Fine anno e inizio anno nuovo al Maggio Musicale fiorentino con un “classico” ovvero la Bohème di Giacomo Puccini; insieme, naturalmente, all’ormai tradizionale concerto di Capodanno organizzato il primo gennaio dalla Scuola di Musica di Fiesole. Otto recite, le cui ultime due andranno in scena il due gennaio (ore 20) e il 4 gennaio (ore 15.30).
Lo spettacolo per la parte registica non era nuovo, ma una ripresa da parte di Stefania Grazioli dell’allestimento firmato da Bruno Ravella nel 2017, con le scene di Tiziano Santi e costumi di Angela Giulia Toso le luci di D.M. Wood riprese da Emanuele Agliati; è stato più volte riproposto e sempre accolto con simpatia e successo di pubblico e di critica. [i] Si tratta infatti di un allestimento gradevole e senza velleità stravaganti o eccessivamente … “avveniristiche”. Scene curate, che descrivono in modo “allusivo” quasi in sintonia con il periodo decadente costituite da “scatole” aperte e leggermente sghembe per la soffitta del primo e del quarto quadro e per il caffè Momus del secondo, mentre per il terzo c’è solo una landa desolata e coperta di neve con la barriera doganale. I riferimenti non sono al periodo di Luigi Filippo e nemmeno del secondo impero: è una Parigi “gaia e terribile” quella evocata sulla scena con qualche riferimento se mai alla Belle Époque, soprattutto grazie ai costumi, belli e vivaci. Il gioco di luci interviene a creare contrasti suggestivi, come nel primo e nel quarto atto, con il buio che viene a isolare i due amanti nel primo e poi fosco presagio nel quarto, mentre le luci scintillanti del quartiere latino contribuiscono alla grande vivacità della scena, animata da sapienti trovate come quella di Musetta che canta il suo valzer su una altalena. Ben curati anche i movimenti in scena, sia dei cantanti (in particolare del quartetto degli amici) che del coro.
Doppio operistico al Maggio, dove però aveva già diretto il War Requiem di Britten la primavera scorsa per il direttore d’orchestra Diego Ceretta. Il giovane maestro (è nato nel 1996) dà una lettura molto profonda e accurata: una partenza quasi “in sordina” che all’inizio sconcerta e sorprende, per poi ravvivarsi e riaccendersi nel quartetto degli amici, fino all’incontro dei due futuri amanti; notevole l’attenzione ai vari temi musicali sempre perfettamente evidenziati quasi come leitmotive wagneriani, un ritmo nel complesso spedito ma asciutto e sempre attento alle accensioni liriche, immune da eccessi retorici nel secondo quadro del Caffè Momus, reso comunque la con la dovuta vivacità. Una prestazione notevole e in alcuni momenti sorprendente, che conferma che la felice stagione delle bacchette italiane continua e si rinnova. Sempre perfetta la risposta dell’orchestra del Maggio, così come il coro guidato da Lorenzo Fratini e le simpaticissime voci bianche dirette da Sara Matteucci.
Per quando concerne la parte vocale, nel primo cast il tenore Piero Pretti ha sostituito il previsto Long Long nel ruolo di Rodolfo. Buona la presenza scenica, ma la voce in questa recita non appariva molto corposa e a parte qualche acuto ben centrato i primi due atti hanno destato qualche perplessità, migliorando poi nella seconda parte e soprattutto nel duetto finale. La Mimì del soprano Carolina Lòpez Moreno si rivela molto interessante e originale; più che una fanciulla ingenua appare nei primi due atti piuttosto disinvolta e persino maliziosa (delizioso il suo e se venissi con voi del primo atto), per acquistare poi spessore drammatico negli ultimi due e soprattutto nel finale. Da un punto di vista vocale presenta una voce bene impostata, dal timbro gradevole e dall’acuto sicuro.
Il baritono Danylo Matviienko presenta un Marcello a volte un po’ impacciato, malgrado la buona presenza scenica dell’attore; il Colline di Manuel Fuentes si caratterizza per una voce corposa e scura che caratterizza la celebre aria vecchia zimarra; buono nel complesso, anche se più sul piano scenico, lo Schaunard di Matteo Loi.
La sorpresa della serata è però la Musetta del soprano Mariam Battistelli: la cantante si cala perfettamente nel personaggio evidenziandone, senza eccessi macchiettistici, il lato frivolo ma anche quello compassionevole e umano; molto bella e luminosa la voce, dal bel timbro chiaro, molto accurata nel fraseggio e sicura nell’acuto.
Buon successo di pubblico con applausi a tutti gli artisti; spettacolo da vedere.
La presente recensione si riferisce alla recita del 30/12/2025
[i] Per la presentazione dello spettacolo cfr https://www.adhocnews.it/boheme-il-capolavoro-pucciniano-al-maggio-musicale-fiorentino/
