L’Incoerenza della Sinistra: dalla costituzione più bella del mondo alla non lotta per la libertà in Iran
In questi tempi di dibattiti accesi, emerge un’incoerenza profonda e quasi ridicola nel pensiero della sinistra odierna. Siamo continuamente bombardati dalla narrazione della “Costituzione più bella del mondo”, un mantra ripetuto come una favola.
Personalmente, non mi piace affatto: credo che Francesco Cossiga avesse ragione quando citava un giurista inglese che la definiva “la più brutta Costituzione mai scritta in Occidente”. Non parlo dei principi fondamentali, che sono nobili, ma di tutti i difetti strutturali che ha sempre avuto.
Ad esempio, l’instabilità cronica dei governi, il meccanismo capzioso e farraginoso dell’iter legislativo, e la continua compressione della volontà popolare a favore dei partiti e delle loro logiche interne. Potremmo discuterne per ore – e dedicherò un articolo specifico a questo tema – ma qui mi concentro sull’ipocrisia che circonda questa osannata Carta.
Prendiamo un esempio lampante: la sinistra esalta film come C’è ancora domani di Paola Cortellesi, dove si racconta la storia di una donna coraggiosa che, con grande eleganza e determinazione, va a votare al referendum Monarchia-Repubblica del 1946, nonostante l’opposizione del marito. È una celebrazione del diritto al voto femminile, della democrazia nascente, mancava solo la scena in cui lei cammina verso il seggio elettorale e tutto si risolve in un happy end.
Eppure, la stessa sinistra scende in piazza per manifestare contro l’intervento militare americano in Iran (o, più precisamente, contro il sostegno a Israele e agli USA in contesti geopolitici simili)
Qui entra in scena Leila, una giovane iraniana coraggiosa, che grida in faccia a questi radical chic ipocriti un concetto semplice ma potente: perché gli italiani hanno avuto questa opportunità storica, e agli iraniani dovrebbe essere negata?
Ricordiamo il contesto storico italiano
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, che ebbe un esito sfavorevole per la nazione, tutti i partiti – tranne quello fascista, ovviamente – si unirono in governi di unità nazionale.
Il luogotenente generale del Regno, Umberto di Savoia (che divenne Re per l’ultimo mese), indisse un referendum sulla forma dello Stato e elezioni per l’Assemblea Costituente.
Gli italiani votarono per scegliere tra Monarchia e Repubblica, e un’assemblea dedicata scrisse la nuova Costituzione
Sostanzialmente, fu un processo democratico per rifondare il Paese dopo la dittatura.
Oggi, gli iraniani chiedono esattamente lo stesso: la possibilità di decidere il proprio futuro
Piaccia o no, una parte considerevole del popolo si riconosce ancora nello Scià (o nella sua eredità), e la formula più equa sarebbe un referendum per scegliere tra Repubblica e Monarchia, seguito da elezioni per un’assemblea costituente che rediga una Costituzione democratica. Il vero problema, certo, è vincere la “guerra” contro il regime attuale – una lotta che coinvolge interessi geopolitici e strategici enormi.
Ma qual è l’obiezione della sinistra?
Perché negare agli iraniani i diritti che furono concessi agli italiani? È forse perché gli iraniani non sono europei, o perché sono mediorientali? Rigirando la domanda: perché gli europei meritano la democrazia post-bellica, e gli iraniani no?
È ovvio che dietro a tutto questo ci siano dinamiche complesse: guerre, alleanze, interessi
Ma è altrettanto evidente che milioni di iraniani aspirano alla libertà. La sinistra parla incessantemente di antifascismo e di lotta contro i regimi oppressivi. Eppure, si rende conto del livello sanguinario del regime degli Ayatollah?
Il fascismo italiano, al confronto, fu “poco e niente”: esecuzioni sommarie che superano le duemila all’anno, in tempo di pace; 40.000 manifestanti uccisi in soli due mesi, senza che avessero provocato disordini
Un regime teocratico che reprime nel sangue ogni dissenso.
La sinistra, che celebra la Resistenza e la libertà, vuole davvero negare agli iraniani la gioia per la morte della Guida Suprema – responsabile del sangue di decine di migliaia di giovani? Non è forse il momento di ritrovare un po’ di coerenza?
Non si può osannare chi, 80 anni fa, saliva in montagna a combattere per la libertà in Italia, e demonizzare chi la chiede oggi in Iran
Non si può accusare i giovani iraniani di essere “servi degli stranieri” o “traditori” – parole che riecheggiano esattamente quelle usate dai repubblichini di Salò contro i partigiani. Allora, cosa sta facendo la sinistra?
Pur di opporsi a Israele e agli americani, ha deciso di rivalutare Salò e le sue ragioni?
Non mi stupirebbe, visto che, in odio a Netanyahu e a Israele, ha già rivalutato forme di antisemitismo che pensavamo superate.
In fondo, la coerenza non è un optional: è il fondamento di ogni discorso politico credibile.
Se la sinistra vuole davvero difendere i valori della democrazia e della libertà, dovrebbe supportare la lotta iraniana con la stessa passione con cui ricorda la propria storia
Altrimenti, rischia di trasformarsi in un club di ipocriti, lontani dalla realtà e dalla giustizia.
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