Un’intervista in esclusiva per AdHoc News

Luca Lotti, classe 1982 di Empoli ma fiorentino di formazione universitaria. Esponente del PD è stato Ministro dello Sport nel Governo Gentiloni.  

Come la devo chiamare: Onorevole? Ministro? O semplicemente Luca?
“Sono poco legato ai formalismi o alle convenzioni, quindi le dico così: mi chiami Luca, come facciamo una volta al mese, il martedì a cena, con i Cavalieri di Sant’Appiano”.

Ministro una volta, ministro per sempre?
“Le confesso che quando qualcuno mi chiama Ministro mi fa piacere, anche se gli ricordo subito che in realtà sono un ‘ex’. Ho un infinito rispetto per le Istituzioni che ogni giorno cerco di servire al meglio e con tutto il mio impegno. Le confesso tuttavia che se le persone ancora mi chiamano ministro forse vuol dire che alla fin fine non ho fatto così male il mio lavoro”.

Circa 18 mesi come ministro dello Sport. Noi una piccola nazione ma con una tradizione sportiva di altissimo livello, e non parlo di calcio.
“È vero, lo sport nel nostro Paese ha una grandissima tradizione, rappresenta senza dubbio un pezzo importante della nostra identità nazionale. Come Ministro per lo Sport ho voluto incontrare tantissime realtà associative e rappresentanti di quasi la totalità delle discipline sportive; ho visto gare e ho partecipato alle premiazioni di tutti gli sport. Perché ero e resto convinto che non esistono ‘sport minori’. In queste realtà ho scoperto storie di vita bellissime e ho trovato un’energia incredibile: ci sono davvero tantissime persone che ogni giorno con passione dedicano il loro tempo allo sport, ed è a loro che ho voluto sempre far sentire la vicinanza del Governo. C’è poi il valore sociale dello sport, e ricordo sempre con orgoglio il grande lavoro fatto con il Comitato paralimpico e con il presidente Luca Pancalli. Infine, senza voler fare elenchi, sono fiero che il mio ministero sia stato il primo ad aver inserito in legge di stabilità un pacchetto dedicato esclusivamente allo sport: questo ha garantito – solo per fare alcuni esempi- di poter varare lo Sport bonus, il sostegno alle donne atlete in maternità, contributi ai grandi eventi sportivi ma anche alle strutture delle nostre periferie. Purtroppo la carenza di infrastrutture sportive c’è in tutta Italia, ed è proprio per tale ragione che ho dedicato gran parte del mio mandato su questo: contribuire a realizzare un impianto di illuminazione in un campetto di periferia vuol dire accendere un faro sul futuro dei nostri figli.

Quanto ha influito il tema dell’immigrazione sul calo del consenso del PD?
“Non credo che a influire sia stato il tema dell’immigrazione, quanto piuttosto la percezione di questo fenomeno; che ricordo è sempre esistito, che c’è in tutta Europa e in tutto il mondo. Diciamo che nell’ultima campagna elettorale c’è stato qualcuno che ha puntato più sulla paura che sulle soluzioni: senza fare nomi, Matteo Salvini! Nelle scorse settimane l’Istituto Cattaneo ha reso noto uno studio che tutti dovrebbero conoscere: il 70% degli italiani crede che gli immigrati siano 4 volte di più di quelli che realmente sono sul nostro territorio nazionale. Vuol dire che esiste uno scarto enorme tra la realtà e la percezione del fenomeno dell’immigrazione. Questo però non può essere sufficiente per spiegare il successo della Lega: noi come Partito democratico non dobbiamo smettere di spiegare il grande lavoro fatto dai nostri governi. Vogliamo dirla poi una grande verità? I risultati sul calo dei flussi sbandierati da Salvini sono in realtà il risultato del lavoro, serio e approfondito, fatto da Minniti quando era lui (un vero) ministro dell’Interno”.

Colonna portante del Giglio Magico, braccio destro di Renzi. Sulla carta eravate una squadra giovane, energica e ben strutturata. Cosa veramente non ha funzionato?
“Cosa non ha funzionato? Gli altri hanno preso più voti di noi! A parte le battute, gli italiani hanno fatto la loro scelta che noi rispettiamo fino fondo e che onoriamo ogni giorno facendo un’opposizione ferma, chiara e dura a questo governo del falso cambiamento. Noi dobbiamo riflettere sugli errori, che certamente abbiamo commesso, e lavorare con lo stesso entusiasmo e con la stessa forza per proporci come un’alternativa seria e credibile. E poi, non esiste nessun Giglio Magico o Tulipano Mistico o Crisantemo Metafisico: esiste un gruppo di persone che ama l’Italia e che crede ancora che la politica sia una cosa bella”.

La Festa dell’Unità quest’anno ha avuto scarsa partecipazione. Pensa che sia un “format” da modificare?
“Intanto i numeri ci dicono che la partecipazione non è affatto in calo. Io ho girato molto, sono stato in più di 30 feste dell’Unità e devo dire di avere sempre ritrovato quel clima tipico delle nostre feste. Certo, le critiche ci sono sempre, anche dai nostri militanti, ma è sempre stato così! Altrimenti non saremmo il Partito democratico. Sul ‘format’ le dico che le cose cambiano, e così come muta la società o così come si trasformano le regole della comunicazione politica certamente le nostre Feste dell’Unità stanno pian piano adattandosi ai tempi. Ma non metterei tutto in soffitta, anche perché le Feste restano uno straordinario e fondamentale luogo di incontro e di confronto”.

Il collega ministro che più l’ha impressionata e quello con cui ha stretto maggiore amicizia?
“Devo dire che mi sono trovato molto bene con tutti. La cosa che più mi ha colpito, anche in colleghi che conoscevo meno rispetto ad altri, è stata la volontà e la determinazione nel portare avanti le nostre politiche. Potranno dirci che abbiamo sbagliato ma non che ci siamo arresi di fronte alle difficoltà”.

M5S: dove sono confluiti i voti del PD
“È una domanda molto interessante, sulla quale ci siamo ovviamente interrogati. Al di là dei flussi elettorali che si muovono da un partito all’altro (come è avvenuto nelle elezioni politiche degli ultimi 25 anni), ritengo che il M5S vada ormai letto e affrontato non più solo come un movimento di protesta. I 5Stelle oggi governano il Paese e, vista la spartizione di poltrone e potere che stanno mettendo in atto, assomigliano sempre di più a un partito della Prima Repubblica. Ma vanno stanati, incalzati ogni giorno sulle promesse fatte in campagna elettorale e che oggi non stanno rispettando”.
 

Perché è così complesso attuare delle riforme profonde nel nostro Paese?
“Il cambiamento fa sempre paura. Ma sia con il Governo Renzi sia con Gentiloni molte importanti riforme sono state portate a compimento: penso, ad esempio, al Jobs Act, alla riforma della Pubblica amministrazione o alle legge sulle unioni civili. Ma dico anche la riforma dei diritti tv della Serie A che ho fortemente voluto. Tutte cose che solo 10 anni fa sembravano impossibili. Io credo ancora che l’Italia abbia bisogno di una grande processo riformista”.

Progetti per il futuro?
“Estote parati: ecco qual è il miglior progetto per il futuro. Occorre lavorare oggi per essere pronti la prossima volta che toccherà a noi: perché una prossima occasione ci sarà, e non potremo più fallire”.

Ultima domanda: Sir Postilla Dorata. Il tuo rapporto coi Cavalieri di Sant’Appiano?
“Direi culinario il martedì! Ma soprattutto un rapporto vero e sincero tra persone diverse, con storie differenti ma unite nell’amicizia e nelle finalità benefiche delle nostre attività”.

Chi sono i Cavalieri di sant’Appiano