Uno sciame di casacche blu è sbarcata su Little St. James (Virgin Islands) muovendosi freneticamente a bordo di macchinette elettriche da una parte all’altra dell’ isola.

Senza sosta, per diverse ore. Erano gli agenti dell’FBI inviati dalla Procura federale di New York, per setacciare da cima a fondo la magione caraibica di Jeffrey Epstein, il finanziere 66enne travolto da uno scandalo sessuale e accusato di abusi, sfruttamento della prostituzione e traffico di minori, trovato morto impiccato alle 6,30 del mattino di sabato nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di Manhattan, dove era recluso in attesa del processo.

E’ in questo atollo delle Isole Vergini che il milionario organizzava gli incontri criminosi, sfruttando ragazzine minorenni, finanche di 14 anni, come è emerso da alcune testimonianze. Tanto da guadagnarsi il nome di «isola dei pedofili», o «isola delle orge». Il raid era volto a individuare la rete di complici, beneficiari e cospiratori ordita dal finanziare e dal suo braccio destro, la faccendiera britannica Ghislaine Maxwell. Gli stessi, forse, che hanno tramato, o quanto meno sperato, affinché Epstein la facesse finita portandosi nella tomba tutti i segreti dell’ isola del peccato.

Alcuni dei quali stanno emergendo da racconti e ricostruzioni di vittime e testimoni. Come Steve Scully, che ha lavorato come tecnico sull’isola di Epstein tra il 1999 e il 2006: racconta che alcune stanze della villa erano tappezzate di foto di ragazze in topless, in particolare lo sfarzoso studio del finanziere, la stanza da letto e la palestra, e che la magione era sovente popolata da giovani donne.

«Non so se si trattasse di minorenni – dice – ma erano senz’ altro molto giovani». Il finanziere «amico dei potenti», aveva acquistato l’ isola situata tra St. Thomas e St. John nel 1998 per 7,95 milioni di dollari per costruire il suo covo destinato a ospitate «particolari» di amici in vista. Conta diversi edifici, due uffici personali, uno in cui il milionario «riceveva» le giovani ragazze, un altro dove conservava «misteriose» cassette di sicurezza blindate, tutte sequestrate dai federali, e due eliporti.

La realizzazione più inquietante è però «il tempio», una struttura distaccata a forma di cubo dai motivi vagamente egizi, di colore bianco e blu e coperto da una cupola d’ oro. Ufficialmente era nata come sala musicale, con pareti insonorizzate e un grande pianoforte al suo interno. Ma c’è chi ritiene che là dentro succedessero cose estreme, che fosse quello l’epicentro delle orge o addirittura la gabbia dorata, dove Epstein teneva segregate le minorenni non del tutto consenzienti.

Forse in segrete sotterranee collegate alla cupola da un ascensore, che alcuni commercianti di St. Thomas confermano realizzato da Epstein una decina di anni fa. Certo è che – ed è questo l’ altro aspetto inquietante – il tempio è stato spazzato via dagli uragani Ira e Maria e con esso i segreti al suo interno custoditi. A riportarne alla luce alcuni dettagli, tuttavia, sono le vittime del giro di sfruttamento praticato nell’ inquietante isola caraibica.

Sarah Ransome, che accusa il milionario di averla costretta ad avere rapporti con il noto avvocato Alan Dershowitz (lei era già ventenne allora) ha tentato di fuggire dall’ isola a nuoto. A ripescarla e portarla in cattività sarebbe stata proprio la Maxwell, la «strega cattiva», che organizzava i traffici per conto del milionario, trasformando il paradiso caraibico in un cuore di tenebra per le giovanissime ragazze.

La stessa accusatrice afferma che Lady Ghislaine le avrebbe sequestrato il passaporto per disincentivarla a scappare di nuovo, cosa che faceva abitualmente anche con le ragazze «ribelli». Stessa sorte è toccata a una ragazza svedese di soli 15 anni ridotta in cattività dalla strega. Gli abitanti di St. John ci raccontano che nel 2007, quando l’avvocato di Epstein stava patteggiando la pena che gli avrebbe permesso di evitare il carcere nell’ ambito del primo processo, la maggior preoccupazione del milionario era avviare il prima possibile un’opera di ampliamento della villa per «garantire ai suoi ospiti maggiori comfort».

Il finanziare aveva sviluppato una sorta di ossessione per quel posto, un piacere morboso e perverso. Tanto da raddoppiare nel 2016, acquistando un’altra isola, Great St. James, per 18 milioni di dollari. I lavori di costruzione dovevano iniziare quest’anno, ma una imprevedibile e singolare ingiunzione ha decretato la chiusura del cantiere lo scorso dicembre. Proprio da qui è partito l’uragano giudiziario destinato, dopo Epstein, a spazzare via complici e potenti dell’isola dei pedofili.