Leone XIV e la sua visione geopolitica
Mentre i proclami bellici di Donald Trump incendiano il dibattito pubblico e le cancellerie europee tremano per le molteplici incertezze, oltre il Portone di San Pietro regna una calma glaciale. Papa Leone XIV non ha tempo per i nervosismi della politica occidentale. Sa di dovere gestire una Chiesa che deve sopravvivere a un mondo frammentato e lo sta facendo con un realismo evangelico che spiazza tutti.
Per Leone XIV, il Vaticano non è un’agenzia umanitaria, ma una potenza millenaria che gioca la sua partita su scenari dove altri, compreso Washington, spesso inciampano
*Cina, l’abbraccio necessario.*
Mentre Trump alza i dazi e minaccia Pechino, Leone XIV ha scelto la strada del consolidamento. Il rinnovo dell’accordo Cina-Vaticano fino al 2028 è un segnale chiaro. La Santa Sede non ha intenzione di seguire la Casa Bianca in una nuova Guerra Fredda. Per Leone, la Cina è un interlocutore inevitabile per la sopravvivenza dei cattolici in Asia. Se Trump cerca lo scontro commerciale, il Papa cerca la presenza istituzionale. È un “doppio gioco” che permette alla Santa Sede di essere uno dei grandi “ponti” rimasti tra l’Occidente e il grande Paese asiatico, un ruolo di mediazione che fa di Leone l’unico vero contrappeso morale all’unilateralismo americano.
*Ucraina e Russia.*
Sulla guerra in Ucraina, la distanza con Trump è sottile ma sostanziale. Entrambi vogliono la fine del conflitto, ma per ragioni diverse. Se per il Tycoon è una questione di budget e disimpegno, per Leone è una necessità morale per evitare l’autodistruzione dell’Europa. Il Vaticano si muove dietro le quinte, offrendosi come luogo d’incontro neutro. Ma Leone XIV anche in questo caso è stato chiaro. La pace non si fa “affilando le spade”. Un monito che suona come una frenata alle velleità di chi, a Washington, vorrebbe imporre una resa umiliante a Kiev o una vittoria totale a Mosca.
*Il Venezuela, il colpo di teatro.*
Il caso venezuelano è dove il pragmatismo di Leone XIV si è scontrato più duramente con la forza bruta statunitense. Mentre le forze speciali USA mettevano a segno l’arresto di Maduro all’inizio del 2026, il Vaticano stava già tessendo una via d’uscita “umana” con la mediazione di Mosca. Leone XIV ha ricevuto Maria Corina Machado, legittimandola come leader della transizione, ma ha anche cercato di evitare il bagno di sangue proponendo un esilio dorato per il vecchio regime. È la prova che il Vaticano di Leone non si limita a pregare ma pianifica eventuali transizioni di potere.
*Iran e Medio Oriente, il dialogo.*
Sull’Iran, il solco con Trump è profondo. La Santa Sede rifiuta la strategia della “massima pressione” cara ai repubblicani. Per Leone, Teheran va agganciata attraverso il dialogo spirituale e diplomatico. Non isolata. Il Papa sa che un Iran all’angolo è una miccia pronta a far esplodere il Medio Oriente. Mentre la Casa Bianca minaccia sanzioni paralizzanti, la Segreteria di Stato vaticana mantiene aperti canali che Washington non può nemmeno sognare.
*Conclusione, il Papa come nuova visione geopolitica.*
In questo scenario, Papa Leone XIV emerge non come un oppositore di Trump, ma come un’alternativa sistemica. Il Vaticano si muove su binari diversi rispetto ai tanti leaders mondiali, specie verso il Presidente connazionale Trump. Dove Trump usa la forza, Leone usa la pazienza. Dove Trump usa i muri, Leone usa gli accordi provvisori.
E per il Tycoon, questo Papa “realista” rischia di essere un interlocutore molto più ostico di qualsiasi leader europeo.
Per Leone XIV, il Vaticano non è un’agenzia umanitaria, ma una potenza millenaria che gioca la sua partita su scenari dove altri, compreso Washington, spesso inciampano
*Cina, l’abbraccio necessario.*
Mentre Trump alza i dazi e minaccia Pechino, Leone XIV ha scelto la strada del consolidamento. Il rinnovo dell’accordo Cina-Vaticano fino al 2028 è un segnale chiaro. La Santa Sede non ha intenzione di seguire la Casa Bianca in una nuova Guerra Fredda. Per Leone, la Cina è un interlocutore inevitabile per la sopravvivenza dei cattolici in Asia. Se Trump cerca lo scontro commerciale, il Papa cerca la presenza istituzionale. È un “doppio gioco” che permette alla Santa Sede di essere uno dei grandi “ponti” rimasti tra l’Occidente e il grande Paese asiatico, un ruolo di mediazione che fa di Leone l’unico vero contrappeso morale all’unilateralismo americano.
*Ucraina e Russia.*
Sulla guerra in Ucraina, la distanza con Trump è sottile ma sostanziale. Entrambi vogliono la fine del conflitto, ma per ragioni diverse. Se per il Tycoon è una questione di budget e disimpegno, per Leone è una necessità morale per evitare l’autodistruzione dell’Europa. Il Vaticano si muove dietro le quinte, offrendosi come luogo d’incontro neutro. Ma Leone XIV anche in questo caso è stato chiaro. La pace non si fa “affilando le spade”. Un monito che suona come una frenata alle velleità di chi, a Washington, vorrebbe imporre una resa umiliante a Kiev o una vittoria totale a Mosca.
*Il Venezuela, il colpo di teatro.*
Il caso venezuelano è dove il pragmatismo di Leone XIV si è scontrato più duramente con la forza bruta statunitense. Mentre le forze speciali USA mettevano a segno l’arresto di Maduro all’inizio del 2026, il Vaticano stava già tessendo una via d’uscita “umana” con la mediazione di Mosca. Leone XIV ha ricevuto Maria Corina Machado, legittimandola come leader della transizione, ma ha anche cercato di evitare il bagno di sangue proponendo un esilio dorato per il vecchio regime. È la prova che il Vaticano di Leone non si limita a pregare ma pianifica eventuali transizioni di potere.
*Iran e Medio Oriente, il dialogo.*
Sull’Iran, il solco con Trump è profondo. La Santa Sede rifiuta la strategia della “massima pressione” cara ai repubblicani. Per Leone, Teheran va agganciata attraverso il dialogo spirituale e diplomatico. Non isolata. Il Papa sa che un Iran all’angolo è una miccia pronta a far esplodere il Medio Oriente. Mentre la Casa Bianca minaccia sanzioni paralizzanti, la Segreteria di Stato vaticana mantiene aperti canali che Washington non può nemmeno sognare.
*Conclusione, il Papa come nuova visione geopolitica.*
In questo scenario, Papa Leone XIV emerge non come un oppositore di Trump, ma come un’alternativa sistemica. Il Vaticano si muove su binari diversi rispetto ai tanti leaders mondiali, specie verso il Presidente connazionale Trump. Dove Trump usa la forza, Leone usa la pazienza. Dove Trump usa i muri, Leone usa gli accordi provvisori.
E per il Tycoon, questo Papa “realista” rischia di essere un interlocutore molto più ostico di qualsiasi leader europeo.
Leggi anche:

