L’usato garantito e la rinascita del senso civico: la partita aperta tra Renzi, tatticismi e grandi questioni
L’ultima sortita di Matteo Renzi, intercettato da la Repubblica, si svolge all’insegna di una “testardamente unitaria” ambizione: cavalcare l’onda post-regionali e capitalizzare sul presunto “nervosismo” di Giorgia Meloni.
Il leader di Italia viva, forte dei risultati ottenuti con la sua “Casa riformista”, lancia l’ennesimo appello all’unità del centrosinistra, esortando gli alleati a “non litigare al nostro interno” e a concentrarsi sulla legge di bilancio per offrire un’alternativa credibile
La partita per le Politiche, dice, è “finalmente apertissima.”
Eppure, a leggere tra le righe dell’intervista, si percepisce l’eterno dilemma di Renzi, che si proietta sulla scena politica come una pianta sempreverde. Il tentativo è chiaro: farsi parte di un “Campo Largo” con il baricentro nettamente spostato sull’estrema sinistra, ma mantenere un’influenza centrista forte, cercando di far credere che il Paese sia ancora in mano ai moderati. È la figura, per certi versi tragica, del rottamatore che non vuole essere rottamato, che insiste con la tiritera dell’usato garantito.
Nelle sue condizioni attuali, tuttavia, questo modello appare come una grottesca macchina poco riuscita, che il venditore cerca di piazzare con l’immancabile frase emblematica: “stai sereno”. Un messaggio che, purtroppo, sembra aver scritto sulla faccia degli italiani la promessa di una fregatura assicurata.
Nella sua analisi, Renzi individua nel tema della sicurezza il vero punto debole di Meloni, quello che la “manda fuori di testa” e che potrebbe costarle le elezioni, magari per la nascita di una forza più a destra. Critica il governo per le riforme istituzionali come la legge elettorale e il premierato, bollando quest’ultimo come un “pastrocchio” che rischia di far votare Meloni e ritrovare Salvini, una mossa diversiva per non parlare di tasse e stipendi.
E mentre il dibattito politico si concentra su queste schermaglie tattiche e sulla ricerca di una leadership alternativa a Schlein e Conte, il Paese, silenziosamente, sembra muoversi altrove.
L’Italia ha bisogno di una scossa di ben altra natura. Nonostante la reticenza politica, si fa sempre più urgente un dibattito sulla connessione della cittadinanza non solo all’eterno diritto ad avere un reddito o dei privilegi nello studio, ma anche a dei doveri verso il Paese. L’ipotesi di reintrodurre una forma di Leva, civile o militare, non dovrebbe scontrarsi con l’attività reticola dei pacifisti, considerata l’esistenza della legge sull’obiezione di coscienza già trent’anni fa. Un servizio per il Paese, che restituisca un po’ di prospettiva, senso civico e responsabilità alla nostra gioventù, farebbe bene davvero all’Italia.
Parallelamente, mentre i partiti discutono di primarie e legge di bilancio, sul fronte esterno si profila una pace in Ucraina, con il disastroso crollo del regime di Kiev camuffato da un laconico “ce la siamo cavati”—uno scenario che, pur non interessando minimamente l’elettore medio italiano, ne influenza ineluttabilmente il destino.
È un dato di fatto che il propalare queste tensioni interne, fino a spaccare persino la redazione de La Stampa, distragga dalle vere priorità nazionali
In sostanza, mentre Renzi si sforza di dimostrare che la partita è aperta, forse la vera partita è altrove, e riguarda la capacità della politica di abbandonare i tatticismi dell'”usato garantito” per affrontare i nodi fondamentali del senso civico e della responsabilità nazionale, che trascendono la pur cruciale legge di bilancio
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