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Home RIFLESSIONE

L’Occidente dei vassalli: quando la forza decide e la politica si limita ad applaudire

di Lorenzo Pucci Sassetti Vanzini
13 Gennaio 2026
In RIFLESSIONE
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Nato
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L’Occidente dei vassalli: quando la forza decide e la politica si limita ad applaudire
C’è una verità che da oltre vent’anni l’Italia si rifiuta di guardare in faccia: non esiste più una politica estera nazionale degna di questo nome.

Non indipendente, non autonoma, neppure vagamente sovrana. Al massimo riflessa. Riflessa negli specchi di Washington, adattata ai comunicati NATO, corretta secondo le esigenze del momento

E pensare che un tempo – pur con tutti i limiti del caso – almeno conservavamo una parvenza di dignità: una timida alzata di testa, una sfumatura diplomatica, un margine di ambiguità utile a non apparire del tutto subalterni.

Oggi nemmeno quello

La vicenda Groenlandia, con Mark Rutte che elogia Donald Trump mentre la Danimarca aumenta la spesa militare per “difendersi” da un alleato, è l’ennesima rappresentazione plastica di un ordine internazionale che non si regge più sulle regole, ma sui rapporti di forza.

Trump non fa nulla di nuovo: porta alle estreme conseguenze ciò che tutti sanno e fingono di non vedere

L’interesse nazionale viene prima di tutto, e chi può permetterselo lo esercita. Gli altri si adeguano, possibilmente sorridendo.
E l’Italia? Assorbe. Assorbe le scelte americane, le posture atlantiche, le contraddizioni europee. Non decide, non propone, non media: recepisce. Perché l’Europa, diciamolo senza infingimenti, non esiste politicamente. Esiste come mercato, come burocrazia, come somma di regolamenti.

Ma quando si parla di potere, di forza, di sicurezza, l’Europa evapora

Se Trump manda i marines, chi risponde? Macron con un comunicato indignato? La Germania con una conferenza stampa? Ursula von der Leyen con una dichiarazione “preoccupata”?

Qualcuno immagina davvero un’Europa che agisce come soggetto unitario?

O siamo ancora alla liturgia delle bandiere della pace sventolate mentre i carri armati sono già passati?
Il punto non è Trump. Trump è solo la versione esplicita di un sistema che funziona così da sempre.
La NATO non è un’alleanza tra pari: è, nei fatti, gli Stati Uniti e una costellazione di Paesi che si adeguano. Quando Washington decide, gli altri discutono solo su come giustificarlo ai propri elettorati. E infatti Trump, nel suo brutalissimo realismo, ha fatto ciò che ogni potenza fa: ha privilegiato l’interesse nazionale.

Tutti lo hanno criticato a parole, ma nei fatti gli hanno dato ragione

Perché la forza crea diritto, quando nessuno è in grado di opporvisi.
La Danimarca oggi scopre quello che dovrebbe essere ovvio: se una cosa serve agli Stati Uniti, e tu non hai la forza di impedirlo, prima o poi qualcuno proverà a prendersela.
Non per cattiveria, ma per logica di potenza.
E la miglior speranza dei vassalli, ieri come oggi, è sempre la stessa: appoggiare criticamente il re, sperando in qualche grazia, in qualche protezione, in un rinvio dell’inevitabile.

In questo scenario l’Italia non è nemmeno un vassallo influente

È un territorio affidabile, un alleato obbediente, un Paese che ha rinunciato a pensarsi come attore. E quando rinunci a pensarti come attore, accetti di essere oggetto. Oggetto delle decisioni altrui, delle strategie altrui, delle guerre altrui.
La politica estera non è fatta di buoni sentimenti, ma di forza, interessi e capacità di scelta. Chi non ha forza, almeno dovrebbe avere una strategia.

Noi non abbiamo né l’una né l’altra

E così, mentre applaudiamo disciplinatamente il più forte, ci raccontiamo di essere dalla parte giusta della storia. Peccato che la storia, quando presenta il conto, non accetti dichiarazioni d’intenti. Solo fatti.
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Tags: EUROPAgroenlandiaIN EVIDENZANATOOCCIDENTE
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