L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME VETRINA. MA LA TOSCANA HA BEN ALTRE EMERGENZE

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME VETRINA. MA LA TOSCANA HA BEN ALTRE EMERGENZE.

L’intelligenza artificiale è senza dubbio una delle sfide più importanti dei prossimi anni. È giusto che l’Università di Firenze metta a disposizione le proprie competenze scientifiche e che la Regione favorisca l’innovazione nella pubblica amministrazione, nella sanità e nella ricerca.

Ma una domanda resta inevitabile: era davvero questa la priorità della Toscana?

La disciplina dell’intelligenza artificiale è già definita, nei suoi principi fondamentali, dall’AI Act dell’Unione Europea, il primo regolamento al mondo dedicato all’IA, direttamente applicabile negli Stati membri. Anche il Governo nazionale è chiamato a intervenire sugli aspetti di propria competenza. Una legge regionale può certamente regolare l’organizzazione dei propri servizi, ma difficilmente cambierà il futuro dell’intelligenza artificiale.

Nel frattempo, la Toscana continua a convivere con problemi ben più concreti

La FI-PI-LI rimane una delle arterie più congestionate e criticate della regione, con incidenti frequenti e interventi strutturali attesi da anni.

La Firenze-Siena continua a presentare criticità e lavori che si trascinano nel tempo, penalizzando cittadini e imprese.

Il comparto della moda, uno dei motori dell’economia toscana, sta attraversando una fase difficile, con un calo della produzione e numerose aziende costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali.

La sanità regionale, pur mantenendo livelli qualitativi importanti in diversi settori, è alle prese con crescenti difficoltà economiche, liste d’attesa, carenza di personale e rilievi della Corte dei Conti sulla sostenibilità finanziaria del sistema

Sul fronte dei rifiuti, la Toscana continua inoltre a esportare una parte significativa dei propri scarti per mancanza di un sistema impiantistico pienamente autosufficiente, con conseguenti maggiori costi.

E poi c’è la sicurezza. Firenze e altre città toscane sono sempre più spesso al centro delle cronache per aggressioni, rapine, spaccio e degrado urbano. Un tema che per anni è stato liquidato come semplice “percezione”, ma che oggi trova riscontro anche nei dati e nelle notizie quotidiane.

Non è la prima volta che la Regione sembra voler spostare il dibattito su temi di forte impatto mediatico ma di limitata competenza regionale. È accaduto con il riconoscimento dello Stato di Palestina, con la legge sul fine vita e ora con l’intelligenza artificiale.

Naturalmente ogni istituzione è libera di esprimere indirizzi politici. Ma i cittadini giudicano soprattutto dai risultati

La sensazione è che si preferisca inseguire temi che garantiscono visibilità politica piuttosto che concentrare tutte le energie sulle questioni che incidono ogni giorno sulla vita dei toscani.

Perché nessuna legge regionale sull’intelligenza artificiale renderà più sicura la FI-PI-LI, ridurrà le liste d’attesa negli ospedali, rilancerà il distretto della moda o risolverà il problema della sicurezza nelle nostre città

La Toscana non ha bisogno di slogan tecnologici. Ha bisogno di una Regione che torni a occuparsi, con determinazione e concretezza, delle competenze che possono davvero migliorare la vita dei suoi cittadini.

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