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Home Economia

Maledetto 3%

di Maurizio Bianconi
27 Aprile 2026
In Economia
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debito pubblico
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Maledetto 3%

Qualche anno fa conobbi uno scrittore famoso e pluripremiato. È l’editor dei miei lavori dal 2020. Non mastica di politica e anche per questo è insuperabile con i miei scritti.

Nel mettere le mani sul mio “Un graffio al peggio – 25 consigli ai nuovi politici fra europeismo, sovranismo e nuovi orizzonti’ ( 2020), si imbattè in una notizia che gli parve una bufala con la B maiuscola

Con quel garbo che lo rende così gradevole mi disse ‘Maurizio dobbiamo rivedere qualcosa qua e là, ma soprattutto tieniti lontano dalle false informazioni, quelle incredibili che poi ti screditano.’

Si riferiva alla storia del 3% in questi giorni tanto in evidenza nella politica nazionale e UE

Questa percentuale è stata fissata come LIMITE INVALICABILE del rapporto fra PIL e deficit di bilancio e è norma del cosiddetto Patto di Stabilità, quello che determina i binari tassativi della spesa degli Stati UE.

Chi sgarra entra in ‘procedura d’infrazione‘. L’ Italia per volontà politica del governo ha imposto una politica di ‘austerity’ molto severa per attenersi al parametro. Ma non ce l’ha fatta a rientrarci e si è fermata al 3,01%.

Questo indicatore è considerato così fondamentale da finanza, politica e macroeconomia da non perdonare neppure uno 0,01 e il paese è rimasto fra i reprobi

Torniamo all’editor e alla genesi del 3%. Quella che lui riteneva una balla reale, ma che con la sua gentilezza innata chiamava ‘fandonia’, era la storia verissima e documentatissima sull’adozione di quel coefficiente.

Logico e normale pensare che un parametro che determina la sorte delle economie nazionali con tanta rigidità, sia frutto di studi approfonditi, analisi dei cicli economici, determinazione algoritmica del punto di sostenibilità .

Nulla di tutto questo e neppure considerazioni elementari di qualche centro studi ministeriale o di fondazioni private più o meno accreditate.

Il 3% sarà stato almeno una percentuale su calcoli di qualche contabile. No, neppure questo

Già lo scrivevo nel 2020 in ‘Un graffio al peggio ..’.

Qui lo ripeto pari pari ‘Quando viene in mente di domandarsi perché fu fatta la scelta del 3%, come rapporto limite fra PIL e deficit di Stato, la risposta che si ottiene appare incredibile. Lo racconta il suo inventore Guy Abeille, un modesto funzionario di Mitterrand che a metà degli anni ’80 non aveva trent’anni: “Il parametro fu deciso in meno di un’ora, senza basi teoriche per ragioni puramente comunicative dell’amministrazione Mitterand.”

Non è uno scherzo di cattivo gusto. Le cose stanno proprio cosi

Abeille ebbe a dichiarare con perfetta nonchalance ‘Il paletto del 3% fu scelto senza alcuna base scientifica. . .. . in meno di un’ora. . . . L’1% ci sembrava troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% avrebbe potuto mettere troppa pressione al governo. Siamo arrivati al 3%. . . . .,avevamo bisogno di qualcosa di facile. . .

Tre per cento?

È un buon numero, un numero storico che fa pensare alla trinità.’

Era giustificato il mio editor a crederla  una fandonia’. Invece era e è realtà. Quella che supera la fantasia.

C’è ancora di peggio. Il parametro cervellotico era stato scelto per la Francia di Mitterand. Fu ripreso pari pari e acriticamente per il patto UE.

Non penso che esista nulla di più indecente e irresponsabile di questo.

Sembra roba da film horror

Non da ‘Scherzi a parte’, perchè lì tutto finisce in una risata. Qui non ride nessuno.
Guy Abeille ha ammesso più volte ‘Nessuna base teorica: Non esiste alcuno studio scientifico che dimostri che il 3% sia la soglia oltre la quale l’economia crolla. Nessuna correlazione con la crescita: È un numero “estetico” che serviva a Mitterrand per arginare i suoi ministri.”.

Si è in presenza di una vera perversione conclamata che dimostra ai cittadini, in che mani siamo

Tanto più che ancora oggi in pieno caos geopolitico energetico economico il governo e l’Ue tengono per basilare quel parametro, numero casuale di pura fantasia.

Il lettore, l’elettore, il cittadino snobba argomenti di questo genere. Questo disinteresse garantisce l’impunità prima che l’immunità ai responsabili politici e non e ai poteri romani, complici funzionali di Ursula e c.

È una responsabilità che coinvolge le comunità che con la loro ignavia hanno di fatto consentito che queste classi dirigenti incoscienti e/o incompetenti occupassero la stanza dei bottoni e decidessero dei destini di un continente.

Siamo di fronte a bucanieri della politica e dell’economia, forse improvvisati o forse in perfetta malafede

Andrebbero comunque fermati e rimossi.
Tanto molti forzieri sono già ricolmi. E alle comunità non resta né molto spazio né molto tempo.

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