Maggio Musicale Fiorentino nel segno di Giacomo Puccini; se le elegiache melodie di Bohème hanno chiuso il 2025, tocca alle “recondite armonie” di Tosca alzare il sipario operistico del 2026. Sei recite, con inizio Domenica 11 gennaio alle ore 17; repliche il 13, il 15, il 16 gennaio alle ore 20, il 17 gennaio alle ore 17 e il 18 gennaio alle ore 15:30.
Andata in scena per 17 volte nel corso delle stagioni del Teatro, di cui l’ultima nel maggio del 2024, Tosca è uno dei titoli più celebri e amati del musicista lucchese. E per quanto concerne l’allestimento scenico è proprio quello del 2024 ad essere ripreso: firmato da Massimo Popolizio, con le scene di Margherita Palli, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Pasquale Mari, fu molto apprezzato ed applaudito.
Per quanto concerne il cast, Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio ci sarà il maestro Michele Gamba, di ritorno in Teatro dopo le recite de Il barbiere di Siviglia rossiniano dell’ottobre del 2020; Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini, la Maestra del Coro di voci bianche è Sara Matteucci.
Chiara Isotton – al suo debutto sulle scene del Maggio e fra le più apprezzate interpreti dei nostri giorni -sarà Floria Tosca, ruolo da lei interpretato più volte negli ultimi anni su alcuni dei più prestigiosi palcoscenici nazionali e internazionali fra cui il Teatro alla Scala, il Teatro la Fenice, l’Opera di Francoforte, l’Opera di Tokyo e il Metropolitan di New York; a le si alternerà Marta Mari nelle recite del 15 e 17 gennaio. Nella parte di Mario Cavaradossi, Vincenzo Costanzo e Bror Magnus Tødenes (recite del 15 e 17 gennaio); in quella di Scarpia, Alexey Markov e Claudio Sgura (15 e 17 gennaio).
Mattia Denti è Cesare Angelotti; Matteo Torcaso interpreta il ruolo de Il sagrestano; Oronzo D’Urso è Spoletta e Huigang Liu è Sciarrone. Chiudono il cast lirico Carlo Cigni nel ruolo di Un carceriere; nella parte del Pastore si alterneranno nelle 6 recite: Angelique Becherucci (recite del 11 e 16 gennaio), Dalia Spinelli (recite del 13 e 17 gennaio) e Spartaco Scaffei (recite del 15 e 18 gennaio).
Per Popolizio si era trattato di un debutto come regista d’opera; in occasione della recita del 2024, aveva dichiarato: “Insieme a Margherita Palli ci siamo posti come obiettivo quello di ricreare una maestosità romana che invece di guardare – soprattutto per quanto riguarda le scene che vedremo – allo splendore barocco dei luoghi originari dove si svolge l’opera prende come riferimento la ‘maestosità moderna’ che si respira nel quartiere del quartiere Eur di Roma. Ma voglio sottolineare che non ho cercato di avventurarmi in situazioni o soluzioni registiche strane, ma solo trovare un altro punto di vista per valorizzare al meglio i temi stessi dell’opera. Per esempio, durante il Te Deum, quello che vedremo sono dei ragazzini di periferia – come l’EUR, appunto – le signore che indossano il vestito migliore per l’occasione, suore con l’abito collegiale, insomma: non vedremo costumi o oggetti scenici di enorme impatto visivo anche poiché questo lavoro di ‘pulizia’ verso il quale ci siamo orientati rende quasi più sacro quanto vediamo scorrere sul palcoscenico. Come riferimento abbiamo preso un grande film di Bernardo Bertolucci, Il conformista, nel quale si respira in modo deciso l’aria della Roma, un’aria che noi cerchiamo di ‘portare in scena’ qui al Maggio con questo nuovo allestimento di Tosca. Nella nostra visione la Roma nella quale si muovono i protagonisti è certo elegante, ma anche estremamente violenta: uno dei pilastri di quest’opera infatti è Scarpia, che non solo è un uomo violento, ma anche profondamente sadico. Anche scenicamente questo è sottolineato dagli oggetti collezionati da quest’uomo, oggetti macabri e orrorifici: nel secondo atto vedremo ad esempio una libreria, dove sono conservati, sotto formaldeide, animali e bestie impagliate. Dunque ciò che abbiamo cercato di pensare e mettere in scena è una trasposizione temporale in una Roma bellissima e violenta che non muta però la sostanza del racconto e, soprattutto, non cambia quelli che sono i rapporti fra i protagonisti in scena.”
Una regia che dette un tono “noir” all’opera che perfettamente si addiceva, e che riscosse infatti un vivo plauso.
Il soggetto dell’opera è molto diverso da quello dei capolavori precedenti: si è parlato – anche per quanto concerne la vocalità – di accostamento al verismo, sebbene la cosa sia altamente discutibile: come ricordava Claudio Casini “la vocalità di «Tosca» fu condotta a lacerazioni prodotte dalle particolari tensioni cui il sistema pucciniano venne sottoposto, sì che parve avvicinarsi molto al verismo, mentre in realtà, se gli esiti possono sembrare simili, i moventi furono diametralmente opposti “
Il compositore si “innamorò” del soggetto assistendo a una rappresentazione del dramma di Sardou a Milano nel 1889. Pare però che Sardou non fosse inizialmente propenso a cedere il soggetto a Puccini, non abbastanza celebre per il borioso commediografo francese. La stessa ragione per cui negò a Umberto Giordano il consenso a musicare la sua Fedora, finché il compositore non si affermò con l’Andrea Chenier. Se non fosse per questi compositori italiani, oggi in pochi si ricorderebbero dello “eccelso ingegno” dell’autore francese.
Tosca venne così per terza dopo Manon e Bohéme e contribuì a consacrare Puccini tra i primi musicisti europei dell’epoca: il progetto di Ricordi, del sor Giulio, di farne l’erede di Verdi stava ormai diventando realtà. Fu però un trionfo molto di più per il pubblico che per la critica, che per molto tempo rimase diffidente nei confronti di Puccini; persino Gustav Mahler, grande ammiratore di Cavalleria Rusticana, coniò il termine Kunstmachwerk, che si potrebbe tradurre con opera d’arte rabberciata, per il capolavoro del collega italiano. Prova, se mai ce ne fosse bisogno, che non sempre i geni sono dotati anche di chiaroveggenza … C’è comunque dire che lo stesso Puccini, dopo aver affermato a proposito di Tosca : “Questa musica la può scrivere Dio e poi io” , solo un mese dopo il battesimo in teatro se ne usciva fuori con “Tosca mi pesa sulla coscienza come un peccato grave! La falsità del tema mi ripugna e vorrei non sentire più quest’opera”.
Sicuramente Pirandello avrebbe concordato sulla “falsità” del dramma, ma c’è anche da dire che Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, come sempre “marcati stretti” dal compositore, avevano snellito e semplificato quel testo farraginoso compiendo una sorta di miracolo:: da cinque atti a tre e da 23 personaggi a nove, dove quelli che contano (e … cantano, almeno in misura degna di nota) sono solo tre: il pittore filo francese Cavaradossi, la sua bella amante, la cantante Floria Tosca e il barone Scarpia, cattivo da manuale e manco a dirlo capo della polizia pontificia, un personaggio talmente ripugnante da non sfigurare affatto nella galleria di depravati e assatanati proposta da certo decadentismo, quello finemente analizzato da Mario Praz; il tutto, nell’anno di grazia 1800. Puccini poi curò assai meticolosamente il colore locale, nei minimi dettagli: basti pensare che volle ascoltare personalmente l’effetto delle campane mattutine dai bastioni di Castel Sant’Angelo (per l’introduzione del terzo atto) e si documentò in modo scrupoloso sulla liturgia del Te Deum che chiude il primo atto. Inoltre, in quest’opera Puccini cambia decisamente … registro rispetto ai due capolavori precedenti: sin dal vigoroso attacco iniziale, Tosca si mostra opera appassionata e sanguigna, con una perfetta caratterizzazione vocale dei personaggi: tenore lirico sognante e appassionato Cavaradossi, soprano passionale e decisa Tosca, malvagio integrale il baritono Scarpia, il cui leitmotive, con i “tre accordi in testa all’opera” è uno dei più celebri del dramma e chiude ciclicamente il primo atto. Si è parlato a questo proposito di un “wagnerismo” di Tosca; senza entrare in dettaglio nella questione, è certo che l’orchestra in quest’opera, con le sue impennate, le sue accensioni e le sottolineature liriche di alcuni momenti, ha un ruolo di primo piano. Infine il binomio Eros – Thanatos, sempre presente nei grandi lavori del compositore lucchese, assume qui una connotazione particolarmente sensuale.
TOSCA
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Melodramma in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal dramma La Tosca di Victorien Sardou
Edizione: Edwin F. Kalmus&Co. Inc., Boca Raton, Florida
Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro concertatore e direttore Michele Gamba
Regia Massimo Popolizio
Scene Margherita Palli
Costumi Silvia Aymonino
Luci Pasquale Mari
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci
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Floria Tosca Chiara Isotton/Marta Mari (15, 17/01)
Mario Cavaradossi Vincenzo Costanzo/Bror Magnus Tødenes (15, 17/01)
Il barone Scarpia Alexey Markov
Cesare Angelotti Mattia Denti
Il Sagrestano Matteo Torcaso
Spoletta Oronzo D’Urso
Sciarrone Huigang Liu
Un carceriere Carlo Cigni
Un pastore Angelique Becherucci (11, 16/01)/Dalia Spinelli (13, 17/01)/Spartaco Scaffei (15, 18/01)

