MEDIASET GIOCA A “LIBERAL” MA GUARDA AI SOVRANISTI

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MEDIASET GIOCA A “LIBERAL” MA GUARDA AI SOVRANISTI

​C’è un paradosso che agita i corridoi di Cologno Monzese, un cortocircuito identitario che rischia di mandare in tilt il telecomando di milioni di italiani.

Mentre Forza Italia cerca faticosamente di restare a galla tra i flutti del centrodestra, Mediaset si trova a vivere una schizofrenia senza precedenti

La testa è “liberal” e guarda all’Europa, ma il cuore (e lo share) batte a ritmo di sovranismo. E questo per un mix di pragmatismo economico e idealismo politico.

​Da una parte c’è la strategia industriale di Pier Silvio Berlusconi. Il suo obiettivo è chiaro. Intende trasformare il Biscione in MFE (MediaForEurope), un colosso transnazionale capace di sfidare Netflix e i giganti americani. Per farlo, serve un’immagine pulita, moderna, “anti-sovranista” per non spaventare i mercati e i partner europei. È la Mediaset che sogna di essere la nuova casa del liberalismo europeo, quella che chiede a Antonio Tajani “facce nuove” e un linguaggio meno nostalgico.

​Dall’altra parte, però, c’è la realtà degli ascolti

Programmi come quelli di Paolo Del Debbio e Mario Giordano continuano a essere le corazzate del gruppo. Qui, il linguaggio è l’opposto del liberalismo da salotto. E’ il “sovranismo televisivo” che dà voce alla pancia del Paese, lo stesso pubblico che ha incoronato Giorgia Meloni e che guarda con sospetto alle direttive di Bruxelles.

​Il recente attacco frontale di Del Debbio alla proprietà di Mediaset, rea di aver convocato a più ripreseTajani negli uffici dell’azienda, ha svelato il nervo scoperto. I volti di punta di Mediaset non accettano di essere normalizzati

Loro sanno che lo share si fa con la “furia popolare”, non con i distinguo europeisti.
​Mentre Forza Italia si interroga sul proprio futuro, Mediaset sembra aver già scelto il suo campione per le elezioni del 2027. Nonostante le radici azzurre, il feeling tra i Berlusconi e Palazzo Chigi è ai massimi storici. Pier Silvio ha definito Giorgia Meloni “il miglior premier d’Europa”, un’incoronazione che pesa come un macigno sul futuro di Tajani.

La strategia è sottile

Si spinge per una Forza Italia “liberal e moderata” per occupare lo spazio centrale e drenare voti al PD ma nei fatti si guarda benevolmente al Governo Meloni, garantendo stabilità a un’azienda che non può permettersi scossoni politici mentre scala le vette del mercato Europeo.

​Il “problema” Mediaset è che non può più stare con un piede in due scarpe

Se vuole essere il campione del liberalismo europeo, deve “raffreddare” i suoi talk show più aggressivi, rischiando però di svuotare il consenso di destra. Se continua a cavalcare il sovranismo per fare ascolti, rischia di indebolire la propria credibilità internazionale.

​Per ora, il Biscione ha scelto la via del realismo cinico, ovvero di dare ragione ai liberali nelle interviste e ai sovranisti nei palinsesti

Ma con l’avvicinarsi del 2027, questa ambiguità diventerà insostenibile. La domanda non è più se Mediaset sia con Tajani o con la Meloni.

La domanda è: quanto ancora Forza Italia può servire a un impero che ha già trovato nella Premier il suo nuovo, potentissimo, garante?

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