L’eterna rivoluzione dei boomer contro un nemico necessario
Oggi a Roma si e’ svolta la manifestazione “No Kings”.
Le solite proteste idiote contro la democrazia, contro gli Stati Uniti, contro Israele, contro la guerra, e via di questo passo
Questo fenomeno carnevalesco e’ nato in America nel 2024.
Una piazza contro quello che sarebbe stato l’usurpatore del trono: Donald Trump
La reincarnazione della resistenza, ma in salsa geriatrica.
La scene erano quelle consuete: baby boomer in pieno revival ’68, reduci di proteste passate che recitano la loro parte, convinti che un cartello possa fermare il fascismo.
Uno, tra i più compiaciuti in queste manifestazioni, recitava: “Trump: felon, rapist, con man”, traducete e capirete.
Un altro, ispirato a Mary Poppins: “Super callous, fragile, racist, sexist, Nazi POTUS”. Traducete anche questo e capirete.
La creatività a questi ex ragazzini cresciuti male non manca, la lucidità mentale si.
Il teorema è noto: Donald Trump è un autocrate. Stava per farsi incoronare re.
Bisognava fermarlo, prima che sarebbe stato troppo tardi
Basta portare in piazza masse di deficienti, raccontare che è il nuovo Hitler e sperare che l’America creda a queste puttanate.
Peccato che il teorema non regga.
Ma il punto non è ciò che Donald Trump è.
Il punto è ciò che la sinistra ha bisogno che lui sia. Una minaccia esistenziale. Un incubo necessario. Una distopia per giustificare l’isteria
Un po’ come qui in Italia con Giorgia Meloni.
Il “No Kings” non è una protesta: è un rito.
Come i cappelli a forma di vagina nelle prime Women’s March. È teatro politico.
Non serve a cambiare le cose, ma a consolidare una narrazione.
Tutte stronzate, tutte cazzate, tutte fregnacce tipiche dei progressisti effeminati con le unghie laccate e le mutandine di pizzo rosa, anzi, rosse.
C’è, però, un dettaglio più interessante.
E si chiama generazione
I così chiamati “Boomer”, io non faccio parte di questa categoria essendo nato nel 1966, quelli, appunto, nati tra il 1946 e il 1964, erano i più convinti.
Quelli che non vogliono re in America sono soprattutto quelli nati a cavallo fra il 1946 e il 1950, quelli che da giovani erano capelloni che si sfondavano di LSD e volevano portare la rivoluzione in America ai tempi del Vietnam.
Gridano alla dittatura come se fossero nel Cile del 1973, invece che nell’America del 2026
Per 60 anni questa generazione ha raccontato l’America a modo suo. Ha dettato regole e slogan.
E adesso, di fronte a un mondo che non controllano più, pretendono di rivivere il passato, come se bastasse un corteo per essere ancora giovani e fighi
L’America giusta ha eletto Donald Trump anche per questo: per dire basta.
Basta con le menzogne nobili, con le rivoluzioni di plastica, con l’eterna adolescenza invecchiata male.
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