloni oggi, eletta con un plebiscito nel 2022 – trasforma ogni voto popolare in un giudizio sul suo mandato.

Che si mobiliti o meno, il referendum sarà visto come un Sì/No al governo: astenersi dal personalizzarlo non cambia nulla, se non indebolire la propria parte.

Meloni non è De Gaulle, ma il parallelo calza: ha già portato a casa vittorie (come l’autonomia differenziata in standby), ma questa riforma giustizia è il primo grande test costituzionale

Perdendola per affluenza bassa – stimata al 43% da Noto, con il 14% indeciso – non dovrà dimettersi formalmente (come ha già detto), ma darà slancio enorme all’opposizione: Pd, M5S e ANM si galvanizzeranno, i sondaggi nazionali caleranno, e divisioni interne (Vannacci docet) esploderanno.

Non è la fine del mondo, ma un colpo al momentum: il governo entrerebbe in una fase zoppa, con meno forza su premierato e altre riforme

Tempo di Agire: Mobilitare o Perdere
In sintesi, Meloni, scendi in campo. Trasforma questa campagna in una “fase due” personale, come stanno già sondando in FdI: comizi, spiegazioni territoriali, narrazioni forti contro “i centri di potere” che bloccano l’Italia.85d059 Il tuo elettorato è compatto (92-93% per il Sì), ma ha bisogno di te per muoversi.34861a Sottovalutare la battaglia significa premere il pulsante dell’autodistruzione: perdere di poco, delegittimarti davanti agli italiani, e regalare all’opposizione un’arma letale.

Craxi vinse giocandosela tutta, Renzi perse fingendo di no, De Gaulle riformò vincendo ma affondò perdendo. Tu hai cinque settimane: mobilita, o rischi l’amaro in bocca di un No che poteva essere evitato. La storia non perdona i tiepidi.

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